Fuzz Orchestra @ Forte Fanfulla [Roma, 5/Marzo/2014]

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Il circolo ARCI Forte Fanfulla, insieme al vicino Dal Verme, rappresenta il fiore all’occhiello del Pigneto: uno spazio polivalente ed accogliente aperto ad ogni tipo di commistione – musicale e non – con una programmazione concertistica ricercata e sempre interessante. Roba che andrebbe istituita per legge in ogni paese dello Stivale. Una nuova data capitolina dei Fuzz Orchestra è l’ottima scusa per farci ritorno. Il terzo meraviglioso album dall’iconografico titolo ‘Morire Per La Patria’, pubblicato sul finire del 2012, ci aveva consegnato una band in stato di grazia, artefice di un autentico capolavoro. Che il trio – Luca Ciffo (chitarra), Fabio Ferrario (noise e altre manipolazioni), Paolo Mongardi (batteria) – fosse una macchina da guerra live era cosa nota. La deflagrazione sonora a cui il nostro apparato uditivo è stato masochisticamente sottoposto per tre quarti d’ora scarsi, però, ha qualcosa di surreale e clamoroso. Un concerto intenso che, alla sua conclusione, ci ha fatto sentire in debito di applausi. Il rituale hard psichedelico ha inizio intorno alle 23.30 quando i tre musicisti, in giacca e cravatta nere e camicia bianca, prendono possesso dei propri strumenti dinanzi alla sala gremita. Rispetto alle ultime volte, l’impianto del Forte Fanfulla si offre piacevolmente rinnovato e corredato da un grande subwoofer posto ai piedi dello stage. La resa live della band non può che giovarsene, con soddisfazione degli astanti. “Black Sabbath meet Morricone meets Revolution”: così i Fuzz Orchestra definiscono efficacemente la propria musica. L’esperienza a cui veniamo macabramente introdotti dai rintocchi di una campana a morto è un ponte tra due mondi: da un lato l’elefantiaco apparato cupamente heavy rappresentato dalla Gibson “diavoletto” di Ciffo – in viso ricorda parecchio Bufalo di “Romanzo Criminale – La Serie” – e dalla batteria psicotica di Mongardi, dall’altro l’infinito campionario di suoni offerto dagli strumenti di Ferrario, costantemente alle prese con sintetizzatori, audiocassette, mixer, vinili d’antan e chi più ne ha più ne metta. Una massa strumentale nervosa e tellurica su cui sinistramente si stagliano i campionamenti (vocali ma non solo) a definirne il taglio programmatico. Le intenzioni sono bellicose; il risultato è una guerra su ogni fronte da cui uscire indenni è pura utopia. La scaletta è incentrata principalmente sull’ultimo disco, tra i cui estratti spicca la tribale ‘Il Paese Incantato’, senza però trascurare alcuni pezzi più attempati come ‘Marmo Rosso Sangue’. Mongardi pesta persino sul campanaccio mentre ‘Sangue’ e ‘La Proprietà’ si avvicendano. Ciffo con fare sabbathiano ci regala riff desertici e grassi che istigano all’headbanging. Ferrario espone il suo repertorio di registrazioni vintage: atmosfere western, le onde del mare, Domenico Modugno, “Sinnò me moro”, Gian Maria Volonté. L’epica ‘Morire Per La Patria’ chiude un concerto memorabile, capace di sconquassare tutti i presenti, i quali lasciano la sala rinfrancati sulle note della colonna sonora di ‘Django’. I Fuzz Orchestra si confermano una delle migliori live-band in circolazione e lo show del Forte Fanfulla chiarisce quante spanne sopra siano rispetto ad altri nomi più chiacchierati.

Livio Ghilardi