Fine Before You Came @ Blackout [Roma, 8/Febbraio/2014]

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I Fine Before You Came sono milanesi suonano da qualche tempo e presentano live alcuni brani del loro ultimo lavoro ‘Quassù c’è quasi tutto’ (2014, La Tempesta Records) presso il  Blackout di Roma. Posto di sicuro comodo, pratico e di facile raggiungimento anche per chi viene da fuori, dotato di ampio parcheggio, spazi interni aerosi ed estesi in cui difficilmente si è colti da spasmi di soffocamento, biliardino, zona esterna fumatori e bagni confortevoli e in stile. Location ideale quindi per accogliere band di tutti i tipi e levature, se non fosse per qualche piccola quanto fondamentale accortezza nella gestione del sound che può inevitabilmente gravare anche sulla performance più compiuta dell’artista più esperto. Per i Fine Before You Came l’intoppo in questione potrebbe risultare tanto stupido quanto banale. Certo è che per una band dai toni molto vicini a cori da stadio e marcette pseudo popolari-rivoluzionarie, per cui sarebbero forse più adeguati dei megafoni, non si può e non è minimamente tollerabile avere l’audio praticamente assente su tutti microfoni del gruppo, fatta eccezione ovviamente e per fortuna del cantante, in questo caso il “non ci sembra più giovanissimo” Jacopo Lietti. Una line up tuttavia ben ricca e folta di pezzi interessanti, in cui, dopo un difficile inizio acusticamente sgangherato e poco gradevole su ‘Angoli’ e ‘Distanze’, la ripresa comincia per buona sorte a farsi sentire già dal terzo brano  ‘Discutibile’, per poi completarsi appieno sulle successive ‘Sasso’, ‘Dura’ e ‘Certezze’. Ottima e pulita la performance di Filippo Rieder alla batteria, meno passabile il teatrale atteggiare di Lietti a tratti più similare a un Joker di Batman che a se medesimo, ma come al solito “de gustibus non disputandum est”. Tra il pubblico giovani timidi ventenni dalle braccia saltuariamente alzate a volte a mò di pugno altre a mò di corna a tre dita, uno stage diving improvvisato da parte di un particolarmente euforico ragazzo, ma in sostanza poco coinvolgimento generale. I FBYC, loro almeno sembrano abbiano cercato di divertirsi sul palco, ma il disagio acustico incide e piega anche la più onesta volontà, con il risultato finale di uno spettacolo poco ammiccante ed entusiasmante fino in fondo. In sostanza l’esibizione è risultata così una sorta di maratona difficoltosa volta al raggiungimento dell’ultimo brano.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

facebook: Daniela Weiße Rose

twitter: mascia84

2 COMMENTS

  1. Ma abbiamo visto lo stesso concerto?
    A me sembra di essere stata ad un altro.
    Non mi trovo assolutamente d’accordo con quello che scrivi (e uno sforzo per scrivere un pochino meglio lo potevi fare e su!)

  2. anche il concerto che ho visto io al blackout è stato, nel mio giudizio, completamente diverso da quello descritto da daniela masella nella sua recensione.
    è stato un concerto che mi ha emozionato profondamente, in cui la partenza con Angoli e Distanze ha aperto come un bisturi tagliente le anime dei presenti, poi portate in alto da una performance struggente dei pezzi di ‘come fare a non tornare’ (‘il pranzo che verrà’ sopra tutti, con un duetto fantastico tra le chitarre sul finale) e infine sballottate dal crescendo dei brani di Sfortuna e Ormai… il tutto indirizzato da un batterista veramente molto ispirato. Insomma, completamente l’opposto della “maratona impietosa verso l’ultimo brano” di cui si parla nella recensione…
    quanto alla performance di Lietti, parlare di “atteggiamento teatrale” in senso dispregiativo penso sia profondamente sbagliato: jacopo lietti è sul palco come un imbuto che raccoglie e scaglia verso il pubblico un’energia mostruosa che parte da ciascuno dei componenti di uno dei gruppi più affiatati che ci sono in giro, in ogni suo gesto non c’è secondo me niente di minimamente artificiale o costruito (al contrario penso sia un raro esempio di cantante ‘puro’ e umile, con tantissimo da dire e da dare al pubblico), e l’energia che riesce a trasmettere rimane per giorni sulla pelle e dentro l’anima di chi ha assistito a concerti come quello del blackout, come è successo a me.

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