Festa NERDS ATTACK! @ Init [Roma, 23/Febbraio/2008]

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Vedrai sarà una bella giornata. Me lo andavo ripetendo da giorni. Da qualche settimana. Un auto convincimento per vincere un’incrollabile metereopatia. Se ci sarà un sole primaverile sarà un buon segno. Neanche fossi uno sciamano di una tribù di Uroni. Ma negli anni penso di aver imparato a conoscere le mie smanie. A convivere con un’iperattività infernale. Senza aiuti chimici. Mai. Solo la naturalezza delle cose. Trasportato dal vento verrebbe da dire. Uno sguardo al cielo col naso all’insù. E il cielo, nel giorno domini 23 Febbraio, era di un azzurro mai visto. Almeno così preferivo vederlo io.

Per costruire un evento che richiamasse l’attenzione della gente (solita e insolita) c’era bisogno di un aiuto professionalmente preparato. Preparato a creare un qualcosa di originale. Per questo il supporto di Lenti Eventi è stato determinante, nodale, risolutivo. E originale, certo. Un work in progress chirurgico come un’oliata catena di montaggio. Un (piccolo) passo alla volta. La solita cura dei particolari. La manualità più semplice alla base (sempre) di un grande risultato. Ma il tempo dei ringraziamenti non è per ora destinato a finire in questa prima parte. Qui c’è spazio solo per il “prima”, per l’immediato “prima”, per il quasi subito. C’è spazio per sentimenti e commozione. Come quella che provoca un abbraccio. Una stretta di mano (forte). Uno sguardo tra gli sguardi. Tra amici. Che per un’occasione speciale si ritrovano. Come se le sale dell’Init si fossero d’improvviso trasformate in tante tavole imbandite, colorate, profumate di ciliegie e mandorlo. Eppure è sera. Anfratti bui. Dove si scorgono le installazioni nerdiche di un allestimento figlio della dolce ingenuità infantile che sospinge la vita di un “nerd”. Di uno “sfigato”. Ma col cuore tenero. Con la generosità senza scopo di lucro. Con i tratti di bambino. In fondo lo siamo tutti. Nessuno cambia. Mai.

Ad accogliere le persone sono stati previsti dei simpatici gadget, riposti dentro bustine arancioni a quadrotti, solitamente utilizzate per alimenti da rosticceria. Il regalino prevede una tripla tipologia. Occhiali da nerd in plastica con lenti a fondo di bottiglia, una gustosa girella al cioccolato e un succhetto alla pera (il frutto apparentemente più sfigato). Il tutto corredato da un test in allegato per misurare la “nerditudine”. All’entrata del club campeggiano gigantografie di una famiglia nerd sezionata e appesa ovunque fuori e dentro l’Init. Come gli enormi occhiali neri che sembrano dare il benvenuto sorridendo felici. Accatastate ci sono poi delle grandi matite che nostalgicamente rimembrano infanzia e periodi scolastici. Quando l’odore dell’astuccio a tre ante era il profumo migliore. Quello che ti rimaneva addosso fino alla sera. Quando aprivi la cartella e venivi investito da quella fragranza composta. La sala piccola del locale, al centro della quale ci sono alcuni comodi tavolini utili per la compilazione del test, è calda e miracolosamente accogliente. Tanto che il banchetto approntato per il vario merchandising sembra una stazione di servizio in mezzo al deserto. Un’oasi dove fermarsi, guardare, alzare lo sguardo, girare la testa a destra, a sinistra, toccare. Magari comprare. Le coloratissime, nuove shirt di Nerds Attack!, appese con deliziose stampelline in plastica rossa. Uomo-donna. Taglie varie. Poi una serie di libri figli della passione senza scopo di lucro (si proprio come le caratteristiche dell’autentico nerd). I prezzi scritti sulla bustina arancione. Quindi i lavori dei gruppi protagonisti. Scelta oculata. Mirata. Ovvia per i Thrangh. Formazione che abbiamo visto crescere, suonare, migliorare, vincere, affermarsi e oggi detonare. Ovvia per ringraziare e celebrare chi questo sito lo ha fondato. Genialmente nostro Alessandro Bonanni.

