Fuck Buttons @ Circolo degli Artisti [Roma, 19/Maggio/2008]

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Serata iniziata maluccio questa, ma solo per colpa dell’improvviso temporale che mi sorprende proprio appena esco di casa per dirigermi al Circolo degli Artisti. Per il resto, avercene di occasioni così, dove con soli 7 euro 7 abbiamo potuto assistere a tre performance molto valide, l’ultima delle quali davvero clamorosa. Ma andiamo con ordine. Purtroppo il maltempo ha indotto un po’ di gente (come minimo due persone di mia conoscenza) a rimanere a casa a guardare osceni programmi pseudoscientifici su Raidue, ma nonostante questo il locale non è vuoto, anzi, si sta veramente bene, ognuno ha il suo spazio vitale e siamo al riparo dalle scariche elettriche che imperversano fuori. Quando siamo entrati, a dire il vero, eravamo effettivamente pochini ad ascoltare il set di Steven Smirney. La musica è una più che onesta selezione danzereccia da club (a proposito, perchè non dare più spazio ad artisti come lui anche durante il weekend per un dance floor un po’ più originale del solito?) con qualche picco in cui si intravede una buona vena compositiva (Radiohead?). Quello che più colpisce, oltre al dimenarsi dietro il suo laptop, è l’utilizzo adeguato e molto sicuro della voce, una scelta coraggiosa e decisamente felice. Nel frattempo il locale inizia a popolarsi e la gente sembra apprezzare con dondolii di testa e di anca. E’ il momento dei Trouble vs Glue, duo romano, lui uomo contro lei donna, dal sound molto più viscerale soprattutto per l’utilizzo, oltre ai soliti e insoliti apparati elettronici, anche di strumentazione più classica (batteria e chitarra). L’inizio non è proprio folgorante, ma dal momento in cui lui uomo passa alla batteria e lei donna alla chitarra, i brani si fanno più convincenti, a metà strada tra le cacofonie industriali di Foetus e le filastrocche acide dei Deerhoof. E il livello si mantiene alto fino alla fine. Bene così.

Ma il meglio deve ancora arrivare. E arriva quando Brits Andrew Hung e Benjamin John Power (ovvero i Fuck Buttons da Bristol) si mettono su un tavolo uno di fronte all’altro ognuno coi propri aggeggi e giocattolini vari. Il loro set è praticamente una riproposizione quasi fedele (cambia solo l’ultimo brano) dell’album ‘Street Horrrsing’ pompato a ragione da quelli di Pitchforkmedia. Si inizia quindi con il carillon sognante di ‘Sweet Love For Planet Earth’ che viene ben presto interrotto da raffiche di distorsioni intervallate inizialmente in maniera aleatoria (è uno spettacolo vedere i due sincronizzarsi tra loro con un ampio cenno del capo) e poi in maniera martellante. Il climax viene completato da una voce filtratissima e malata. Il tutto mentre sotto il carillon non smette mai di tintinnare. Alienazione completa. Anche dal vivo, come su album, ogni pezzo nasce dalle ceneri del precedente, senza alcuna pausa. Tocca a ‘Ribs Out’: Benjamin ora picchia selvaggiamente su un timpano, e su questo frenetico ritmo tribale il suo compare cinonipponicocoreanosouncazzo intona e balla una macabra danza della pioggia. E’ l’inferno. No, non ancora, ma arriva di lì a breve con le ultradistorsioni ossessive da altre galassie e le urla allucinate dei due brani seguenti che precedono ‘Bright Tomorrow’, in cui tutto ciò che avevamo ascoltato fino ad allora viene trasportato in un ambito quasi techno. Ora si balla, sembrano finalmente contenti anche i 4-5 discotecari accanto a me. Il beat qua la fa da padrone con una pesante grancassa su cui si innestano sintetizzatori ipnotici a sostenere il tempo e un organo solare a dilatarlo. Il (capo)lavoro viene ovviamente completato da distorsioni assassine e lamenti agghiaccianti. L’ultimo pezzo (non presente sull’album) è un’altra concessione ai nostri amici danzerecci, un finale evocativo e quasi epico prima di andarsene per non tornare mai più. A che sarebbe servito?

Non è ancora mezzanotte e mezzo (stavolta va fatto un plauso alla puntualità), fuori ancora piove e il rumore dell’acqua si fa strada tra i riverberi di un harsh noise di valore assoluto che rimbalzano ancora tra le orecchie.

Daniele Gherardi

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