Frightened Rabbit @ Salumeria della Musica [Milano, 12/Novembre/2010]

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La dilazione di questo live report non ha alcun senso se non la follia della quotidianità che ci travolge. Perchè i Frightnened Rabbit avrebbero meritato una radiocronaca diretta. Nonchè un bagno di folla. Problema è che nessuna delle due circostanze si verifica: alla Salumeria siamo una cinquantina di persone o poco piu’. A dir poco imbarazzante per una band che riempe i teatri negli Stati Uniti oltre che in Nord Europa, che ha suonato in apertura dei Death Cab For Cutie già un paio di anni fa. Imbarazzante se si pensa all’occasione persa dai milanesi (e non) questa sera, magari distratti dall’esibizione di Tricky o da quella di Paul Smith, leader dei Maximo Park, che suona 2 porte più in là in versione solista. Tremendamente imbarazzante considerando che i conigli scozzesi guidati da Scott Hutchinson sono autori di uno dei dischi migliori del 2010, che purtroppo, a differenza di The National, Broken Social Scene o Sufjan Stevens, non godrà del privilegio delle classifiche di fine anno del popolo indie, forse perchè privo di quell’allure e quella sofisticazione che l’hype esacerbato sa generare. Ma tornando al live: nonostante la poca numerosità dell’audience, Scott & co. non si risparmiano, inaugurando il set con l’epica ‘Things’, incipit anche della loro ultima fatica di studio ‘The Winter of the Mixed Drinks’. Il disco in questione si succede a tratti e, comunque, quasi nella sua interezza, con piccole schegge provenineti da un passato più lontano. Fanno capolino, tra i capolavori più recenti come ‘Loneliness & The Scream’ o ‘Nothing Like You’, anche le gemme di ‘The Midnight Organ Fight’, disco che agli scozzesi guadagnò l’attenzione del grande pubblico e, appunto, la slot d’apertura ai DCFC soltanto un paio di anni fa. I Frightnened Rabbit dimostrano la propria grandezza non soltanto nella pulizia e la concretezza della loro esecuzione, fatta di staffilate elettriche (come ‘Live in Colour’) e dolcissime narrazioni acustiche (come la più datata ‘Poke’, cantata da Scott senza l’ausilio del microfono, ma come se si stesse tutti atorno a un falò), ma soprattutto nel saper trasformare la condizione di partenza. Le poche persone presenti diventano centinaia, tale è il dialogo emotivo che si instaura tra la band sul palco e audience; il timido canticchiare di qualche sparuto e combattivo fan cresce nella voce della moltitudine nel coro finale della già menzionata ‘Loneliness & The Scream’. Un piccolo tesoro per pochi, questo concerto. Con la speranza che, invece, almeno ‘The Winter of the Mixed Drinks’ arrivi a piu’ orecchie possibili.

Chiara Fracassi

1 COMMENT

  1. Come diceva “qualcuno”, negli eventi più importanti, ci sono sempre poche persone, e cioè quelle che contano….insomma più o meno era così…… Beh personalmente mi sto convincendo sempre più a partecipare a concerti e/o eventi con poco o niente bagno di folla, e questo per due motivi: uno è puramente ‘logistico’ diciamo, cioè non sopporto più la calca delle persone attorno e per giunta stronze e maleducate. E due perché sto notando che l’arte appartiene a pochi ( neanche a me in realtà ), ed è giusto che sia fruita da pochi… In finale scegliamo quello che più ci piace, e quindi ci meritiamo quello che abbiamo. Certo è sempre buona cosa cercare di migliorarsi, anche accettando consigli o esperienze altrui, e infatti non conoscendo questo gruppo se non di nome, cercherò di accattarmi qualche loro album… Vabbè ho parlato pure troppo. Cia’

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