Fatboy Slim @ Just Music Festival-Ex Dogana [Roma, 9/Luglio/2017]

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I tempi cambiano. La rivoluzione digitale ha parificato il modo in cui si divertono giovani e vecchi, genitori e figli. Un touch screen, un app, un social e lo stesso sorriso ebete si stampa sui volti di persone che appartengono a generazioni diverse. Everyday Robots li chiamava Damon Albarn nel suo ultimo lavoro da solista e da quando abbiamo ascoltato quel disco osserviamo con pena mista a tenerezza chi non alza mai gli occhi dal suo device, sperando ci sia qualcuno che lo faccia con noi, quando ci troviamo in una situazione analoga. Generazioni diverse hanno però solo questa mania a legarli. Per il resto, i passatempi dei genitori rimangono da vecchi tromboni, così come loro non capiscono e non accettano gli outfit della prole, quei pantaloni troppo corti, quei colli troppo larghi, quella musica fastidiosa, quelle scarpe così strane. È la vita, la stiamo descrivendo e non c’è rischio di smentita. Immaginate allora l’effetto straniante che può regalare un tizio che potrebbe essere stato un compagno di scuola di nostra madre e che da un palco fa esaltare noi e i nostri coetanei, dimenandosi per un’ora e mezza in cui riesce a farci dimenticare buona parte dei problemi che puntualmente si ripresenteranno una volta varcato il cancello di uscita della venue. E non lo fa usando l’arma del Classico Che Piace a Tutti, come potrebbe fare un Vasco qualunque, ma con un set energico e adeguato ai gusti di fan eterogenei che coinvolge compatti come abbiamo visto fare a pochi altri artisti prima di lui, nella nostra ormai invidiabile carriera di spettatore di musica dal vivo. Stupisce anche, che nonostante i 53 anni suonati, non dia mai l’impressione di essere fuori luogo, alla sua consolle.

Torniamo al Just Music Festival dopo un paio di settimane e ci rendiamo subito conto che si è lavorato sulle criticità emerse nell’ambito del concerto di Nicolas Jaar per trasformare in punti di forza quei problemi che alcuni presenti avevano lamentato. Stavolta possiamo parlare di ottima organizzazione. Il palco è sotto la tangenziale est e lo spazio adeguato per assistere al live senza l’effetto carnaio che da qualche anno a questa parte cerchiamo di evitare come fosse la più rognosa delle malattie veneree. Il live di Quentin Leo Cook, aka Norman Cook, meglio noto come Fatboy Slim, trent’anni di carriera passata a far ballare e divertire il suo pubblico, da unico appuntamento è stato trasformato nella ciliegina sulla torta di un’intensa giornata dedicata alla musica elettronica che parte già dalle 18.30, con un doppio duo, prima gli storici resident di L-ektrica, poi i Dumfound che scaldano la folla comunque non accaldata: la canicola estiva, chissà come, chissà perchè, sembra essere rimasta fuori dai cancelli dell’Ex Dogana ed anzi dopo il calar del sole si potrà sentire persino una discreta brezza. Fatboy Slim è annunciato alle ore 21 e 14 minuti dopo prende posto sul palco. Siamo lontani dall’elettronica minimal tanto cara a molti, di questi tempi. È la prima volta che assistiamo ad un set del producer e dj inglese, inventore del big beat (combinazione tra hip hop, breakbeat, rock e R&B), ma già sappiamo cosa ci attende. I suoi pezzi più celebri faranno solo capolino all’interno del suo show, spesso con l’inserimento delle sole parti vocali su basi altrui, come nel caso di ‘Right Here, Right Now’ e ‘What The Fuck’. È la sua cifra e non se ne discosta, ma ci dona un’ora e mezza davvero divertente, mentre lui stesso si dimena sembrando tutto tranne uno di quegli artisti che fa le mosse mentre pensa a cosa andare a bere una volta sceso dal palco o a come usare i soldi del cachet. È all’interno del suo elemento e non ha intenzione di cedere il passo ai nuovi re del suo mondo. Nella sua carriera ha usato vari moniker e non sempre si è dedicato all’elettronica, visto che il suo esordio nel music biz è stato come bassista degli Housemartins di Paul Heaton, formazione britannica di metà anni ottanta feticcio di alcuni collaboratori di Nerds Attack!, tra cui l’autore di questo pezzo. Nonostante l’ultimo album in studio risalga addirittura a sette anni fa, l’interlocutorio ‘Here Lies Love’, concept album dedicato alla First Lady delle Filippine e nato dalla collaborazione con David Byrne, l’artista non risulta per nulla arrugginito nell’attività live, anzi ci dà la netta sensazione di essere tuttora di un’altra categoria rispetto ai suoi illustri ed incensati eredi designati, conquistandoci con l’inserimento del tema di “Twin Peaks” per qualche secondo sul finale dello show. Alle 22.45 circa lascia il palco, ricevendo applausi convinti, ma senza molti convenevoli, a Daddy G dei Massive Attack. Si resta in Inghilterra, nella specifico a Bristol, ma non è our cup of tea, come direbbero i suoi concittadini. C’era uno spettacolo che dovevamo goderci e lo abbiamo fatto in pieno, ora non ci resta che attendere l’indomani per vedere chi vincerà la nostra personale sfida tra lui e gli XX, nella simbolica sfida tra il nuovo che avanza e il vecchio che non arretra.

Andrea Lucarini

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