Fuck Normality Festival Preview @ Monk [Roma, 27/Gennaio/2018]

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Appuntamento con la musica elettronica italiana al Monk Circolo Arci, in occasione della serata di anteprima del Fuck Normality Festival, manifestazione interessante che dal 2012 arricchisce la programmazione estiva salentina. Il luogo in cui si svolge è quello del Sudestudio di Guagnano in provincia di Lecce, non sulla classica costa ma in piena campagna, che per un giorno s’accende di suoni digitali ed arti visive. Il modus operandi degli organizzatori vanta una seria opera di scouting, proponendo sin dalle prime edizioni i nomi più interessanti del panorama nostrano, a cui recentemente hanno aggiunto la presenza di ospiti stranieri. Finora si sono preoccupati soltanto della qualità della proposta, senza badare troppo alle logiche di mercato e anche per questo meritano massima stima. L’apertura è affidata a Sequoyah Tiger, moniker dietro cui si cela l’artista veronese Leila Gharib. Dopo l’esperienza con l’indie rock dei Bikini The Cat, la Gharib ha dato libero sfogo alla propria scrittura d’avant pop elettronico, sia più immediato che sperimentale. I frutti sono stati la pubblicazione dell’EP “Ta-ta-ta-time” nel 2016 e dell’album “Parabolabandit” nel 2017, entrambi per la storica etichetta tedesca Morr Music. Non un caso visto la presenza di noise digitale e melodia, minimal techno e psichedelia, dream pop e breakbeat. Molteplici ed affascinanti sono le commistioni offerte attraverlo la voce, il synth, l’arpeggiatore, la drum machine, il sequencer e la loop station, che generano il suono della musicista d’origine iraniana. Sul palco è accompagnata dalla ballerina e coreografa Sonia Brunelli, con cui condivide il progetto artistico sperimentale Barokthegrat sin dal 2008. Le due occupano la scena con buona presenza, indossando vestiti colorati e prodigandosi in trovate gestuali e coreografiche accattivanti. Del resto non potrebbero fare altrimenti, visto che la Gharib canta dal vivo e bene, ma lo fa su basi preregistrate e ben prodotte su cui agisce minimamente. Ha un case ai suoi piedi che contiene ciò che le serve per gestire i campioni, i loop e gli effetti che applica alla voce. L’esibizione funziona, mostrando respiro europeo e ricchezza d’animo femminile. Quaranta minuti che suscitano un applauso convinto da parte del pubblico presente in sala.

Headliner della serata è Clap! Clap!, progetto del produttore e performer fiorentino Cristiano Crisci, che grazie a particolari intuizioni ritmiche e melodiche, ha sucitato l’interesse degli appassionati del genere e di personaggi come Gilles Peterson. L’uso di samples musicali etnici di derivazione africana, uniti ad una programmazione ritmica audace e contemporanea, formano l’alchimia che dal 2013 caratterizza quel suono, che l’artista definisce come il risultato del dancefloor presente nella sua mente e che sfocia nel concetto ampio di global dance. Lui lo infarcisce di registrazioni ambientali, suoni ancestrali, musiche tradizionali e una costante e varia ricerca d’ispirazione, che dona profondità e spessore all’idea di contaminazione. Discograficamente incide per la britannica Black Acre e i suoi due album, “Tayi Bebba” del 2014 e “A Thousand Skies” del 2017, hanno avuto modo di affermarlo ovunque, persino in Giappone, attribuendogli lo status meritato di uno dei migliori talenti dell’elettronica di matrice world internazionale. Suo grande etimatore è anche Paul Simon, che dopo aver ascoltato il primo disco, passatogli dal figlio, lo ha voluto per produrre tre brani del suo album “Stranger To Stranger” del 2016. Questa sera Crisci canalizza la propria coinvolgente energia esibendosi con la band, ovvero unendo al suo classico set di laptop, campionatore, synth, timpano, rullante e controller pad, l’ausilio di Simone Vassallo e Giovanni Rocchetti alle due batterie e Piero Spitilli al basso. Quello che ne deriva è un mixtape ideale delle sue produzioni, montato ad incastro in ogni sua parte, stratificando sui loop ritmici inserti di elementi differenti. Ciò che conta è l’impatto, che si percepisce sin dalle prime note e si mantiene per tutta la durata dello show, in cui varia solo il tempo che aumenta progressivamente. Il divertimento parte dal palco e si diffonde, quindi ad iniziare dai musicisti si salta e ci si dimena dalla prima all’ultima nota. Si sviluppa così uno stato di trance generale, dove il ritmo è il filo conduttore di un viaggio fisico e cerebrale. Tutto si fonde e si confonde in una danza liberatoria che non risparmia nessuno, fino all’effetto sonoro dello schianto che conclude l’ora di spettacolo prevista. Richiamati a gran voce, eseguono un ulteriore bis di dieci minuti. Applausi! A concludere la festa c’è il dj set dei Lies, duo di raffinati produttori irpini, che protrarranno la chiusura del locale coinvolgendoci con una selezione abbastanza ruffiana, svariando con gusto e mestiere in un caleidoscopio di ritmiche e bpm.

Cristiano Cervoni

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