Franz Ferdinand + The Cribs @ Ippodromo delle Capannelle [Roma, 2/Agosto/2014]

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Ci sono macchie che rovinano un abito, macchie innocue, macchie indelebili ed altre che è conveniente cancellare il prima possibile, dopo aver aspettato fin troppo tempo. Tra le macchie più evidenti nella nostra decente carriera di spettatore c’era proprio l’assenza di un live show dei Franz Ferdinand, non la band più importante di questi ultimi dieci anni, ma senza dubbio tra quelle che hanno accompagnato con più continuità la nostra crescita nel periodo che ci ha portati dall’essere un teenager a diventare, almeno per l’anagrafe, un adulto. Il live è l’ultimo atto dell’edizione 2014 di Rock in Roma, ennesimo successo di presenze che ha portato, da giugno a oggi, ben 200 mila spettatori all’ippodromo delle Capannelle. I quattro di Glasgow, considerati all’unisono come una delle più coinvolgenti da ascoltare dal vivo, arrivano nella Capitale dopo il successo delle due date di Udine e Ferrara, in una traversata da nord a sud che ha tributato unanimi consensi. Hanno pubblicato quattro album in dieci anni, nessuna fretta nel farli uscire, ma anche nessuna battuta a vuoto, per quanto gusti ed altre variabili possano aver creato in ogni ascoltatore una classifica ben ordinata e definita. La data purtroppo non è felice: è un sabato estivo, per giunta di agosto, ma la cornice di pubblico (circa 7000 persone) è buona, nonostante l’affluenza non porti ad ingorghi eccessivi. Incamminandoci nel lungo percorso che porta al palco, disseminato di promoter che regalano gadget e band emergenti che suonano su mini palchi, ci accorgiamo che dal main stage proviene già della musica a volume alto. E da quell’eco lontano sembra proprio che si tratti di ottima musica. Girato l’angolo scoviamo The Cribs, trio cult inglese, composto da tre fratelli (due sono gemelli) che hanno annoverato tra le proprie fila, per un triennio, niente meno che Johnny Marr. Il sound è quello giusto, molto più corposo di quello ascoltato anni fa in un live in un locale che nulla aveva a che vedere con la maestosità dell’ippodromo. Le connessioni tra le due band sono molteplici: i tour in cui i ragazzi del West Yorkshire hanno diviso il palco con gli scozzesi, la conseguente amicizia venutasi a creare, la stima artistica e non ultima la produzione di Alex Kapranos per il terzo disco, ‘Men’s Needs, Women’s Needs, Whatever’. Entrambe le band sono attive da due lustri e noteremo la capacità degli opening act di tenere alta la concentrazione e scaldare a dovere gli spettatori, molto divertiti. ‘Men’s Needs’ ci porterà indietro di qualche anno, quando la famiglia Jarman faceva dimenare noi e la nostra generazione sulla pista del Fish ’N’ Chips, la miglior serata indie romana del decennio. Sperando che venga riportata in auge, assistiamo al resto del live, fino a che le luci si spengono e il silenzio diventa assordante. Tutti iniziano a realizzare che il momento tanto atteso è ormai prossimo. L’atmosfera è serena, rilassata. Si sente nell’aria che siamo in agosto, anche se il clima è quello che è. I sorrisi sono molti più di quelli che siamo abituati a vedere, le facce abbronzate molte meno rispetto agli scorsi anni, gli amici venuti da ogni parte d’Italia parecchi, compresa una ragazza che, dopo aver partecipato al concerto di Ferrara la sera precedente, ci confiderà di essere rimasta delusa dall’assenza del brano ‘Jacqueline’. Non diciamo nulla, ma pensiamo che dopo tutti quei chilometri meriterebbe proprio di ascoltarla stasera.

