Fast Animals And Slow Kids @ Blackout (Roma 25/Aprile/2015)

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Sono passati quattro mesi dall´ultima volta che ho assistito a un concerto dei Fast animals and slow kids. Mi trovavo al Circolo degli Artisti e ad essere sincera in quell´occasione non rimasi molto entusiasta del live. ‘Alaska’ era stato pubblicato da poche settimane, “un disco oscuro” come tiene a precisare spesso Aimone, frontman dei quattro di Perugia. I brani del nuovo album venivano eseguiti per le prima volta e forse avevano bisogno di un po’ di rodaggio, o forse ero io che dovevo abituarmi a quelle sonorità più cupe rispetto al precedente lavoro ‘Hybris’. La data al Blackout è la perfetta occasione per darmi una seconda possibilità. L’apertura del concerto spetta ai torinesi Monaci del Surf. Purtroppo essendo arrivata al locale sulle note dell´ultimo brano ho potuto apprezzare solo la cover di ‘Misirlou’ di Dick Dale e i loro insoliti travestimenti: kimono nero e maschere da luchadores messicani. È il momento dei FASK e della mia redenzione. Arrivata nuovamente nella Capitale per la quarantesima data del tour di ‘Alaska’ la band è apparsa sin dai primi istanti più motivata e matura. ‘Ouverture’, traccia apripista del nuovo album, dà il via all’esibizione seguita subito dalla emo-punk ‘Il mare davanti’. Già dai primi brani è evidente quanto sia più forte l´impatto di ‘Alaska’ eseguito live rispetto alle registrazioni. Si continua senza sosta con ‘Calci in faccia’ e ‘Coperta’ seguiti da alcuni brani tratti da ‘Hybris’ diventati ormai degli inni per i fan del gruppo e per la sottoscritta, vedi ‘Combattere per l’incertezza’, ‘Troia’ e la non poco violenta e per nulla politically correct ‘Maria Antonietta’. Ci viene regalato anche un brano tratto dal primo lavoro ‘Cavalli’: ‘Copernico’. È innegabile che questi ragazzi siano animali da palco. Aimone sa coinvolgere dannatamente bene il pubblico rendendolo parte attiva dello spettacolo. Non mancano le invasioni di “campo”, il pogo sfrenato, i numerosi crowd surfing. È un continuo scambio di energia e intesa quella tra il gruppo e la sua platea. È giunto il momento dei ringraziamenti e nuovamente Aimone affronta con naturalezza e umiltà il pubblico che a dire il vero non è numerosissimo rispetto alla capienza del locale.  ‘A cosa ci serve’ chiude la prima parte dell’esibizione cantata a squarciagola dalla maggior parte dei presenti. La band ci risparmia la finta uscita/entrata dal palco per l’encore finale ricominciando incredibilmente energica con ‘Te lo prometto’, ‘Come reagire al presente’ e infine l’epica e disperata ‘Gran finale’. Nei loro testi non vi è nessuna sovrastruttura da intellettuale da salotto, non vi è alcuna necessità di mostrare “sonorità alla moda” del momento, anzi sembrano proprio prendere le distanze da tutto questo. Vogliono essere fedeli solo a loro stessi e come in una preghiera, per rendere più forte il loro credo e la loro identità, non perdono mai l’occasione di ripetere “Siamo i fast animals and slow kids e veniamo da Perugia!”. E` difficile paragonare i FASK a qualsiasi altro gruppo, i vari tecnicismi del caso passano in secondo piano. Il coinvolgimento emotivo e la brutale onestà sono la chiave del loro successo. Niente lustrini e paillettes da reginette del ballo. Solo cuore, sudore e Umbria.

Melania Bisegna

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