Explosions In The Sky @ Live Club [Trezzo sull'Adda, 9/Novembre/2011]

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È proprio vero, il Live Club è il miglior locale live di Milano, poco importa se dista circa 40 chilometri e Bergamo è decisamente più vicina a Trezzo, rispetto a Milano. Locale dall’ottimo suono, visuale perfetta, bar forniti e veloci. Poi vabbé, pure qui se ne escono con stranezze non da poco: per un posto sui divani rialzati bisognava pagare un supplemento. Ce ne stiamo tranquillamente sotto.

Quando attaccano i The Drift la grande sala del Live è ancora piuttosto deserta. Di questo gruppo so solo che, non molto tempo fa, il cancro si è portato via il loro trombettista. Una tragedia che ha portato la band a modificare il proprio suono, che pare fosse parecchio jazzato. Vista la proposta, è difficile non accostare anche per loro i termini post e rock. Molto impostati e controllati, senza i tipici saliscendi chitarristici del genere. Partono un po’ in sordina, causa anche una presenza scenica pari a zero, ma con l’evolversi del set, oltre a delle evidenti influenze jazzistiche,  si scorgono anche dei forti richiami krautrock. Nell’animo più vicini ai Tortoise ripetto che agli Explosions In The Sky.

Nel frattempo, il numero di presenti è aumentato parecchio, anche se lungi dal sold out. Meglio così, c’è più spazio per respirare e per godersi un concerto in santa pace. La colonna sonora di ‘Friday Night Lights’ deve aver fatto il resto, infatti sono accerchiato da un mucchio di under 20 iper eccitati che snocciolano in modo compulsivo praticamente tutte le scalette dell’anno del gruppo texano. Sono sbalordito dalla loro conoscenza enciclopedica e al contempo quasi scoccia: sembra non ci sia spazio per la mia scaletta dei sogni. Intanto, in un italiano discreto, Munaf Rayani si scusa per la prolungata assenza da Milano (per un secondo ho pensato di voltarmi a chiedere a questi baldi giovani quando mai gli EITS avessero suonato in città) e introduce le Esplosioni Nel Cielo. Tempo due note ed uno dei ragazzi annuncia all’amico ‘Memorial’, cosa che mi fa piuttosto gongolare visto che è tratta da uno dei primi due album, gli unici che ascolto sempre con gioia prima di addormentarmi. Mentre, per quel che mi riguarda, gli ultimi due dischi mostrano una band che ha selezionato il pilota automatico che porta verso un vicolo cieco. Comunque sia ‘Memorial’ mette in chiaro fin da subito cosa sono gli EITS: partenza lenta, tonnellate di arpeggi, esplosione fragorosa e quiete dopo la tempesta. In pratica una corsa sulle montagne russe. Alcuni si stancano al primo giro ed altri continuerebbero per sempre. Che dire, in questo loro sono maestri, e quanto registrato viene riprodotto dal vivo fedelmente. Apro gli occhi solo per osservare il drumming marziale di Hrasky e l’iperattivo Rayani. Gli altri sono più compassati e statici. Poco importa: un concerto dei texani è più uno stato mentale che altro. La mente deve cavalcare fluida le onde chitarristiche, surfare i mille crescendo per poi raggiungere la quiete sulla terra ferma. Ho faticato a prendere l’onda buona, ma finalmente ci sono riuscito con ‘The Only Moment We Were Alone’, ho tentennato nel tubo con ‘The Birth And Death Of The Day’, ma ne sono uscito vincente con una sorprendentemente feroce ‘The Moon Is Down’. Era una buona onda tutto sommato, ma quella perfetta per me sarebbe la riproduzione totale di uno dei primi due album. Probabilmente, i ragazzini enciclopedici mi avrebbero corretto dicendomi che in realtà prima uscì un album autoprodotto, poi in seguito ristampato. Ma sono sottigliezze.

Chris Bamert

Setlist:

Memorial
Last Known Surroundings
Catastrophe And The Cure
The Only Moment We Were Alone
Greet Death
Postcard From 1952
Let Me Back In
The Birth And Death Of The Day
The Moon Is Down

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