Filippo Gatti + Emidio Clementi @ Monk [Roma, 12/Dicembre/2017]

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Una serata d’eccezione per la scrittura d’autore, è ciò che va in scena al Monk in questo piovoso martedì di dicembre. Alle 21:15 nella sala camini Emidio Clementi presenta il nuovo libro “L’Amante Imperfetto”. Settima produzione letteraria per il fondatore dei Massimo Volume, da vent’anni impegnato nel ruolo di scrittore e attivo nei reading, sia propri che di materiale altrui, come testimoniano i recenti progetti Notturno Italiano e Quattro Quartetti. Il moderatore dell’incontro e intervistatore di Mimì è Marco Pettenello, sceneggiatore cinematografico bolognese che condivide con lui la scuola dei propri figli e le colazioni seguite da lunghe chiacchierate. Ed è proprio un colloquio tra due amici a cui assistiamo, svolto a sviscerare la trama e gli aneddoti legati alla storia d’amore audace ed eccentrica contenuta nel suo quinto romanzo. Nelle 140 pagine che lo compongono, racconta in seconda persona della tormentata educazione sentimentale di un uomo, che sfocia in una travagliata condotta sessuale giovanile. Tutto deriva dalla foto del padre raffigurato a proprio agio durante un’orgia, unico lascito ricevuto dal genitore. Clementi usa una componente autobiografica per poi virare nella fantasia, traslando da persona a personaggio, dialogando con sé stesso, come se avesse un’altra persona davanti agli occhi. Inventa la storia partendo dalla realtà, perché scrivere della propria vita, a detta del suo analista, fa bene alla creatività. Il ricordo di quella promiscuità erotica ritorna anni dopo, sposato e padre di famiglia, dopo la scoperta di un innocuo bacio tra la moglie ed uno sconosciuto. L’episodio diventa la sua ossessione, sgretolando le certezze che si era costruito con fatica e facendo riaffiorare quell’insicurezza comportamentale mai realmente estinta. Ci aspettavamo leggesse più dal libro, interpretando le sue parole con il consueto magnetismo, sia vocale che gestuale, in realtà ne legge solo l’inizio pacatamente, mentre Pettenello ne proporrà un secondo passo per gestire una pausa toilette presa da Clementi. Quanto basta per mostrarne la poetica cruda ed intensa, anche nella difficoltà del parlare di sesso, perché oggi come dice l’autore, lo abbiamo talmente alla portata, che la letteratura deve parlarne in maniera periferica, cogliendone l’eccitazione con abilità. Non c’è una volgarità particolare, ma solo la fragilità dell’uomo, che sfocia nella paura, che poi è quella di sputtanarsi nel giudizio altrui. Del resto la serenità è per i morti e l’inquietudine è per i vivi. Abbandoniamo quindi questa sala durante le pur pertinenti domande finali del pubblico, per assistere all’inizio del concerto.

