Fennesz & Sakamoto @ Villa Aldobrandini [Frascati, 30/Giugno/2008]

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Arrivano a Frascati nella splendida cornice di Villa Aldobrandini Christian Fennesz e Ryuichi Sakamoto, due dei più importanti compositori della musica contemporanea. Il primo è l’uomo chiave della musica elettronica degli anni ’90: dal glitch ai suoni levigati e orchestrali, dal guitar box ai moderni software digitali. Di base a Vienna, Christian Fennesz ha acquistato una eccezionale reputazione internazionale imponendosi come uno dei più innovativi compositori di musica elettronica di ricerca. Le sue pubblicazioni possono essere reperite su label quali Touch e Mego (di cui è proprietario), etichette che hanno reinventato il suono digitale degli ultimi 25 anni. Il giapponese Sakamoto compositore e pianista, vincitore di un Oscar, nel corso della sua carriera ha attraversato molti confini musicali e tecnologici. Sakamoto ha sperimentato con successo, vari stili musicali ed è diventato famoso sia a livello di musica popolare, che di musica orchestrale e da film. Il lavoro più noto di Sakamoto è probabilmente la colonna sonora del 1987 per ‘L’Ultimo Imperatore’ di Bernardo Bertolucci che gli ha fatto vincere un Oscar, un Grammy ed un Golden Globe. Fennesz e Sakamoto presentano ‘Cendre’, dischetto di ottimo livello edito dall’inglese Touch che si colloca sulla scia di “Santa Cecilia”, precedente opera registrata dal vivo a Roma nel 2004. L’intro del concerto è affidata ad una spiazzante composizione per solo laptop di ben 12 minuti. I suoni sono ambientali freddi e cupi, ridotti a semplici fruscii o talmente rarefatti da richiamare i tristi paesaggi nordici e le atmosfere all’imbrunire dei fiordi norvegesi. Poi Sakamoto si sistema al piano ed inizia l’esecuzione dei contenuti di ‘Cendre’. Il lavoro dei musicisti è chiaro: è incentrato sulla capacità di relazionarsi con i propri mezzi e le proprie idee. Se dunque da un lato Fennesz si prodiga nella squisita arte della manipolazione elettronica con i suoni della chitarra trattati e rielaborati al Mac, dall’altro Sakamoto fa quello che da sempre gli riesce meglio ossia suonare il pianoforte. Facile dunque distinguere l’operato dei due. Se le trame “atmosferiche” e “concrete” elaborate dalla sapiente programmazione di Fennesz piacciono di norma come al sottoscritto, questo era il concerto della vostra vita. Il suono era per di più perfettamente funzionale, magnificamente adatto alle sublimi divagazioni di Sakamoto sugli ottantotto tasti. Non è classica e neppure avanguardia. E’ qualcos’altro. Il necessario momento di stacco da tutte le inquietudini che la Roma post veltroniana ti trasmette. Composizioni di Neu Musik che rimandano tanto a Varèse e Pousseur quanto a Mahler e Bartòk, senza dimenticare gli insegnamenti di Gérard Grisey e della sua Musique Spéctrale. Il tutto condito dal suono originale ed innovativo della chitarra di Christian Fennesz, il vero fuoriclasse del concerto. L’esibizione ha il pregio di risultare gradevole anche a chi magari non ha mai avuto l’occasione o la voglia di addentrarsi nei meandri della musica sperimentale. Il gioco è proprio rendere fruibile una sonorità fino ad oggi appannaggio di circuiti elitari ed un po’ snob che, nonostante il percorso ambizioso tracciato, rimane sempre scevra da richiami complessi e mistici, pur essendo apparentemente “alta” ed in odore di new age. Infine una nota. Il pubblico non era costituito né dai classici rocker romani (freak presenzialisti dei concerti-festival estivi, stile Villa Ada) né da quello elitario dell’Auditorium. Era in buona parte composto da curiosi e notabili in giacca e cravatta ed abiti da sera, a cui era chiesto solo di apprezzare la veste romantica e affascinante che la musica metteva in scena, senza schemi ideologico-musicali e posizioni “politiche”. Per decodificare il tutto, serviva solo abbandonarsi alle suggestioni dei paesaggi. Ed il gioco era facile.

Gaetano Lo Magro

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