Flipper + Hugo Race & The True Spirit @ Init [Roma, 13/Novembre/2015]

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La data è di quelle che non si scorderanno facilmente, purtroppo lo sarà per sempre anche per i motivi sbagliati e, in mezzo a tutto, in fondo, nascosto tra le pieghe, c’è anche la nota amara, lo sfregio a quella gioia che solo chi ha trascorso in vita sua almeno una serata davanti a un palco può comprendere e che, probabilmente, non sarà mai più come prima. Così, anche il set di un Hugo Race davvero “on fire” (cercatela la sua cover del celebre brano springsteeniano) e ancora ignaro, lo ricorderò anche per la triste istantanea di gente col muso incollato allo smartphone a leggere le terribili notizie in arrivo da Parigi. Avrei preferito scrivere un incipit pieno di entusiasmo perché l’Init ha ospitato una serata davvero speciale: una band americana di culto e leggendaria che fa un minitour di appena tre date e solo in Italia, accompagnata da un cantante altrettanto di culto, e come ciliegina anche il ritorno dell’australiano Race con i suoi True Spirit dopo qualche anno di letargo e la lunga parentesi con i Fatalists. La sala del locale di Via della Stazione Tuscolana è piena ma non stracolma, c’è un buon numero di stranieri accorsi per quella che è la seconda data del singolare tour italiano dei Flipper con David Yow, subentrato a Bruce “Loose” Calderwood costretto ad alzare bandiera bianca per le conseguenze di un incidente, ennesimo episodio che ha tormentato la storia dei Flipper con tre membri tra originali e rimpiazzi passati a miglior vita, e gli inossidabili Ted Falconi e Steve DePace a tenere botta, assieme a Bruno DeSmartass già compare di diversi tour. Dicevo di Hugo Race: ho molta stima del lungagnone di Melbourne e ho apprezzato più volte il gusto mostrato nei vari episodi del progetto Fatalists (con membri di Sacri Cuori fra gli altri) ma devo dire che questo ritorno con i True Spirit forse incarna la sua vera essenza e lo mostra folgorante nel vestito migliore: blues elettrico vibrante ed evocativo che sa di deserto, schitarrate piene, un retrogusto di sporco con schegge di post punk e lisergiche con tanto di citazione di ‘Vitamin C’ dei Can e la sua voce baritonale, in bilico tra soulman e maudit, il tutto con una band a pieni giri. Un grande concerto davvero per celebrare al meglio la release di ‘Spirit’, tra un brano e l’altro Hugo ne approfitta per introdurre i brani nel suo ottimo italiano e chiude con un “Vi amo!”.

Ora devo spendere due parole su David Yow: credo già dopo quel memorabile concerto coi Jesus Lizard al Circolo Degli Artisti pensai che uno così avrebbe dovuto esser forse già morto: troppo estremo, troppo fuori di testa. Figuratevi dunque stasera. Invece, Yow sarà quello che verrà a pisciare sulle nostre tombe, magari insieme a Iggy, dopo aver scolato in un sorso solo un’altra lattina di birra. Con quell’espressione sardonica su quel volto vagamente Gargamella/Bill Muray/Kevin Spacey caricato da rughe che gli daresti ben più dei suoi 55 anni, Yow arriva sul palco e comincia a salutare agitando la mano e pronunciando “Formagghìo!” strappando risate al pubblico. Poi, l’iniziale ‘Ha Ha Ha’ da il via a un set in cui i Flipper rimettono il punk venato di noise al centro del villaggio, dimostrando il perché di tanta meritata considerazione dai piani alti tra cui Nirvana (con Novoselic pure transitato nella lineup della band per un tour qualche anno fa) e Melvins: la chitarra essenziale di Falconi ancora grattuggiata con nonchalance e il basso sludggioso sono annichilenti e Yow e il valore aggiunto, con le sue movenze, il pacco toccato con strafottenza e poi giù tra il pubblico  trascinando chiunque, pogando pure contro il sottoscritto che gli ha pure evitato un rovinoso ruzzolone (per cui probabilmente non avrebbe fatto neanche una piega), baciare alcune delle presenti e porgere il microfono per urlare ‘Get Away’ assieme a quelle sue corde vocali che paiono bruciate da un sigaro. Ecco, Yow non se ne frega un cazzo ma renderà un concerto la cosa migliore di sempre con la sola sua presenza. ‘Sacrifice’ è un altro colpo al cuore e alle membra, pura brutalità. Bruno approfitta di una pausa per cantare in perfetto italiano ‘Bandiera Rossa’, il palco diventa lastricato di lattine vuote e saliva di Yow, casa per un’ora e un quarto tiratissime di un trio di vecchietti cazzoni più uno che hanno ancora un’energia invidiabile. E il travolgente ultimo pezzo di ‘Sex Bomb’ ancora con Yow in mezzo al pubblico, dopo aver mostrato la panza alcolica, manda tutti in visibilio. E dopo gli applausi e le richieste di bis, purtroppo rimaste insoddisfatte, uno dei più contenti è proprio lui, David, già al banchetto merch ancora sudato: non resisto dal dargli un abbraccio, mi chiede quanti anni abbia e mi dice: “Tu non eri ancora neanche nato ma i Flipper nel 1981 furono una grande influenza per me, chi l’avrebbe mai detto che ci avrei cantato insieme?!”. Lo diciamo noi e con estrema gioia. Con un sincero vaffanculo a chi quella gioia ha ritenuto di insanguinare, in nome di qualche perverso Dio.

Piero Apruzzese

Foto scattate da: ROCK ‘ N ‘ RIDE vinyl set

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