Flogging Molly @ Circolo Magnolia [Milano, 20/Giugno/2016]

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Con undici mesi di ritardo rispetto alle due date annunciate e poi cancellate nell’estate del 2015 per i problemi di salute occorsi alla madre di Dave King, i Flogging Molly sono tornati in Italia per uno degli eventi più attesi del Magnolia Estate 2016. La band americana con origini irlandesi si presenta puntuale sul palco principale del locale situato nella periferia milanese. È notevole il colpo d’occhio: il sold out è praticamente sfiorato. Basta poco per scaldare l’atmosfera, basta pochissimo alla band per dimostrare d’essere in grande spolvero. ‘(No More) Paddy’s Lament’ e ‘Another Bag Of Bricks’ aprono e segnano l’inizio di un pogo arrestatosi solamente durante i pezzi in acustico. Il pubblico comprende diverse fasce d’età, ma la risposta è unanime: urla e applausi testimoniano una grande partecipazione dalle prime alle ultime file. Poi, preannunciato da Dave King, introdotto dal banjo di Bob Schimdt e accolto calorosamente dal pubblico, arriva il primo vero grande classico, nonché uno dei pezzi più riusciti e popolari della band: ‘Drunken Lullabies’. Nelle prime file si poga con veemenza e non è raro che qualcuno cada sulla superficie resa scivolosa da polvere e umidità, ma nessuno si fa male, nemmeno quando si formano circlepit dal diametro notevole. Ottima anche la presenza scenica della band: per un Dave King che balla, scherza col pubblico e mantiene sempre molto alto il livello d’attenzione, Dennis Casey e Bob Schmidt da una parte, Nathan Maxwell e Matt Hensley dall’altra offrono lattine di Guinness ai presenti, lanciandole dal palco. La scaletta, dopo il primo singolo del disco in uscita l’anno prossimo (‘The Hand Of John L. Sullivan’), regala ‘Whistles The Wind’ e ‘The Kilburn High Road’, il cui finale è travolgente, poi Dave King si lascia andare a digressioni calcistiche, chiedendo agli italiani di lasciar vincere la sua Irlanda nell’ultima partita del girone eliminatorio degli Europei. ‘Life On Tenement Square’ e ‘Saints & Sinners’ anticipano un pezzo parecchio caro alla band e che il frontman sente di dedicare alla madre scomparsa: ‘Requiem For A Dying Song’ chiude una prima parte di concerto di grande spessore. Per chi scrive, è il secondo concerto dei Flogging Molly: il primo, circa un anno fa (quasi per caso) al Brussels Summer Festival, aveva regalato buonissime sensazioni, nonostante un pubblico tendenzialmente freddo. L’aria che si respira al Magnolia, invece, è tutt’altra: il movimento è incessante e spinge lontani dal palco con la stessa facilità con la quale riconduce davanti. Nonostante qualche caduta da effetto domino, c’è da cantare, c’è da ballare e c’è da pogare, quasi simultaneamente: bellissima atmosfera. Prosegue il lancio di Guinness all’indirizzo dei presenti, mentre il celtic punk lascia spazio a parentesi più morbide e dai contorni ancora più Irish: Dave King chiede al pubblico di cantare forte ‘The Wanderlust’ e ‘So Sail On’ entrambe in acustico, poi ‘The Spoken Wheel’, mentre il pogo riprende con la devastante ‘Black Friday Rule’, uno dei momenti più intensi di un concerto che non ha mai concesso bassi. La fase conclusiva del concerto è inaugurata da ‘Revolution’ e ‘Guns Of Jericho’, questa proposta per la prima volta in Europa. Il pubblico ne apprezza le sonorità Irish e un nuovo momento di pausa prima di un crescendo finale fisicamente impegnativo. ‘Devil’s Dance Floor’ è uno dei pezzi più attesi del concerto ed è impreziosito dall’invito di Dave King al wall of death, che viene puntualmente accettato, mentre la velocità e la kesh jig contraddistinguono l’esplosiva ‘Salty Dog’. Dopo, una breve pausa con ‘Float’, anticipata dalle parole al miele del frontman nei confronti di sua moglie Bridget Regan, protagonista col fiddle e autrice di una grande prestazione, come tutta la band. In seguito all’ennesimo brindisi con conseguente lancio di birre, si leva il solito coro “bevo, mi ubriaco e son felice…”: i presenti non danno l’impressione di voler smettere, per cui Dave King sceglie di “suonarlo” con la chitarra acustica. Fra le risate generali, ‘Seven Deadly Sins’ e ‘What’s Left Of The Flag’ chiudono momentaneamente l’esibizione. Il ritorno, dopo pochi minuti, è accolto da cori a sostegno della band, che ringrazia. ‘Tobacco Island’ è un altro momento parecchio alto dell’esibizione, dopo la quale il frontman presenta i membri: tutti salutano il pubblico sollevando la propria Guinness in bicchiere o in lattina, ad eccezione di Matt Hensley che mostra orgogliosamente la propria Moretti. Qualcuno davanti chiede acqua, King non approva e si procura una bottiglietta solo per mostrare il dito medio e poi calciarla via. Romantico il finale con l’immancabile ‘If I Ever Leave This World Alive’ e i saluti sulle note di ‘Always Look On The Bright Side Of Life’ dei Monty Python, fra gli applausi scroscianti che suggellano un live impeccabile e incoronano la band come massima espressione di quel celtic punk che da quasi vent’anni rappresenta il loro marchio di fabbrica.

Piergiuseppe Lippolis

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