Four Tet @ Locus Festival [Locorotondo, 14/Agosto/2019]

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Locus Festival è, ormai da diversi anni, una delle rassegne più importanti e attese da tutti i musicofili pugliesi e non solo. Forte di un programma sempre articolato, l’evento di stanza a Locorotondo (paese di circa quattordicimila anime nel sud est barese) tende a radunare i nomi più caldi della musica black e del jazz internazionali, ma, ogni anno, almeno una serata è interamente dedicata all’elettronica, nelle sue declinazioni più sperimentali come a quelle da clubbing. E quest’anno, in tal senso, il Locus ha fatto le cose davvero in grande, con un evento conclusivo che ha visto protagonisti Raffaele Costantino aka DJ Khalab, Ben Ufo, moniker di Ben Thomson, fra i producer britannici più ispirati degli ultimi anni e, soprattutto, il londinese Four Tet, impostosi all’alba del millennio come uno degli artisti più influenti nel frastagliato panorama elettronico mondiale. L’evento è andato in scena nella Masseria Mavùgliola, anche nota come Mavù, nella periferia della cittadina pugliese. Il primo a esibirsi è stato il nostro DJ Khalab, che ha esplorato anche in sede live sonorità esotiche e ritmiche afro, conservando, comunque, un afflato danzereccio mai sopito nel corso dell’ora di set. Ma l’ospite più atteso della serata, prevedibilmente, è stato proprio Kieran Hebden, nome anagrafico di Four Tet, considerato dai più l’inventore della folktronica, per l’originalità delle sue soluzioni musicali, con le quali è riuscito a far breccia anche nel cuore degli appassionati di musica tradizionalmente distanti dal mondo nel quale si stava precocemente imponendo. Nelle sue produzioni, specialmente a inizio carriera, era possibile rinvenire tracce di post rock, di dark jazz e folk in un’elettronica ricercata e dalle traiettorie mai prevedibili, regalando perle che sembravano quasi rifuggire dagli schemi danzerecci. Ha cominciato più tardi, invece, a indossare i panni del DJ in alcune serate nel Regno Unito, rinsaldando il suo legame con la dance culture in senso lato e aprendo anche una fase nuova nella sua discografia. Lo spettacolo di Four Tet, oggi, con quattro cdj e un mixer, appare più orientato verso il clubbing: le fasi più meditative e i rallentamenti sono pochissimi e cedono il posto a UK garage e techno raffinata e melodica, mostrando un Four Tet in versione DJ, più che producer. Lo spettacolo è stato, comunque, gradevolissimo ed è improbabile che qualcuno possa affermare il contrario, ma resta un po’ di rammarico per non aver potuto apprezzare, anche dal vivo, tutte le sfumature di quel sound che ha fatto di Four Tet un artista di culto, nel mondo dell’elettronica e non solo. La serata (e così la quindicesima edizione del Festival) si è poi conclusa con Ben Ufo, co-fondatore della Hessle Audio, autore di un set che si è mosso agilmente fra rave, dubstep e jungle, grazie alla continua alternanza tra 4/4 e ritmi spezzati. Non poteva esserci chiosa migliore per il Locus 2019, sempre più un punto di riferimento per tutti gli ascoltatori della musica altra del sud Italia.

Piergiuseppe Lippolis