Franco Micalizzi & The Big Bubbling Band @ Auditorium [Roma, 20/Dicembre/2013]

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L’onnivora cultura cinematografica di Quentin Tarantino ha notoriamente spesso riportato sotto le luci della ribalta eroi minori o di culto del celluloide e il suo grande amore per il mezzo gli ha permesso di costruire una carriera dove l’omaggio e la citazione sono diventati componenti fondamentali della sua produzione. Il nostro paese, da questo punto di vista, ha ricevuto sempre un trattamento d’onore, tra riferimenti, ispirazioni, dichiarazioni d’amore, basterebbe solo l’ultimo, splendido ‘Django Unchained’, lo “spaghetti western” di Tarantino con tanto di cameo del Django originale Franco Nero e Sergio Leone come guida spirituale. Ovviamente, il regista di Knoxville riserva da sempre un’attenzione maniacale alle colonne sonore e il monumento più spettacolare che potesse erigere alle soundtrack del cinema italiano, mettendo un attimo da parte il suo sconfinato amore per Ennio Morricone, è proprio la scena finale del film con tanto di contributo sonoro gentilmente scippato a quell’altro capolavoro che è ‘Lo Chiamavano Trinità’. Il tema del film che lanciò definitivamente l’italianissima coppia Bud Spencer/Terence Hill non è neanche il primo omaggio di Tarantino a Franco Micalizzi: già lo scatenato inseguimento automobilistico in ‘Grindhouse: Death Proof’ era stato incorniciato con le note del tema di ‘Italia a mano armata’, pezzo peraltro rielaborato splendidamente qualche anno fa dai Calibro 35. La serata nella sala Petrassi dell’Auditorium è quindi una ben meritata (auto)celebrazione di un musicista che con le sue colonne sonore ha marchiato a fuoco una fetta del nostro cinema piena di b-movies e film di culto emblema di quelli anni ’70 spesso di piombo, un po’ dimenticata nelle decadi successive (ma nel cuore di molti nati in quelli anni) per poi esser rilanciata anche grazie alle lodi sperticate dello stesso Tarantino. E’ inoltre l’occasione per introdurre sia l’autobiografia di Micalizzi fresca di stampa ‘C’est la vie d’artiste’, sia il suo nuovo album ‘Miele’ da cui verranno tratti alcuni brani come la title track, ‘Domina’, ‘Giaguaro’, tutti in pieno Micalizzi-style e magistralmente eseguiti da una sezione fiati da urlo (quindici musicisti tra sax, trombe e tromboni), due tastieristi, basso, chitarra e il figlio Cristiano alla batteria, la sua scoppiettante Big Bubbling Band. A 74 anni, compiuti il giorno dopo il concerto, è ancora un ragazzino Micalizzi, tra un brano e l’altro cita aneddoti tra cui alcuni legati all’infinita serie di poliziotteschi musicati di cui ammette di non riuscire spesso più ad associare titoli e temi vista l’enorme quantità, il più singolare episodio è legato alle riprese di ‘Napoli Violenta’ con un inseguimento che interruppe un vero corteo funebre. Nomina più volte Umberto Lenzi e l’amicizia che li lega e per ogni brano vengono proiettati spezzoni tratti dai vari film: una sequenza impressionante di evoluzioni funk, synth insinuanti, atmosfere black, da ‘Caccia al cinese’ a ‘Delitto sull’autostrada fino a ‘La banda del gobbo’. Nell’immancabile ‘Trinità’, il bravo Mikee Introna canta la parte che fu dello sconosciuto aussie Annibale e io ripenso alle decine di volte che ho visto quel film e il suo seguito nonché le puntate della serie animata di Lupin di cui viene riproposto il tema originale, con Morena Martini alla voce. Tra le altre vette della serata, la più struggente arriva con il tema de ‘L’ultima neve di primavera’, tripudio di flauti e clarinetti mentre il momento più ritmico viene introdotto da Micalizzi menzionando il campione su cui il rapper americano Cassidy ci ha costruito la sua ‘Can I Talk To You?’ e con quello fa partire l’originale ‘Affanno’ mentre io mi mangio ancora le mani per aver perso la serie di concerti di qualche anno fa in cui l’orchestra del maestro veniva campionata in tempo reale con tanto di freestyle da vari esponenti della scena hip hop italica, ennesima dimostrazione del rispetto di cui gode meritatamente pure in quell’ambiente. Prima che possa stringergli la mano e ringraziarlo, ricevendo una risposta tanto sorridente quanto piena di umiltà, c’è spazio per una spettacolare jam session sulle prime otto misure di ‘Stridulum’, il  tema che aveva aperto il concerto, con i vari strumentisti liberi di sfogare a turno i propri talenti in deliziosi assoli, ammirevole finale tra jazz e funk esaltante al punto da pensar di rivedere per i prossimi mesi solo film con Maurizio Merli e Tomas Milian. Le musiche di Micalizzi hanno il fascino della strada, della periferia laddove, volendo azzardare un paragone con Morricone, è il centro città, la zona raffinata. E in un saloon grande come Roma c’è meritato posto per entrambi, come c’è nella storia del cinema italiano. E nella playlist di Tarantino. E, per quel che conta, pure nella mia.

Piero Apruzzese

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