Fuzz Orchestra @ La Fine [Roma, 25/Aprile/2019]

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Tutto sommato sono 3 semplici elementi combinati bene fra loro, nulla di così rivoluzionario: riff metal di chitarra, batteria secca e tirata, precisi campionamenti noise che fanno da trama. Ora la questione è che questi 3 elementi li devi combinare insieme come si deve. Il mestiere della Fuzz Orchestra questo è. E il loro mestiere è fatto a regola d’arte, anzi è fatto così bene che risulta rivoluzionario nella scena musicale da 10 anni a questa parte. Non c’è nessuno che riesce a mescolare in maniera così efficace musica metal e/o noise con le parole. Il grande merito che hanno Fabio Ferrario, Luca Ciffo e da 2 album a questa parte, Paolo Mongardi, è quello di riuscire a comunicare oggi con parole prese, estratte, selezionate da film, dichiarazioni, discorsi della cultura italiana degli anni addietro e, con l’aiuto di una struttura noise/metal, renderle attuali. I quattro dischi usciti negli ultimi 12 anni sono dei piccoli gioielli della musica indipendente italiana che a mio avviso meriterebbero molta più gloria e successo di quello che hanno ricevuto. Personalmente mi avvicino a questa band diversi anni fa con un brano bellissimo e comunicativamente potente come “Marmo Rosso Sangue” ma mai mi era capitato di vederli dal vivo. L’occasione me la dà la giornata di festa della liberazione e un mini tour di 4 date, a quanto pare gli unici concerti schedulati quest’anno dal trio. Arrivo alle 22 al locale di Largo dei Fiorentini completamente deserto; probabilmente non è stata una grande idea organizzare un concerto in un giorno di festa e per giunta in mezzo a un ponte, ma tant’è, si aspetta che ci sia più gente per cominciare ma alla fine saremo una decina o poco più nella piccola sala posta al piano inferiore. Sala che avrà la piacevole sorpresa, mai l’avrei immaginato a vederla, di avere un’acustica e una resa sonora di ottimo livello. Entrano i nostri vestiti e incravattati di tutto punto come loro solito e il concerto dopo un breve intro comincia così come comincia il loro ultimo album “Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi” con “Nel nome del padre” e “Todo Modo” ed è chiaro sin dalle prime note la grande sintonia che c’è tra di loro nell’eseguire i pezzi uno dietro l’altro inframezzati da pochissime pause e nessuna parola rivolta ai presenti. Seguiranno brani e sampler tratti dagli ultimi 2 album che riempiranno l’ora scarsa di esibizione con un crescendo finale che culminerà non a caso con il brano “Morire per la patria”, uno dei più riusciti del gruppo. La serata è chiusa, le orecchie sono andate e l’animo è stato rinfrancato. Davvero un peccato la poca presenza che ha indubbiamente condizionato un’esibizione che per rendere al meglio ha bisogno sicuramente di un pubblico più numeroso, pubblico che comunque esce soddisfatto di essere stato preso e scosso come non capita di frequente.

Marco Andreoni

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