Fluon @ Wadada Lab [Spadarolo di Rimini, 21/Aprile/2012]

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Quelli del Wadada Lab ci hanno preso gusto. Le serate Psychedelic Vampire sono diventate un appuntamento che una tantum propone concerti inequivocabilmente legati da un filo scarlatto. A inizio stagione i Krisma, poche settimana fa Garbo e questa sera Fluon, nuovo combo capitanato dall’ex Bluvertigo Andy. Arrivo al locale con un ritardo criminale per un impegno di lavoro, già rassegnato al fatto di godermi appena gli ultimi scampoli di concerto e forse un paio di bis. Ma il Wadada si riempie lentamente, e la band attende generosa i ritardatari come me. Bene. Lo spettacolo comunque non manca. Fateci caso: alcuni concerti, più di altri, hanno peculiarità iconografiche e cronologiche relative al pubblico molto precise. Ed è estremamente interessante, questa sera, osservare riuniti sotto la stessa bandiera simil impiegati, wavers, dark, goths e proto romantics. Non pochi senza qualche ruga, qualche lineamento appesantito dall’alcool e dall’età che si nota un poco di più sotto eyeliner, smalto e rossetto scuro mentre dall’impianto si sentono le immancabili icone di trenta e più anni fa, potentissime, giovani e immortali. Lo confesso: temevo un poco questa serata. Per ragioni personali e non.

Per tutti i nipotini di Eno e Bowie, i fratellini minori di Japan e Depeche Mode  devoti della meglio – o peggio, a seconda dei gusti – gioventù degli anni ottanta i nostrani novanta sono stati belli anche grazie a band come i Bluvertigo di cui il nostro fu con Morgan fondatore. Ho personalmente amato molta della loro produzione fin dagli albori, le loro derive soliste post split e un poco meno la loro revival reunion, per cui le mie aspettative, le curiosità riguardo il nuovo progetto di Andy di cui conoscevo appena il singolo ‘Naked’ o poco più erano vive e reali. Pochi indizi da sbirciare origliare in rete perché ancora sul mercato un album ufficiale vero e proprio non c’è, dunque il live del progetto Fluon diventa doppiamente prezioso per chiunque sia interessato a capirne di più. La formazione comprende Andy alla voce, sax e synths, Fabio Mittino alla chitarra elettrica e Faber in regia elettronica. Il trio fa proprio della componente electro il canovaccio principale su cui innestare tutte le idee armoniche dei pezzi inediti e delle numerose e belle cover presentate nell’arco della serata. Fin dai primi accordi lo stile chitarristico di Mittino evidenzia grande consonanza con Robert Fripp. Non a caso durante l’intero set verranno presentate ben tre cover dall’album con Sylvian, ‘The First Day’. Parliamo di ‘Firepower’, ‘Brightness Fall’ e ’20th Century Dreaming’. C’è spazio anche per ‘Photographic’ dei primissimi e celeberrimi Basyldon Boys, mentre l’unica incursione in territorio italiano è l’efficace rifacimento di un vecchio pezzo di Enrico Ruggeri, ‘Polvere’. Tutto il resto del set è anglofilo fino al midollo per attitudine oltreché per idioma. Gli inediti pagano riconoscente pegno agli amori di gioventù e, come detto, a una poetica eletcro piacevolmente spinta e proto metropoli. E se anche di provincia si parlasse, sarebbe comunque la suburbia di un impero sterminato. La cosa non deve stupirci, perché Andy è sì talentuoso musicista ma più spesso artista, principalmente visivo, ad ampissimo raggio. Il nome stesso della nuova band è mutuato dalla factory polimorfa di cui è padre da molti anni in quel di Monza. La cosa più lampante della performance di stasera è che i ragazzi non sembrano fingere o recitare un copione fitto di clichés da consumati poseurs, ma paiono interagire e divertirsi sul serio, come una vera band. A fine set sarà questo il vero valore aggiunto della loro generosa e sentita esibizione che li farà vincere di non poche lunghezze su dubbi e diffidenze. E detto per inciso è un concerto che merita davvero di essere visto, perché a onor del vero il live giova moltissimo a questo tipo di pezzi e sonorità che se nelle versioni in studio possono sembrare algide dal vivo esaltano l’elemento fisico e tribale del bpm che ci pulsa dentro, appartiene e seduce tutti nella foresta pluviale come al Berghain Panorama. Notte fonda, tempo di danze. Andy al bancone del bar parla amabilmente con i fans, il dj appena salito in cattedra arringa la folla e sembra un hooligan dopo un gol decisivo mentre i superstiti rimasti in pista sono un unico, denso, teso, muscoloso movimento. Dance dance dance dance dance to the radio.

Giuseppe Righini