Fatso Jetson + 3rd Ear Experience @ Sinister Noise Club [Roma, 19/Ottobre/2015]

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Al mio arrivo, Tony Tornay, batterista dei Fatso Jetson, è seduto sul paraurti del tourbus con una bottiglia di vino rosso in mano, beve e guarda il vuoto smarrito e armeggia col telefono, noterò il giorno dopo un post nostalgico su Instagram dedicato alle sue girls; Mathias Schneeberger, produttore e musicista che ha messo lo zampino su innumerevoli lavori, dividendosi tra produzione, songwriting e performance con Mark Lanegan, Twilight Singers, Mondo Generator, Desert Sessions, Earthlings?, Brant Bjork e Fatso Jetson (la lista completa riempirebbe tre pagine), che in queste date europee sostituisce Larry Lalli, scatta foto alla degradata facciata del palazzo di fronte a noi. Di Mario Lalli nessuna traccia, inganno anch’io il tempo al telefono, ho già visto l’esibizione dei Fever Dog, un trio, che nonostante la giovane età, è riuscito ad imbastire un set in bilico tra hard e psichedelia primordiale di grande spessore. Sono in attesa dei 3rd Ear Experience, anch’essi come Fever Dog e Fatso Jetson figli di quel deserto californiano che è ormai una fucina di piccole grandi realtà. Ai primi echi provenienti dalla grata su strada rientro in sala, Mario è appoggiato al muro del merchandising, lo sguardo smarrito, appena mi vede sorride, lo abbraccio calorosamente cercando di trasmettergli la mia vicinanza. È molto cordiale, scambiamo qualche battuta mentre i 3rd Ear Experience sono nel pieno di una jam space di grande livello, osservo il tastierista in piedi su uno sgabello completamente piegato verso il basso a suonare il suo Roland, come a toccarsi le punte dei piedi, mi sembra di vedere vecchie foto d’archivio di storiche band. È tutto un po’ folle, il gruppo è compatto, preciso e sconvolgente, veramente una bella sorpresa. Sono gli Hawkwind del nuovo millennio, immersi in lunghe jam che si distanziano anni luce dal sound standardizzato e banale che in molti hanno adottato recentemente. Scambio ancora qualche battuta con Mario, anche se non mi va di disturbarlo, tralascio tutto ciò che avevo in mente per la prossima occasione.

Alle 23,40 è l’ora dei Fatso Jetson, è un arpeggio dolce e ripetitivo a riempire la sala, non è il solito attacco frontale che squaglia la faccia e ti cambia i connotati, è una cantilena sempre uguale che pian piano sale di intensità e prende vita. Mario è concentrato come non lo ho mai visto, non parla, spesso ha gli occhi chiusi, scarica sulle sei corde le sue emozioni che amplificate ci piombano addosso e ci avvolgono. Non so se i pochi presenti si siano resi conto di cosa è andato in scena al Sinister Noise in un anonimo lunedì sera di ottobre. ‘Seraquel’ questo è il titolo di questo primo brano; google mi dice che forse cercavo Seroquel un farmaco che cura disordini depressivi, forse è proprio questo che serve per andare avanti in questo tour ora che un grave lutto lo ha colpito da pochissimi giorni. La sequenza che segue è terrificante, una manciata di brani intensi e travolgenti arricchiti dall’inedita tastiera di Schneeberger che fanno terra bruciata; Mario è una furia vera, grida a squarciagola lontano dal microfono “Orgy, porgy, pussy, and thigh Ain’t nothing better make a monkey man cry” è un urlo liberatorio, sembra un bluesman degli anni ’40 che grida la sua disperazione. Non c’è tempo di respirare, ‘Flesh Trap Blues’ fa muovere tutti, è il classico anthem hard da scapocciamento che dal vivo rende al 100%, una dilatata ‘Too Many Skulls’ mette in mostra il grande affiatamento che c’è tra i musicisti/amici, vanno tutti alla velocità della luce, Tony Tornay a torso nudo, con ancora la bottiglia vicino a se, è ormai un pugile tumefatto, la storica Telecaster con il toro sputa note con la frequenza di una mitraglia, tra riff, svisate, stacchi, stop e tric e trac è un’eruzione continua. Poi l’ultima ‘The Untimely Death Of The Keyboard Player’ muta in un finale inedito che vede Mario, spalle al pubblico, raccolto vicino all’amplificatore che decelera piano piano, le note si allungano, sale il feedback e si finisce come si è cominciato, con una chitarra che da sola riempie la sala e regala forti emozioni. Nel post concerto si scattano foto e si firmano dediche con il sorriso, scambiamo ancora qualche parola, lo abbraccio e vado via. Mille grazie, è stato intenso. Ma voi dove eravate?

Alessandro Bonini

Foto dell’autore