Father John Misty @ Locomotiv [Bologna, 1/Novembre/2015]

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Il fascino di Joshua Tillman non lo ritroverete certo nel villoso aspetto estetico, nei capelli mai domi sistemati all’indietro, nel completo nero, nella luce soffusa in mezzo alla quale ama esibirsi con l’impeccabile band a supporto, nall’aura pastorale riflesso di un adolescenza tormentata. Il fascino del 34enne del Maryland vive dentro le mura di una sintesi artistica che attraversa la strada della tradizione americana. Tutto l’immaginario della provincia raccontata in decenni di romanzi sulla strada, in mezzo secolo di musica “folk” che ha le sue radicate origini tra le due coste e in mezzo alle due coste. E poi certo c’è il furbo performer, il tenebroso barbuto, il crooner con le movenze tanto care a Nick Cave, la malinconia citofonata a Neil Young, la lezione dell’indimenticato genio Skip Spence, e soprattutto due album sognanti. Il club bolognese è caldo. Rosso. Pieno. Per questo il maleducato chiacchiericcio rimane male del nostro tempo impossibile da estirpare ma dopo la strada da Milano (la domenicale fatica da Milano) non ho voglia di ricorrere a tisane depuranti per colpa di qualche incivile appartenente alla famiglia dei coglioni. Cerco di isolarmi e l’esperimento funziona soprattutto perchè il carisma di Father John Misty è notevole, non sempre all’altezza, ma notevole. E poi c’è la voce, la splendida voce meglio di qualsiasi strumento, in un’alternanza di intimità e semi-elettricità, di acustici richiami e silenziosi raccoglimenti. Non mi sento eccitata fisicamente, insomma non sono qui per vedere il maschio prima dell’artista, mi sento rigenerata mentalmente, perchè ‘I Love You, Honeybear’ è più dolce di ‘Fear Fun’, pieno zeppo di canzoni perfette. Nate da quella sintesi di cui sopra. Ma amo comunque l’Inghilterra dei Beatles fotografata da ‘This is Sally Hatchet’ e quelle mani rivolte al cielo di ‘Hollywood Forever Cemetery Sings’ e verso la fine, isolata da tutti e da tutto il mondo attorno, mi illumino d’immenso (‘Funtimes in Babylon’) e scopro (si scopro) che Tillman è molto più devoto a Townes Van Zandt e Nick Drake di quanto pensassi fino a qualche ora prima. ‘The Ideal Husband’ chiude solo per un attimo. La coda si manifesta con ‘I Went to the Store One Day’ (ad ogni parola pronunciata scoppia l’ilarità di massa, risolini forzati e nervosi…) e con l’ideale canzone per i titoli di coda: ‘Everyman Needs a Companion’. Una sorta di manifesto che ci fa sentire uniti nel nome del padre John. Mentre cammino sulla via del ritorno, quasi a mente fredda, ragiono e penso che a Father John Misty manchi ancora qualcosa… un tassello, una piccola parte di quid speciale che lo farebbe entrare di diritto tra i grandi del genere. Ma a 34 anni un uomo è ancora giovane. Con o senza barba. Arrivederci Bologna.

Silvia Testa

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