Foals @ Fabrique [Milano, 28/Gennaio/2016]

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A pochi mesi di distanza dalla pubblicazione del loro quarto disco, il tour dei Foals tocca anche la nostra penisola. La cornice è quella del Fabrique di Milano e la buonissima accoglienza riservata a ‘What Went Down’ rende l’evento uno dei più attesi del gennaio meneghino. La serata inizia (forse troppo) presto, con gli Everything Everything sul palco alle 20.15 di fronte ai pochissimi già accorsi. A pochi minuti dall’inizio dell’esibizione della band di Oxford, comunque, il colpo d’occhio è buonissimo e il Fabrique quasi pieno. Quattordici le tracce in scaletta, oltre un terzo delle quali contenute in ‘What Went Down’, mentre ‘Spanish Sahara’ è stata l’unica rappresentante di ‘Total Life Forever’. L’apertura è affidata all’incedere nervoso di ‘Snake Oil’ e al velato romanticismo di ‘Mountain At My Gates’, che hanno subito portato al massimo il livello d’attenzione: Yannis Philippakis e Jack Bevan sono già parecchio caldi. ‘Olympic Airways’ ha rappresentato il punto più alto di una prima parte intensa e godibile, terminata con ‘My Number’ e ‘Baloons’. Al termine del pezzo, la band lascia il palco apparentemente senza una ragione, tra lo stupore dei presenti, per circa dieci minuti. Forse troppi per non meritare una spiegazione. Al rientro, qualche frase di circostanza anticipa ‘London Thunder’. Nonostante l’ottimo crescendo finale di ‘Providence’, servono due o tre pezzi perché la band possa ripartire con la stessa efficacia della prima mezz’ora. L’atmosfera si surriscalda da ‘Red Socks Pugie’ impreziosita da un Bevan travolgente e da giochi di luci davvero suggestivi. ‘A Knife In The Ocean’ e ‘Inhaler’ hanno fatto il resto, suggellando una prima parte di live molto buona, pur non scevra da piccole sbavature. In reprise, spazio per l’ottima ‘What Went Down’, come prevedibile, e per la coinvolgente “Two Steps Twice’, durante la quale Yannis catalizza l’attenzione fuggendo dal palco e correndo qua e là per il Fabrique. La serata si conclude alle 23, fra gli applausi convinti del pubblico. In tanti, però, hanno manifestato – non a torto – anche un pizzico di delusione per un concerto durato probabilmente troppo poco (neanche un’ora e mezza, se si considera l’inattesa pausa dopo ‘Baloons’), nonostante una prestazione complessivamente positiva.

Piergiuseppe Lippolis

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