Fine Before You Came @ Monk [Roma, 21/Aprile/2017]

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Energia e passione. Questi gli elementi che caratterizzano i quasi venti anni di storia dei Fine Before You Came. Nati nel 1999 a Milano, si ispirano al post-punk e all’emo-core del sottobosco statunitense degli anni ’80 e ’90, alla lezione post-rock dell’area di Chicago e alla tradizione hardcore italiana, che va dalle esperienze torinesi degli albori alle gesta di etichette come la Green Records. Tutti elementi facilmente distinguibili nella carriera discografica della band, che dagli esordi nel 2001 in lingua inglese ha trovato compimento nel 2009 con la pubblicazione di “Sfortuna”, approdando all’uso della lingua italiana nei testi e pubblicando per una label fondamentale come La Tempesta. Sono sempre stati una figura di culto nel panorama musicale nostrano, con un seguito non numeroso ma radicato, fatto di concerti e chilometri, sudore ed emozione. I loro live sono veri e propri happening e i loro brani degli inni da cantare a squarciagola. Una band che ha un patto quasi di sangue tra i loro componenti ed il loro pubblico. Empatia totale senza compromessi. Per dirla a modo loro i FBYC sono e saranno sempre Jacopo, Marco, Marco, Mauro e Filippo. Persone prima di ogni altra cosa. Sono di nuovo in tour, undici date in un paio di mesi per presentare “Il Numero Sette”, ultima fatica discografica pubblicata a sorpresa circa un mese fa. Il disco, come tutta la produzione precedente dei FBYC, è disponibile anche in freedownload sul loro sito. Sette brani che non aggiungono o tolgono nulla al suono e ai contenuti a cui ci hanno abituato, restituendoci in gran forma una delle migliori realtà della scena alternativa italiana.

Sono oltre duecento i fan accorsi al Monk per lasciarsi spettinare dalla band. Per abbandonarsi ad un rito composto da un pogo educato, testi urlati all’unisono e stage diving. Una musica solo apparentemente cupa che sfocia in un atto liberatorio collettivo, irradiando solo energia positiva. Un’ora e mezza di concerto. La scaletta è composta da 14 brani, i sette dell’ultimo disco ed altri sette che pescano dal loro repertorio più recente, dalla svolta in italiano in poi. I brani nuovi vengono suonati molto bene, I musicisti si divertono ad eseguirli dal vivo ed il pubblico già li canta. Tra questi segnalerei “Un giorno nuovo” che apre sia disco che show, “Come gli alberi” eseguita giusto nel mezzo e “Trabocchetti” posta in chiusura della serata. I sette ripescaggi, accolti tutti dal boato del pubblico, sono “Buio”, “Fede” e “O” da “Sfortuna”, “Sasso” e “Paese” da “Ormai (2012)” e “Discutibile” e “Dura” da “Come fare a non tornare (2013)”. L’esecuzione integrale dell’ultimo disco fa sì che ci manchino alcuni brani storici all’appello ed ognuno dei presenti avrà il proprio rimpianto. Per chi scrive “Dublino” e “Vixi” in particolare, per molti dei presenti soprattutto “Capire Settembre”. Quest’ultima viene richiesta spesso e a gran voce, tanto da far spiegare a Jacopo il motivo dell’assenza nella scaletta. Il video che ne accompagnò l’uscita e la sistematica riproposizione temporale legata al titolo, l’ha resa suo malgrado una sorta di singolo e quindi fuori dalla logica della band. La stessa logica che li porta a non accettare le richieste continue, “non siamo dj” dice il frontman, e a non assecondare la regola dei bis, “ci stanno sul cazzo” spiega sempre Jacopo. Band e pubblico si applaudono a vicenda, questo è il miglior epilogo possibile.

Cristiano Cervoni

Foto dell’autore

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