Fujiya & Miyagi @ Circolo degli Artisti [Roma, 5/Dicembre/2008]

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La brezza dal mare di Brighton arriva nitida fino nel club romano. Il quartetto britannico torna nella capitale dopo la sortita di fine Agosto dentro il catino del Circo Massimo. Un’affermazione costruita su ‘Transparent Things’ l’album del 2006 che potrebbe ufficialmente dichiararsi debutto visto che nessuno ricorda il lontanto esordio di quattro anni prima. I Fujiya & Miyagi non sono più giovanissimi. Anzi, sembra quasi che una nube tossica si sia abbattuta su New Road. Una coltre velenifica che ha reso stempiati e bruttarelli i protagonsiti della serata. Se a questo si aggiunge che David Best assomiglia a Ralph Malph il gioco è fatto.

Dal vivo rendono certamente meglio che su disco ottico. Menomale. Ma ciò che distingue un grande gruppo da un gruppo “normale” (= nella media) è il talento. I Fujiya & Miyagi di talento puro non ne hanno. Del resto al cospetto delle evidenti e dichiarate fonti d’ispirazione, non si può nulla. Si rischia solo di sfigurare se si prende come base della propria carriera artistica il “motorik” dei seminali Neu!. Un motore troppo evidente (in certi momenti davvero al limite del plagio) e dunque troppo rumoroso per sembrare autentico. Hanno alcuni pezzi buoni, nulla da eccepire, di quei pezzi che fanno muovere la testa prima che il culo. I singoli che gli hanno portato la recente fortuna. Ma è poco. Ed il nuovo ‘Lightbulbs’ non ha purtroppo aggiunto nulla di nuovo al bagaglio fin qui approviggionato.

Le proiezioni sono laterali e non lanciate alle loro spalle. Peccato. Di poche parole. Quasi intimiditi. Ricevono applausi man mano che il concerto prende forma. Ma in troppi frangenti fanno acqua. Le canzoni si assomigliano tutte. Come filiate dalla stessa covata. E dalla stessa covata di teste di cazzo sono state partorite quelle quattro sgallettate che fumano beate dimenandosi come dannate. Ne “blocco” una. Ma le altre strafottenti continuano in preda a chissà quale calore mestruale.

Vengono richiamati per un bis che in coda riprende ancora una volta il singolo più noto. Fa freddo. Le conventicole si moltiplicano. I colori delle sciarpe, degli zuccotti, degli stivali e dei giubbotti pesanti hanno il sopravvento sulla serata. Mi raccontano di cinte e fruste. Del Texas e del nuovo anno. Ho voglia di un caffè. Dall’altra parte della città c’è un Robot che si sta mettendo in azione. E di Brighton rimane solo il profumo.

Emanuele Tamagnini

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