Germs @ Init [Roma, 8/Dicembre/2009]

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Quando arrivo all’Init, il programma che prevedeva per le 21:30 la proiezione del film sui Germs “What We Do Is Secret”, e a seguire il concerto della ricomposta band californiana, con alla voce l’attore che nella pellicola interpreta lo scomparso Darby Crash, è cambiato. Il film non c’è più. Suonerà un’ora più tardi una band spalla. Penso con rimpianto al tempo che avrei avuto per consumare una cena decente, invece dell’ennesimo kebab ingozzato in fretta, ed attendo rassegnato. Aprono quindi la serata i Silver Cocks, nome e attitudine punk ’77. Quando entro nella sala il cantante urla sdraiato sul palco. Un amico mi dice che hanno iniziato giovanissimi, diversi anni fa. Non esibiscono tecnica sopraffina, ma un buon carico di energia, che è quanto basta per fare da antipasto alla portata principale (si ho ancora in mente il cibo…).

E’ mezzanotte passata quando salgono sul palco i Germs, band che ebbe all’epoca breve durata ma grande intensità, capeggiata da Derby Crash, morto nell’81 per un overdose, il giorno prima in cui fu ucciso John Lennon, evento che inevitabilmente oscurò sul momento la scomparsa del giovane cantante. Il che non impedì comunque che i Germs siano poi diventati uno dei gruppi seminali più importanti dell’ondata punk californiana. Ciò nonostante, l’Init è semideserto, complici forse la serata prelavorativa e i 15 euro del biglietto. Si presentano con la formazione originale e l’attore Shane West, il quale, dopo averlo interpretato su pellicola, ha preso anche il posto di Darby come cantante alla reunion della band. Dei Germs ho sempre avuto cassette senza i titoli sopra, che quindi non conosco. Suonano comunque i pezzi dall’unico LP ufficiale, ‘GI’, con la furia e la velocità che contraddistinguevano il loro suono. I tre della line-up originale sono in gran forma nonostante gli anni. Lorna Doom snocciola imperturbabile riff con il suo basso, con quell’aria da vecchia punk che ne ha viste di cotte e di crude. Il volto del batterista, Don Bolles, è una maschera dalle diverse espressioni, tra il grottesco e l’orripilante. Picchia sui pezzi della batteria, con tecnica apparentemente casuale, ma originando una ritmica potente che sostiene il suono ultra accelerato del gruppo. Pat Smear, probabilmente il più tecnico dei tre, ha l’aria del tipo da cui (non) compreresti il cocco in qualche bar dei bassifondi di L.A. Su Shane i pareri sono contrastanti: si vede che la sua partecipazione al progetto è genuina, e l’atteggiamento un po’ da poser che caratterizza la sua esibizione non ne guasta la qualità. Si arrampica praticamente ovunque sia possibile, piazzandosi continuamente in punti diversi del palco. Io trovo che anche vocalmente se la cavi egregiamente, contribuendo in maniera convincente alla robustezza dei pezzi. Un amico, dopo il concerto, dirà esattamente il contrario… In ogni caso, un ottimo show. Un po’ di delusione per non aver visto il film, di cui si dice un gran bene. Ma per quello si recupererà con Bittorrent o Emule.

Stefano Tonazzi