Fine Before You Came @ Blackout [Roma, 8/Febbraio/2014]

1019

I Fine Before You Came sono milanesi suonano da qualche tempo e presentano live alcuni brani del loro ultimo lavoro ‘Quassù c’è quasi tutto’ (2014, La Tempesta Records) presso il  Blackout di Roma. Posto di sicuro comodo, pratico e di facile raggiungimento anche per chi viene da fuori, dotato di ampio parcheggio, spazi interni aerosi ed estesi in cui difficilmente si è colti da spasmi di soffocamento, biliardino, zona esterna fumatori e bagni confortevoli e in stile. Location ideale quindi per accogliere band di tutti i tipi e levature, se non fosse per qualche piccola quanto fondamentale accortezza nella gestione del sound che può inevitabilmente gravare anche sulla performance più compiuta dell’artista più esperto. Per i Fine Before You Came l’intoppo in questione potrebbe risultare tanto stupido quanto banale. Certo è che per una band dai toni molto vicini a cori da stadio e marcette pseudo popolari-rivoluzionarie, per cui sarebbero forse più adeguati dei megafoni, non si può e non è minimamente tollerabile avere l’audio praticamente assente su tutti microfoni del gruppo, fatta eccezione ovviamente e per fortuna del cantante, in questo caso il “non ci sembra più giovanissimo” Jacopo Lietti. Una line up tuttavia ben ricca e folta di pezzi interessanti, in cui, dopo un difficile inizio acusticamente sgangherato e poco gradevole su ‘Angoli’ e ‘Distanze’, la ripresa comincia per buona sorte a farsi sentire già dal terzo brano  ‘Discutibile’, per poi completarsi appieno sulle successive ‘Sasso’, ‘Dura’ e ‘Certezze’. Ottima e pulita la performance di Filippo Rieder alla batteria, meno passabile il teatrale atteggiare di Lietti a tratti più similare a un Joker di Batman che a se medesimo, ma come al solito “de gustibus non disputandum est”. Tra il pubblico giovani timidi ventenni dalle braccia saltuariamente alzate a volte a mò di pugno altre a mò di corna a tre dita, uno stage diving improvvisato da parte di un particolarmente euforico ragazzo, ma in sostanza poco coinvolgimento generale. I FBYC, loro almeno sembrano abbiano cercato di divertirsi sul palco, ma il disagio acustico incide e piega anche la più onesta volontà, con il risultato finale di uno spettacolo poco ammiccante ed entusiasmante fino in fondo. In sostanza l’esibizione è risultata così una sorta di maratona difficoltosa volta al raggiungimento dell’ultimo brano.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

facebook: Daniela Weiße Rose

twitter: mascia84