Alle 21 arrivo all’Init. Dopo aver chiuso in anticipo la consueta programmazione radiofonica. Non faccio caso a quello che è stato preparato all’esterno. Il mio passo baudesco e la miopia esaltata dal buio le cause della dimenticanza. Rimedierò presto. I Vegetable G sono alle prese con il soundcheck. Difficoltoso, sempre, mettere in sintonia uno splendido, vecchio, Rhodes. Il trio pugliese ha da subito vinto la concorrenza in simpatia. Un debole che ho trasmesso ai quattro moschettieri di Lenti Eventi che si sono felicemente fatti ammaliare dal pop dolce, docile, elettronico della band autrice di ‘Genealogy’. La pizza, croccantissima e buonissima, arriva in tre enormi cartoni. L’equivalente di tre teglie fumanti. La fragranza di un reato di gola. Mi aggiro con una malcelata contentezza per il club. Finalmente mi accorgo di tutto. Di ogni piccolo dettaglio che qualche ora prima i ragazzi di cui sopra hanno sapientemente curato. Ora mi sento a casa. A mio agio. Che effetto strano vedere quelle magliette lassù. Quei volti mostruosamente nerd. Quei matitoni accasciati sul pavimento. Domeniche di lavoro trascorse discutendo sullo sviluppo geometrico di un cono. Sembrerebbe essere tutto pronto. I Thrangh salgono on stage per la loro taratura sonora. Sono le 22. L’attesa sale. Prendo possesso della cassa. Non nel senso fisico e delinquenziale ma in quello strategico. Forse inconsciamente lo faccio per scaricare tensione. O per guardare in faccia la gente (solita e insolita) che verrà a questa festa. Preparo i gadget. Che unisco ad alcuni messi a disposizione dallo sponsor Nordkapp. Una preziosa stufetta corrobora l’attesa. Ho la lista. Il timbro. La penna. Gli spicci per il resto. Una scatola con le fattezze di un cassetto da registratore cassa. Ho voglia che tutto cominci.

La serata è mite. Ideale. I tavolini adagiati fuori dal locale saranno utili. Utilissimi. La transenna posizionata. Poggio i gomiti sulla mensola della mia postazione. Il viso poggiato sul palmo delle mani. Da dietro la porta in metallo sentirò arrivare la gente. Le voci. Il rumore delle macchine. Sembra tutto piacevole. I cinque anni più belli passano come un flashback fulmineo. Sembra ieri.

Alla spicciolata arrivano i nerd. Nel senso di amici-collaboratori. Il tagliando numero 1 viene staccato per il monolitico Fabio. Ex batterista dei mai dimenticati Dehumanize. Poi tra noi spunta la sagoma filiforme del leggendario Gherardi a cui spetta la palma del primo nerd-scriba ad entrare alla festa. Quindi Aguirre The Great si porta dietro la sua ghenga che protegge da velenosi spifferi anche la piccola Annalisa. Molta presenza femminile. Molti visi insoliti a cui va da subito il ringraziamento dello staff in bianco e nero di Nerds Attack!. Facce stupite alla consegna del gadget rivestito come un supplì. Entra il Serra mano nella mano con la consorte che carinamente acquisterà una maglietta rosso fiammante. A passi felpati giunge il Cosimi con signora. Poi la coppia dell’anno in corso e di quello passato (e sicuramente di quello futuro): Dante & Mary. Coppia d’assi. Il biondo e la rossa. Stima e affetto senza limiti. In mezzo a cotanta passerella c’è spazio per riconoscere una moltitudine di amici musicisti venuti a rendere grazie al nostro lavoro e a festeggiare insieme. Ben tre Volcanoman si aggirano divertiti. Loro hanno pescato una girella ed un paio di occhiali. Impegnati nel test non verranno convinti dal risultato “Lento/Tarato”. Poi intravedo membri di Masoko (senza Dio), Dolcevena, Nuove Officine Rumori, Monoma, Tocqueville e tutti gli altri che colpevolmente dimentico. Finalmente conosco il nostro Filippo Bizzaglia che si avvicina al Sensei con rispetto e timore. Peccato che alla fine dimentichi la sua maglietta nella sala grande. [Se qualcuno l’ha trovata ci faccia uno squillo oppure almeno prometta di indossarla!]. Il mitico Emanuele Avvisati che ha trasportato due amici di Dresda e si dispiacerà di essersi perso i Thrangh. La Tatiana di Radio Città Aperta tutta di bianco vestita. Il grande Cervoni di RCF. Donne e ancora donne. Poi con un po’ di ritardo faranno capolino anche il Di Fabio, la Fontana, la Federico e la Bordini. Altri sorrisi. Altre strette di mano. Ora le sale si vanno riempendo. Dotato della sua mitica bisaccia entra a grandi falcate il protagonista del Dj set. Che il Sabato porta la griffe di Gianluca “Lupercalia” Polverari.