Alle 22:30 Filippo Gatti sale sul palco della sala principale per promuovere l’atteso ritorno “La Testa e il Cuore”, in uscita in questi giorni per Lapidarie Incisioni. Si tratta della terza fatica discografica in quindici anni di carriera solista, dopo lo scioglimento degli Elettrojoyce. Quella band ha saputo dar lustro alla seconda parte degli anni ’90 capitolini, spingendosi ben oltre il raccordo, grazie ad un sapiente mix tra rock, wave e canzone d’autore. Proveniente da un circuito che sembrava sfornare soltanto cantautori di successo, ha raccolto meritati consensi con una personale proposta musicale, senza riuscire però ad emergere definitivamente. L’esordio omonimo per Ubik Musik del 1996, ha creato grande hype ai tempi dell’assenza d’internet, basandosi sul passaparola generato dal livello dei contenuti. Si è aggiudicata contest importanti al tempo ed ha sviluppato una notevole attività live, conquistando l’attenzione del pubblico e di diverse testate specialistiche. Presa sotto contratto dalla Sony, ha realizzato un notevole secondo disco omonimo nel 1999 ed il terzo ed ultimo “Illumina” l’anno seguente. La carriera solista inizia bene con “Tutto sta per Cambiare”, album del 2003 per BMG, che lo vede collaborare con il fratello Francesco e con Riccardo Sinigallia, Bruno Lauzi e Vittorio Nocenzi. Un lungo periodo di riflessione lo separa dal secondo album, che s’intitola “Il Pilota e la Cameriera” e viene pubblicato nel 2012 dall’etichetta indipendente Sunny Bit. Nel frattempo lavora come autore, arrangiatore, musicista e produttore artistico per diversi progetti e con Sinigallia e Bobo Rondelli instaura un sodalizio particolare. Una personalità sensibile, colta e raffinata, capace di comporre brani di grande profondità e qualità indiscussa. Uno sguardo ampio, politico, sociale e ricco di buoni sentimenti. Un cantautore impegnato, debitore della migliore tradizione italiana del genere e attento all’esempio dei grandi maestri, ma senza scimmiottarne nessuno. Capace sempre di sfoggiare uno spessore del tutto personale, costruito su un lessico invidiabile e su indubbie capacità armoniche e melodiche. Ad accompagnarlo stasera ci sono: Fabio Marchiori al pianoforte, Francesco Gatti al basso, alla chitarra e alla drum machine, Matteo D’Incà alla chitarra acustica ed elettrica, Virginia Tepatti alla voce e Steve Lunardi al violino. Una band assolutamente di valore. Le prime note de “Gli Accordi Di Leonardo”, così come accade nel nuovo disco, aprono la performance in maniera morbida, mood che sarà confermato dall’esecuzione de “I Tuoi Si Sono Scale Al Buio”. Con “No Guru” si torna al 1999, ma con meno piglio e più consapevolezza, sfruttando un ottimo arrangiamento. “Non Sei Nessuno” viene introdotta dalla drum machine e si sviluppa in una bella versione lunga e tirata. C’è una sala festosa e partecipe ad accogliere le gesta dell’artista e la dimostrazione sta nel canto che si alza alle prime note de “L’Evoluzione Dei Pesci”. L’atmosfera è ottima anche sul palco e le battute scambiate con la platea, tradiscono l’emozione per questa prima data del tour. Sembra una festa tra amici e tra le facce del pubblico notiamo molti esponenti della scena musicale romana. Segue una versione forse un po’ troppo scarna di “Higher Ground” di Stevie Wonder, dove magari una ritmica vera sarebbe stata più opportuna. “Amore Perdonami” è in puro stile Gatti, ci riporta nel disco nuovo e forse suona anche meglio rispetto alla versione in studio. Sul palco a questo punto rimangono solo lui con la chitarra acustica e la Tepatti, molto apprezzata dal pubblico, per eseguire una bella versione in duo dell’inedito “Il Tempo Necessario”. Si tratta di un brano che avrebbe dovuto far parte di un album a quattro mani con Sinigallia, previsto per Sony nel 2009, ma mai realizzato. Il brano successivo si chiama “Sentire” e lo presenta come frutto di un workshop. Fa un passo di lato e lascia la band con la Tepatti come voce solista, che si concede una falsa partenza, per poi ricominciare di slancio nell’incoraggiamento generale. “Il Re Di Lampedusa” è il miglior brano del nuovo disco e anche dal vivo offre un’ottima resa. L’accoppiata “Solo Gli Stupidi Si Muovono Veloci” e “Il Pilota e La Cameriera” si prende la scena con merito, trascinandoci altrove. Il tempo di risolvere un problema tecnico al microfono e parte “Balena”, suonata da Filippo al basso e voce, il fratello alla chitarra elettrica e drum machine, Marchiori al piano e D’Incà all’acustica. Purtroppo la batteria digitale finirà per soffocarne la dinamica, limitandone la consueta magia. “La Memoria Libera” è sorretta da un bellissimo lavoro della chitarra elettrica, raccogliendo un’emozione diffusa. A questo punto è il momento di fare i lunghi ringraziamenti di rito, opportuni e dettagliati in questi casi e di chiudere con una versione poeticamente intensa di “Uh! La Rivoluzione”, esattamente come succede nel nuovo disco. Non ci sono bis e gli ottanta minuti di concerto si chiudono tra gli applausi e qualche piccolo interrogativo, che pensandoci bene, in occasioni come queste risulta del tutto trascurabile.

Cristiano Cervoni

Foto dell’autore

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