Factory Floor @ Farm Festival [Alberobello, 13/Agosto/2015]

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Meno di una settimana di vacanze nella natia Puglia e concerti di qualità in Valle d’Itria e dintorni praticamente ogni sera, me lo avessero raccontato una decina di anni fa non ci avrei mai creduto. Ultimo solo cronologicamente il FARM Festival, giunto alla quarta edizione, nella splendida cornice della Masseria Papaperta, nelle campagne di Alberobello, la terra dei trulli. Una fastidiosa sinusite mi impedisce di partecipare alle prime due serate che hanno visto esibirsi, tra gli altri, Bamboo, Omosumo, Moustache Prwan, The Pier, Joycut, Jaakko Eino Kalevi e Sofia Brunetta. Mai avrei rinunciato però all’ultima serata con in chiusura il set dei Factory Floor. La Masseria Papaperta è uno spettacolo, l’organizzazione impeccabile: ottimo cibo, esposizioni artistiche, sessioni di danza aerea, proiezioni di cortometraggi, perfino un mini parco giochi per bambini e una zona dedicata allo studio di stelle e costellazioni, un piccolo palco dedicato ai dj del Kode_1 di Putignano (BR), forse “Il” club in Puglia e non solo dell’ultimo anno, il tutto con un grande prato e in mezzo ai trulli. Arrivo con i miei amici e sul palco ci sono già The Roots Corporal, il reggae non è decisamente nelle mie corde per cui mi astengo da giudizi. A seguire la vera sorpresa della serata, i Leland Did It da Conversano: in cinque attorno a un tavolo con una piccola lampada, synth e strumenti vari, in bilico tra post rock e new wave, voce profonda e spettrale, suggestioni dark liquide e qui e là sferzate di elettricità. Da approfondire senza dubbio. Non posso dir lo stesso dei romani Headtohead: le primissime cose invecchiate male dei Nine Inch Nails portate all’estremo o, per rimanere nei confini nazionali, qualcosa in comune con Aucan o Deflore ma con un approccio esemplificato dalla definizione dell’onnipresente collega nerd Ghilardi: “I New Order del tagadà”. Punti di vista: per lui vorrebbe essere quasi un complimento, per me tuttaltro. Tocca ai Fabryka, da Bari: fuori contesto nell’ambito della serata, va detto, risultano frizzanti e godibili a tratti, power pop rock con chitarre vagamente strokesiane, coretti e una vocalist forse cresciuta a pane e Kate Bush, capace e vistosa. Purtroppo, l’attenzione nei loro confronti cala presto. Infine, da Londra, ecco il piatto forte, i Factory Floor: spero in un riscatto dopo la delusione patita a febbraio ai Corsica Studios, in cui tennero un set con Ableton e controller quando mi sarei aspettato un live vero e proprio come era reclamizzato sui manifesti della serata, non una brutta esibizione ma proprio nulla di quello che avrei voluto vedere e ascoltare. Bene, a mente fredda ora potrei dire che Gabe Gurnsey e Nik Colk Void siano in cerca di una nuova direzione: batteria e chitarre non ci sono neppure stasera ed è ancora strano vista la collaborazione di Nik con Chris & Cosey che ha generato un nuovissimo disco, ‘f(x)’ in cui sperimenta con la sei corde. La strumentazione di stasera non riesco a vederla, ma punterei su qualche synth e altrettanti controller, paradossalmente l’influenza di Carter Tutti si fa sentire nelle sonorità techno dominanti fin da subito, in cui fanno a pezzi brandelli del loro primo disco recuperandone loop qui e là, come i synth e le voci di ‘Turn It Up’ in apertura, in una successione che parte da una canonica cassa dritta fino a evolversi su ritmiche e noise più variegati. Un set che metterebbe d’accordo orecchie fini d’elettronica e ballerini da dancefloor, a me nonostante tutto resta ancora un pochino d’amaro in bocca, poiché probabilmente quei Factory Floor del disco omonimo di due anni fa che tanto ho amato e ascoltato non li vedrò mai così dal vivo, stasera hanno comunque offerto un buon set e chissà cosa emergerà su disco da questa loro ricerca. E chissà quali sorprese offrirà la prossima edizione del FARM Festival.

Piero Apruzzese

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