Festival Moderno @ Circolo Magnolia [Milano, 7/Luglio/2016]

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Il Festival Moderno si presentava come uno degli eventi più innovativi dell’estate meneghina (e non solo) e certamente era una delle date più interessanti del ricco cartellone estivo del Magnolia. È lecito affermare che il Festival non si sia limitato a non tradire le aspettative, ma sia andato anche oltre. Nonostante l’esibizione di Grimes abbia rappresentato il vero cuore pulsante dell’evento, è doveroso sottolineare come tutti e tre i palchi siano stati teatro di esibizioni gradevolissime, senza eccezioni. Pensato come una vetrina importante per molte nuovissime realtà art pop ed elettroniche, il Festival ha regalato sensazioni positive sino a notte inoltrata. A dispetto del caldo infernale, un discreto numero di persone era presente già dall’apertura, alle ore 18.00, affidata al DJ Team di Last.fm. Sul secondo palco, meno di un’ora dopo, è stata la volta di Emanuela Drei aka Giungla, tornata sul palco del Magnolia a quaranta giorni dal bagno di folla del Mi Ami. Anche in questo caso, l’artista bolognese ha confermato il suo talento cristallino, offrendo una mezz’ora abbondante del suo personalissimo rock contaminato d’elettronica che ha raccolto gli applausi convinti dei presenti. Superate da poco le 19, con un numero di partecipanti in rapido e costante aumento, il pubblico si è trasferito nei pressi del Main Stage che ha accolto Hana, artista originaria del Montana capace di muoversi agilmente fra pezzi intrisi di synth e in acustico. Prevedibilmente, per l’occasione l’artista ha privilegiato i primi e, superata la timidezza per la non conoscenza dell’italiano, è stata autrice di una buona prestazione, unendo una voce calda e morbida a educatissime basi elettroniche. La marcia di avvicinamento agli headliner del Main Stage è proseguita con l’esibizione di Aristophanes sul secondo palco. La giovane rapper taiwanese della cui collaborazione si è avvalsa la stessa Grimes pochi mesi fa ha dimostrato qualche lacuna in termini di presenza scenica, dimostrandosi leggermente impacciata nell’approccio diretto col pubblico, coincidente con le parti rappate, e più a suo agio quando impegnata nei passaggi strumentali. La sua proposta, sospesa fra hip hop, soul ed elettronica, ha però rivelato una grande autenticità, convincendo tutti. L’ora che ha preceduto l’esibizione di Blood Orange è trascorsa per metà in compagnia del duo newyorkese Sofi Tukker, che ha dimostrato un buon feeling con il pubblico, frequentemente coinvolto e incitato a partecipare in maniera attiva, con sonorità elettroniche ariose e miscelate con inserti di chitarra che hanno concesso diverse variazioni sul tema grazie anche a quello che hanno definito “l’albero dei libri”, uno “strumento a percussione” ideato proprio dal duo. Il congedo è arrivato con ‘Drinkee’, pezzo in lingua portoghese estratto come singolo dal loro primo EP. Il viavai di gente dall’area ristorazione con annesso maxischermo per poter assistere alla semifinale del Campionato Europeo di calcio non ha inficiato la fruizione dell’esibizione di Mikky Blanco, fra le più coinvolgenti dell’intero Festival. Il Main Stage, nel frattempo, si preparava ad accogliere Blood Orange, che fino a pochi minuti prima scorazzava per il Magnolia concedendo scatti ai presenti, e la sua band. Il suo nuovissimo ‘Freetown Sound’ è probabilmente una delle pubblicazioni migliori di questo 2016 e l’ottima prestazione ha contribuito a testimoniare il grande stato di forma di Devonté “Dev” Hynes. Quasi un’ora di live giocata su buonissimi livelli per Blood Orange e la sua band, quasi un’ora di sonorità dinamiche ed imprevedibili e dalle coordinate sempre varie. Non solo ‘Freetown Sound’, in scaletta, ma anche pezzi estratti dal vecchio repertorio, per un’incessante commistione fra folk, rythm and blues, jazz, soul, più genericamente black music ed elettronica. Graditissima al pubblico ‘Champagne Coast’, impreziosita dal sing along e dal ballo dell’artista sul palco.

Mentre cresceva l’attesa per Grimes, il giovanissimo produttore di musica elettronica Mura Masa ha confermato tutto il suo talento, trascinando la folla con il suo hip hop infarcito di dance e coadiuvato saltuariamente da Bonzai. La grande personalità del ventenne è venuta fuori in un’oretta scarsa di ritmiche serrate sulle quali è stato difficile per tutti restar fermi e che hanno rappresentato uno dei momenti migliori del Festival. Terminata la marcia di avvicinamento al momento clou dell’evento, il pubblico si è riversato in prossimità del Main Stage, dove la giovane canadese Claire Boucher aka Grimes si è presentata con pochi minuti di ritardo rispetto all’orario annunciato sulle note di ‘Laughing And Not Being Normal’. Accolta dagli applausi scroscianti dei presenti e accompagnata da tre ballerine, Grimes ha proposto una scaletta composta per due terzi da pezzi di ‘Art Angels’, l’ultima fatica discografica dell’artista. ‘REALiTi’ ha aperto in medias res, catapultando il pubblico in un mondo fatto di suoni elettronici ballabili a cui l’elegante voce dell’artista aggiunge sfumature sempre cangianti. La prima parte del concerto è stata dedicata ad ‘Art Angels’, con ‘Flesh Without Blood’, ‘Venus Fly’ e la titletrack dell’ultimo disco che hanno scaldato ulteriormente l’atmosfera. L’artista canadese è riuscita ad offrire una prestazione positiva per tutta la sua durata, trasmettendo tutta la sua energia positiva in poco più di un’ora di live ad alta intensità. Si cantava e si ballava dalle prime alle ultime file e il culmine dell’esibizione è coinciso probabilmente con ‘Scream’, realizzata in compagnia con Aristophanes. Durante una pausa si è anche levato il coro “we love you”, ad attestare nuovamente la stima per l’artista e il gradimento per lo spettacolo. Dopo la cover dell’Ave Maria di Franz Schubert, ‘Oblivion’ e ‘World Princess Part II’ hanno condotto verso il gran finale con ‘Kill V. Maim’, che ha suggellato l’esibizione fra gli applausi convinti del pubblico. Con la fine del concerto di Grimes in tanti hanno lasciato il parco: in tal senso, la gente accorsa con i mezzi non ha avuto alternative. Il Festival, però, aveva altro da offrire. Il j-pop elettronico di Kero Kero Bonito ha inaugurato l’Indoor Stage su cui è calato il sipario dopo l’esibizione di Sofia degli Iori’s Eyes, da poco attiva con L I M, il suo progetto solista fatto di suoni elettronici minimali, oscuri ed avvolgenti. Nel mezzo, sul Main Stage si esibiva Danny L Harle, poi la prima edizione del Festival Moderno è andata in cassaforte con l’elettronica acida di Pigro On Sofa. Impeccabile è stata l’organizzazione di un evento che preannunciava scintille e che ha ripagato il buon hype e la massiccia presenza a suon di buona musica: non sappiamo quale sarà il futuro del Festival Moderno, ma le possibilità di consolidarsi come nuova realtà del programma estivo milanese sembrano esserci tutte.

Piergiuseppe Lippolis

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