Resisto chiuso nella gabbia della cassa fino al 60esimo pagante circa. Ovverosia fin quando non sento le note familiari della musica dei Thrangh che alle 23 in punto prendono possesso del palco rialzato dell’Init. Luci rossastre che esaltano il telo di sfondo impreziosito da due enormi occhialoni. Si, i soliti occhialoni nerd. Gabriele Mengoli (sax) ha un ginocchio fuori uso tanto da dover far uso di uno sgabello per sostenere il peso del suo splendido strumento. Lascia dunque la posizione centrale alla chitarra di Fabrizio Colelli, alla sinistra della quale c’è il basso furente di Bonanni che tiene il passo del micidiale batterista Tommaso Moretti. Una terminologia da ABC del provetto scriba musicale che però, in questa particolare occasione di regressione cerebrale-celebrativa, calza a pennello. Nel set di circa mezz’ora i nostri prediletti coagulano anche alcuni pezzi nuovi. Sembra che ad ogni esibizione il quartetto migliori. Una sensazione percettibile ad orecchio nudo. La loro serata gli è “presa” bene. Che tradotto in soldoni significa un treno pazzesco di pause e ripartenze. Di improvvisazioni e strutture magnificamente intricate. Sensazione di un ingranaggio temerario. E per questo straordinario. Applausi a scena aperta. ‘Erzefilisch’ fa bella mostra di sè sul banchetto. Accanto a divertire spillette e a gustosissimi posterini raffiguranti l’anima Thrangh che andranno letteralmente a ruba.

Ora l’aria è satura di gente. Ancora qualche istante e sarà la volta dei Vegetable G. A supporto del terzo album ‘Genealogy’. C’è un buon via vai allo stand. Sorvegliato e organizzato a rotazione dalle fanciulle di Lenti Eventi. La maglietta tira. Non solo quella. Molta gente è ricurva ed impegnata a barrare le risposte del test. C’è chi deglutisce causa girella. Chi si guarda attorno spaesato. Superiamo ormai le 200 persone, numero tendente ad aumentare da qui alla fine dell’evento. Le selezioni di Polverari breakkano l’attesa con il secondo live set. Sul palco ci sono già le barbe dei “vegetali”. Il vociare si attutisce. L’attenzione si fa esemplare. Sarà un set coinvolgente. Grazie ai potenziali singoli dell’album e ad un paio di brani nuovi che ci sembrano davvero coinvolgenti. Il pubblico gradisce. Il trio si scalda. Aumentando a poco a poco i giri. La
parte centrale è da ricordare. Si scattano foto. Si beve vodka-orange. Nel buio le teste girano per riconoscere quella o quell’altra persona. Si chiedono pareri. Molta gente ha preso possesso del comodo esterno. Crocchi fumanti in una sottile umidità. Il suono Rhodes è pregno di ammaliante fascino. I nostri continuano a confermarsi tra le migliori formazioni uscite negli ultimi tempi e alla fine vengono richiamati per un bis a due brani.

Quando i Vegetable G chiudono il loro show si è tutti pronti per ritorvarsi. Mentre il Dj set prende corpo e sarà seguito e “ballato” in seguito in maniera massiccia e costante. Ormai sono stabilmente accanto al banchetto, posizione esposta a mille e uno saluti, strette di mano, veloci commenti e chiacchiere sulla serata. Pacche sulle spalle e auguri anche da parte dei due totem di Extra! Music Magazine: il Donadio e il granitico De Chirico. Alcune ragazze si fotografano con gli occhiali multi strato. Diventano come piccole adorabili befane nerd. Rivedo vecchi amici. Non sento affatto la mancanza di chi non è venuto. Il bar è affollato. La musica incalza. La voglia di far festa non è affatto, ancora, sopita. Ballano anche i pacchetti di sigarette. Ballano tutti. Fuori c’è ancora fila. Dentro c’è ancora gioia. Del resto la felicità è reale quando è condivisa.

