Foals @ Circolo Magnolia [Milano, 19/Luglio/2017]

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Nel ricchissimo cartellone dell’estate meneghina (e nello specifico del Circolo Magnolia) il concerto dei Foals era uno dei più attesi, in virtù della rapida ascesa della band capitanata da Yannis Philippakis, capace in un decennio di conquistare critica e pubblico non soltanto in patria. A inaugurare la serata sono stati Giungla e i Little Cub, davanti a un pubblico che è cresciuto con il passare dei minuti, fino a sfiorare il tutto esaurito a pochi minuti dall’inizio dell’esibizione. Se lo stile personale di Giungla ha subito convinto i presenti, gli inglesi hanno faticato maggiormente, perché più efficaci su disco che in sede live. Alle 22.30, puntuali, sono saliti sul palco gli ospiti principali della serata. A Philippakis e soci non è servito del tempo per carburare e l’inizio, con ‘Mountain At My Gates’, è parso in medias res. Il sound muscolare e percussivo di ‘Snake Oil’ ha preceduto ‘Olympic Airways’, primo brano estratto da ‘Antidotes’, e il delirio collettivo sulle note danzerecce di ‘My Number’. I Foals hanno saputo muoversi in maniera estremamente agile fra pezzi dalle strutture parecchio differenti, senza mai concedere cali d’attenzione e passaggi a vuoto: la trama complessa di ‘Night Swimmers’ e le carezze iniziali di ‘Black Gold’ hanno confermato una sensazione già forte dopo i primi pezzi. La coda del secondo, in particolare, unito al lungo climax di ‘Spanish Sahara’ e all’indie rock puro di ‘Red Socks Pugie’ ha rappresentato uno dei momenti più alti del concerto, comunque mantenutosi su livelli alti dall’inizio alla fine. ‘Late Night’ e ‘Heavy Water’ hanno invece condotto al gran finale con la robustissima ‘A Knife In The Ocean’ e la strana accoppiata ‘Electric Bloom’ – ‘Inhaler’. È durante ‘Inhaler’ che, oseremmo dire finalmente, il pubblico anche nelle retrovie ha mostrato maggiore partecipazione, con un pogo disordinato ma non violento che ha messo in discussione le posizioni conquistate e protette sino ad allora senza fatica dai fedelissimi della transenna e delle prime file. ‘Inhaler’, la cui corposissima coda è stata ampiamente dilatata, ha suggellato il concerto prima del bis con le immancabili e altrettanto travolgenti ‘What Went Down’ e ‘Two Steps, Twice’. I Foals hanno ribadito di saper offrire un’esperienza-live di grande spessore, seppure senza strafare o concedere grosse variazioni rispetto a quanto si può ascoltare su disco, e di essere una band ormai matura che meriterebbe forse un pubblico anche più ampio, in Italia.

Piergiuseppe Lippolis

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