Fuzz @ Hana-Bi [Marina di Ravenna, 18/Agosto/2015]

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L’omonimo album d’esordio dell’ennesimo progetto del supereroe contemporaneo Ty Segall era datato 2013, un disco che ho amato come pochi altri negli ultimi tempi, ma le mie speranze di vedere la band live in Italia ormai erano svanite, invece poi eccoli qua in una fresca serata di metà agosto… sogno di una notte di mezza estate.
 Prima di raccontare il concerto dei Fuzz è doveroso dire di più sulla venue. Era la mia prima volta all’Hana-Bi ed ora so solo una cosa: voglio tornarci il prima possibile. 
I miei colleghi si lamentano spesso di talune inefficienze o delle pecche inerenti alle location dei concerti, spesso a ragione, è per questo che in questo caso credo sia giusto esaltare i pregi. Per me che sono abituato al litorale tirrenico non sembra nemmeno di essere in Italia, o almeno per quanto mi riguarda, è così che mi sono sempre immaginato le situazioni da beach-party californiane. 
Il palco è sotto una tettoia accanto all’entrata del bar, dove c’è anche l’angolo merch, il pubblico (tanta ma soprattutto bella gente, arrivata da tutta Italia e diversi visi noti) si dispone in parte davanti al mini palco, mentre molti altri prendono posto sulla collinetta di sabbia a lato dello stesso, una sorta di morbida tribunetta naturale, il tutto incorniciato dagli alberi del bosco adiacente e rinfrescato dalla brezza marittima. 
Dimenticavo, il concerto era anche gratuito e per un attimo, non vi nego, ho sospettato di essere morto ed aver avuto per errore accesso in paradiso.

Veniamo al live, il power-power-power trio (un solo “power” era poco) di San Francisco prende posizione passando tra i ragazzi in mezzo al pubblico, accolti tra urla di incitamento e pacche sulle spalle. Chi conosce già i Fuzz sa cosa aspettarsi, tutti gli altri invece si troveranno di lì a poco travolti da un’onda anomala di suono, un massiccio garage rock duro, incalzante e tostissimo, con un approccio al cantato smaccatamente punk, venature stilistiche blacksabbathiane e con una tendenza all’improvvisazione di stampo psichedelico che fa accarezzare la sfera stoner in più di una circostanza.
 Ty Segall si presenta con una maglietta dei Metallica e prende posto alla batteria. Ammetto la mia ignoranza, scalzata ben presto dalla piacevole sorpresa, sulla questione cantante, io ero convinto fosse uno e non sapevo neppure quale dei tre, invece a cantare sono sia Ty Segall (che credevo suonasse solo la batteria in questo progetto), ma anche il bassista Roland Cosio e Charles Moothart, già membro della Ty Segall Band e chitarrista dai trascorsi tendenzialmente più hard e stoner, tutti insomma, che però sia sul disco che dal vivo utilizzano il medesimo effetto che rende la voce identica su ogni brano. 
I Fuzz non sono esattamente una band che “svaria” da un certo punto di vista, la ricetta dei brani è sostanzialmente quella descritta poc’anzi, con qualche lieve differenza, ma di base rientrano a tutti gli effetti in quello che io amo chiamare “teorema-Ramones” che consiste in: i pezzi sono tutti uguali, un pezzo è una bomba, conseguentemente anche gli altri sono tutte bombe.
 Ci vuole ben poco prima che si scateni una sorta di “pogo responsabile” davanti allo stage, dico responsabile perché non ci sono transenne o divisioni, quindi se si esagera si finisce direttamente in braccio ai musicisti senza passare dal via, tuttavia per quanto l’adrenalina ed il fomento siano a mille, i salti e gli spintoni rimangono in un ambito controllato e godibile per tutti, pur dandosi alla pazza gioia. Dopo aver visto scene di pura ed inspiegabile esagitazione per band molto meno meritevoli, anche questo mi sembra surreale. La setlist si divide tra pezzi dell’album d’esordio (‘Sleight Ride’, ‘Raise’, ‘Haze Maze’ e la più “cantabile” ‘What’s In My Head’) sommati a succose anticipazioni del nuovo disco, ‘II’, che vedrà la luce verso ottobre (le già divulgate ‘Rat Race’ in apertura e ‘Pollinate’, ‘Pipe’, ‘Jack The Maggot’, ‘Red Flag’ ed infine ‘Two’ in chiusura) più un paio di chicche come ‘Fuzz’s Fourth Dream’ e ‘You Won’t See Me’ (b-side del 7” di ‘Sleight Ride’).
 Non sono mancati momenti di improvvisazione, tendenti alla jam e apprezzabili code strumentali, durante le quali ho cercato di focalizzare lo stile di Ty Segall nelle vesti di batterista, che sia autodidatta è palese, ma ad incuriosirmi è stato il tipo di scelte, per nulla scontate e di tutto rispetto anche dal punto di vista tecnico, con un approccio che ho definito (con beneficio di inventario) “chitarristico”. Il mio amico e compagno di viaggio, batterista anch’egli, quando gliel’ho detto mi ha fatto un’espressione di sostanziale approvazione tipo “sì, ci può stare” e tanto mi basta. 
Quello che sicuramente non mi basterà sarà aver visto i Fuzz soltanto una volta, quindi l’auspicio è che con il disco in uscita quest’autunno Ty Segall e soci si riaffaccino da queste parti il prima possibile.

Niccolò Matteucci

@MrNickMatt

Foto con l’autore, dell’autore.