Mentre nella sala grande scorrono via i battiti chimici di una selezione perfetta si cominciano a contare i resti sui tavoli. Sacchetti “in piedi”, pastelli di cera sopra il test compilato, bicchieri vuoti, carte di girelle mangiate (forse) di nascosto, resti di un passaggio numeroso e vivo. C’è chi persino ha dimenticato un paio di occhiali (nerdici ovviamente). Il tavolo del merchandising ha avuto i suoi effetti. Rimangono impronte digitali di mani curiose. Alcuni nerdici comprano magliette. Due se accompagnati dal gentil sesso. Alcuni ne prenotano i colori. Il buon Cervoni sceglie una XL verde. Qualche linea di stanchezza comincia a calare. I gruppi protagonisti sono in relax. Felici. Soddisfatti della risposta di pubblico. All’apice della serata tocchiamo le 300 persone (conto fatto a due occhi e una croce). I ballerini della sala grande sono da urlo. Alcuni in trance solitaria, altri si esibiscono in danze figurate con doppi avvitamenti carpiati, altri ancora hanno scambiato l’Init per un capannone da rave party. Ma tutto è bello. Tutto è assolutamente nerd. Come Aguirre impegnato in una contorsione no wave ad ali aperte. Il Gherardi fuma a braccio medio-alzato e intrattiene donne e donne nello spazio esterno sempre più intasato e cianciante. Dante & Mary (la coppia dell’anno ricordate?) finalmente trovano il tempo di appartarsi e discutere del più e del meno meno. Due foto stupide con loro non me le toglie nessuno.

Le lancette dell’orologio segnano quasi le 3:00 ma gli indefessi nottambuli proseguono la “corsa”. Il materiale del banchetto viene riposto alla mano. Mentre un paio di ultimi avventori chiedono notizie su libri, sito e prossimi eventi. C’è sempre un velo di tristezza quando le feste volgono al desìo. Si comincia a pensare al giorno dopo. A quanti film passeranno nella testa. Una lenta ricostruzione di un puzzle fatto di dettagli e piccoli episodi. Le buste sono pronte. Il momento del giro di saluti è impegnativo ma piacevole. Il giovane nerd appeso sopra lo stand viene staccato per ricordo. Chiazze di birra hanno bagnato la tovaglietta copri tavolino. Così in terra. Segni di una “FESTA”. La luce illumina ancora la consolle. Lasciamo ballare chi ancora ha voglia di tirar tardi. Fuori è umido ma non sembra. Nel tratto che porta all’uscita mi giro a guardare gli occhiali, i matitoni quei mucchietti di volantini che sono stati per due settimane fedeli compagni di lunghe camminate per mezza città. Le luci intermittenti di un antifurto. La brina sui vetri. Ultima immagine. Fine.

[Un grazie grande come il mondo a]: Chris Walla e la sua “It’s Unsustainable” mandata in loop per alimentare l’ispirazione, Laura, Claudia, Francesca, Michele (i miei moschettieri preferiti), Dante, Mary, Daniele, Simone, Simoncino, Filippo, Carlo, Annalisa, Chiara, Mariagloria, Raffaella, Andrea (senza basette), Gaetano, Vegetable G, Thrangh, Gianluca Polverari, Tatiana Fabbrizio, RCA, Extra! Music Magazine, Break Out Agency, Nordkapp, il cielo, il sole, i lettori, gli amici, gli amici musicisti, la copisteria di quella vecchia signora, Italcart, la Fiat Punto con una botta a sinistra, la stufetta corroborante, Robertò @ Hellnation, gli accreditati, i senza Dio, i senza casa, i pacchetti di sigarette, la pizza, la famiglia nerd, Cris Moon, il cappellino di Cris Moon, i sorrisi, gli occhi lucidi, la vita.

Emanuele Tamagnini

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