Uno sguardo allo stand del merchandising, una birra, e si torna tra le prime file, da dove, una decina di minuti dopo le 22, vedremo salire sul palco finalmente il quartetto di Glasgow che ha preso il nome dall’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, il cui omicidio scatenò la prima guerra mondiale, evento bellico che proprio in questi giorni compie cento anni. Sin dagli esordi il look dei Franz Ferdinand, tutti vestiti più o meno uguali e spesso orientati al cattivo gusto in fatto di moda, è stato uno dei loro segni distintivi. La loro carriera procede imperterrita su questa falsariga: completi con sfumature di grigio, bianco e nero, con il colore dominante intaccato da figure geometriche dei colori secondari. Neanche il tempo di commentare ironicamente i loro abiti che si parte con ‘No You Girls’, singolo tratto dall’ottimo concept album ‘Tonight: Franz Ferdinand’, che manda subito in visibilio il pubblico, raramente visto così scatenato sin dal primo brano, supportato peraltro, come il resto dello show, da un’ottima resa acustica. La scenografia è semplice quanto d’impatto: un grande telo nero su cui campeggiano quattro braccia intrecciate e la scritta col nome della band in rosa, tre amplificatori con scritte parti della frase che compone il titolo dell’ultimo album, ‘Right Thoughts, Right Words, Right Action’ e la grancassa della batteria con l’occhio del male che rappresenta il titolo del loro primo singolo tratto dal lavoro studio più recente. Proprio da lì e dal disco d’esordio estrarranno il maggior numero di pezzi che andranno a comporre la scaletta. Questo quarto disco sulla lunga distanza ha fatto storcere il naso a più di un critico: una lunga attesa aveva creato aspettative per qualcosa di nuovo e forse più sperimentale, mentre i brani più recenti potevano benissimo essere inseriti in uno qualsiasi dei dischi precedenti. Ciò non toglie che i brani killer alla ‘Evil Eye’, purtroppo abusato a causa dell’inserimento in una pubblicità, sono entrati nelle teste e nei cuori dei fan, che li cantano a gran voce. Alex Kapranos, la voce principale di tutto l’ippodromo, è un istrione e fa aumentare l’entusiasmo dei presenti, già alle stelle di suo, con frasi piuttosto banali, la maggior parte delle quali in italiano stentato, ma proferite con un tono ed una personalità che non può lasciare indifferenti. Qualche volta sembra arrotolarsi sui suoi stessi testi, ma ne esce sempre con maestria e carattere. Il resto della band, Nick McCarthy (chitarra, tastiere, seconda voce) su tutti, picchia duro e ci ricorda cos’è un concerto rock, togliendoci di dosso le brutte sensazioni che ci aveva lasciato la precedente esibizione vista alle Capannelle, il soporifero live dei Black Keys, duo che mette sugli album l’adesivo Play Loud ed ai quali live potrebbero proiettare sui maxischermi un più onesto Play Soft. Qui invece c’è sudore ed energia, ma anche polvere e ghiaia sulle ginocchia, dopo che viene intimato a tutti gli spettatori di mettersi a terra durante ‘This Fire’, ultimo brano prima dello sciogliete le righe. Nessuno si scompone neanche quando un temporale, durato circa un brano, si abbatte su di noi. La scaletta procede veloce e si commenta poco anche tra una canzone e l’altra. I ragazzi non ci danno tregua e si salta come canguri, più dei canguri, più che a ogni altro concerto. Il pogo invece sembra essere contenuto, nonostante ‘Do You Want To’, ‘Bullet’ e la super hit ‘Take Me Out’ creino oscillazioni. Per il resto battimani, urla e ritornelli cantati a squarciagola. Si è molto disordinati, ma attenti a non perdersi un solo frammento. Come bis verrà eseguita anche ‘Jacqueline’, per la gioia di molti ed anche della nostra amica, che se l’era proprio meritata. Verso la conclusione di ‘Outsiders’, ultimo brano eseguito prima dell’encore, i quattro elementi della band si riuniranno alla postazione del batterista Paul Thomson ed eseguiranno un ritmo scandito ad otto bacchette che scatenerà i fan e dimostrerà l’unione del gruppo. L’elemento scenografico composto dal telo con le quattro braccia unite farà il paio con quello che si vedrà sul palco: i Franz sono una cosa sola e sono una delle migliori band live contemporanee. E finalmente siamo riusciti a vederlo coi nostri occhi.

Andrea Lucarini

@Lucarismi

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