Föllakzoid @ Monk [Roma, 10/Dicembre/2015]

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L’intrippante quartetto sudamericano torna a Roma un anno e mezzo dopo la serata spaziale all’Init (leggi). In questo arco di tempo hanno pubblicato un disco di remix con due brani da ‘II’ trattati opportunamente da Moon Duo e Psychic Ills (compari di etichetta, la sempre più mitica Sacred Bones debitamente applaudita anche al Liverpool Festival of Psychedelia, dato alle stampe l’atteso ‘III’ e in più il Cile ha pure vinto la sua prima Copa América di calcio in casa. Dire che Domingo, Diego, Juan Pablo e Alfredo siano cresciuti a pane e krauti cresciuti chissà come sulle Ande, magari vicino a strani funghetti ed erbe portentose, è ormai cosa buona e giusta ma l’amore per Can, Neu!, Kraftwerk lo hanno reso con vero gusto motorik nella loro terza fatica, intenzione evidente già chiamando a collaborare Uwe Schimdt alias Atom TM alle registrazioni, con tanto di moog appartenuto a Florian Schneider. E il pubblico accorso al Monk non può che godere di una minisuite come ‘Electric’, ipnotica e metronomica ma tutt’altro che fredda, con quella percussione pulsante, il basso ficcante e la chitarra con quell’irresistibile arpeggio tra il pulito e il “chop”, un bel modo di fondere psichedelia, incursioni desertiche e rigore teutonico al punto che mi faccio pure una ragione del fatto che Vidal ora giochi nel Bayern Monaco. L’esplosività di un concerto dei Föllakzoid attuali passa dal proporre tra fumi e luci blu un mix acido che può perfino passare da un intro quasi industrial a un crescendo space  proprio lontano anni luce dalla Terra anche se il pezzo si chiama ‘Earth’ per tirare poi cannonate durissime con iniezioni stoner come in ‘Trees’. Goduria per occhi, orecchie, cervello sparato lontano e anche una sana scossa a gambe e schiena, il tutto proposto da quattro pischelli che insieme forse non fanno novant’anni, scambiano quattro parole in croce, uno sembra Secco dei Simpson e quello alle tastiere uno sconvolto che sembra premere un unico bottone per tutto il tempo ma riescono a farti fare viaggioni che neanche i bolidi Volkswagen. E senza neppure inquinare, anche se fumi strani ma più “naturali” si sollevano sempre e immancabilmente. ¡Que viva Föllakzoid!

Pierdomenico Apruzzese

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