Fantômas + Guapo @ Spazio Boario [Roma, 16/Maggio/2004]

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Sotto il tendone dello Spazio Boario si respira un’atmosfera carica di attesa mentre il pubblico affluisce sempre più numeroso, rifuggendo probabilmente il meschino spettacolo MTViano che si consuma nel vicino Circo Massimo. Dopo lo smentito supporto dei Melt Banana e dei Flat Earth Society, il compito di aprire degnamente le danze spetta ai Guapo, albionica band neo-progressive fresca dell’uscita di un discreto un full-lenght dal titolo ‘Five Suns’. Tra colpi di gong e vertiginosi soffi sintetici, quattro figuri sul palco incominciano un oscuro viaggio strumentale senza soluzione di continuità, debitorio in primo luogo alla fibra dei King Crimson e dei Magma. Si succedono tempi dispari e dilatazioni ambientali nei quali i Guapo si addentrano rimanendo sempre fisicamente ancorati a terra dalla presenza del basso di Matt Thompson e dal drumming robusto di Dave Smith, senza barocchismi o bucolismi oltre la data di scadenza, conquistandosi così il nostro apprezzamento.

Riassettato lo stage dopo la performance del gruppo spalla, preceduti da una lunga pausa, accolti dalla trepidante eccitazione del pubblico, fanno la loro comparsa i fantomatici compagni di giochi di Mike Patton, vocalist di quella fondamentale ed indimenticata band degli anni ’90, i Faith No More. Con lui occupano il palco Buzz Osburne (chitarra e voce dei Melvins), il batterista Dave Lombardo (Slayer) e Trevor Dunn (già bassista dei Mr. Bungle e dell’ensemble Electric Masada di John Zorn). Il progetto Fantômas, che può essere considerato un grande tributo a Zorn e Morricone da parte di un Patton che, raggiunta la maturità artistica, si consacra come un valido epigono di quei due artisti, dal vivo è delirio puro: basti dire, per rendere l’idea, che sono capaci di riproporre esattamente quanto si sente nei dischi, centuplicandone l’impatto. Ogni vignetta del fumetto immaginario noir, incorniciata dalle pennate della chitarra volgare e degenerata di King Buzzo, è una mattonata nello stomaco. Gli accenti isterici ed imprevedibili della ritmica sono scanditi dai rintocchi di basso di Dunn, che raggiunge frequenze abissali pitchando opportunamente il suo quattro-corde. E’ edificante osservare Patton armeggiare con tre microfoni ed una serie impressionante di campionatori ed effetti, emettere strilla supersoniche e contestualmente dirigere i compagni attraverso un codice tacito: è evidente che da Zorn egli non abbia tratto solamente ispirazioni musicali, ma anche la gestualità coordinatrice. Ma se lui è il leader folle e carismatico della band, si può senz’altro affermare che metà dell’audience abbia pagato il (misero) biglietto per “vedere” il prodigioso Lombardo. Le sue impressionanti capacità tecniche ed il suo leggendario passato di batterista degli Slayer ne fanno un’icona irrinunciabile per ogni seguace del metal. Non si può tuttavia fare a meno di domandarsi quanto sia frustrante per un vero metallaro d.o.c., che mal digerisce l’estetica avanguardista dei Fantomas, il doversi accontentare di un drumming talmente frammentario ed esiziale. Per quanto riguarda la scaletta, smentite alcune voci che favoleggiavano di una riproposizione integrale del recente ‘Delirium Cordia’, il concerto si è rivelato un equilibrato collage di estratti da tutti e tre i lavori con qualche chicca aggiuntiva, come la schizofrenica ‘Simply Beautiful’. Tra i due bis Mike Patton presenta la band senza mancare di dileggiare irresistibilmente i “romanacci” del pubblico affannato, definendoli “merdallari di merda”. E così, “questo pischello qua [Dave Lombardo] crede di essere cubano, invece è piemontese. Quest’altro qua [Buzz Osburne] ha i capelli come un clown di Fellini”. Bersaglio ancor più facile è Trevor Dunn per via della riottosa crestina punk: “l’abbiamo trovato nel campo degli zingari: è un mohicano punkabbestia di merda… bassista del cazzo”. Resta solo un interrogativo: a quale spettatore, e soprattutto perché, Patton ha ingiunto il silenzio dopo un applauso, apostrofandolo “abbacchio di merda”?

Alessandro Bonanni