Fatso Jetson + Yawning Man + Killer Boogie @ Sinister Noise Club [Roma, 23/Febbraio/2015]

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Abbiamo già raccontato in modo esaustivo la storia di Mario Lalli e dei suoi svariati progetti in un altro articolo, passiamo dunque alla cronaca nuda e cruda della serata. Ore 21:55, in netto ritardo rispetto al programma e davanti ad un club gremitissimo, sale sul palco il terzetto dei Killer Boogie. Fresca di debutto discografico (‘Detroit’) la band romana mette in scena un roccioso set di anthems hard che profumano di primi anni settanta. Gabriele Fiori (Black Rainbows), Luigi Costanzo (The Wisdoom/Departure Ave.) e Matteo Marini sono un power trio ben rodato che cerca di rinverdire le gesta di gruppi come Bang, The Third Power o dei Road di Noel Redding (sparo a caso nomi di alcune formazioni da tempo dimenticate); il risultato è piacevole e convincente, un riff rock estremo che trova sbocco nei selvaggi assoli di chitarra, va bene così. Dopo il consueto allestimento del palco è la volta degli Yawning Man. Gary Arce alla chitarra, Bill Stinson alla batteria e Mario Lalli al basso (con tanto di felpa degli OFF! e cappello pork pie alla Tom Waits, ndr) danno vita ad un’ora scarsa di travolgenti strumentali, è un sound particolarissimo, guidato dalla chitarra sognante di Arce che pizzica e accarezza il suo strumento mentre la sezione ritmica è un terremoto senza fine. È un sound potente ma allo stesso tempo rilassato, a volte sussurrato, è musica nata in vasti spazi aperti tra le dune del deserto della California è musica che fa sognare, chiudere gli occhi, immaginare la natura, la forza del vento, il freddo della notte e l’incognito che si avvicina. Richiesta a gran voce chiude il set la bellissima (cantata) ‘Catamaran’ che i Kyuss coverizzarono in modo egregio per l’ultimo… ‘And the Circus Leaves Town’. Come sempre superbi. Ai Fatso Jetson, che salgono sul palco poco prima della mezzanotte, spetta poco tempo per rispettare il tassativo orario di chiusura della serata, ne scaturisce così un concerto breve, privato dei brani più dilatati per dar posto ad una versione punk della band. Sono brani serrati e violenti dove come sempre Mario dà sfoggio di enorme abilità chitarristica, le sue dita sono dei serpenti in continuo movimento, un linguaggio trasversale e asimmetrico che fa pensare al lato più sperimentale di Josh Homme. In chiusura padre e figlio si scambiano gli strumenti per regalarci qualcosa di diverso, composizioni nervose e storte con il drummer Tony Tornay (senza scarpe) esausto a sfidare il giovane Dino a duello. È questa la nuova strada che hanno preso le registrazioni del nuovo album previsto entro l’anno, musica prevalentemente strumentale molto tecnica e senza pietà. Micidiali.

Alessandro Bonini

Foto dell’autore.