Experimental Dental School + Moha! @ Sinister Noise Club [Roma, 25/Aprile/2009]

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Secondo match. Questa sera al Sinister Noise si scontrano avversari diversi: i duo. C è chi già in partenza potrebbe rifiutare l’invito a questo concerto sicuro che per essere un gruppo bisogna essere almeno in tre. Quelli che erano presenti hanno sorvolato su certi ragionamenti. Mi informo poco sulle band, voglio essere sorpresa stasera. Scopro che il concerto sarà anticipato da un esperimento da parte di No di sonorizzazione di alcuni cortometraggi di Fluxus al piano superiore del locale. La gente seduta sui divanetti, la gente seduta per terra, un bicchiere di vino e tutti lì ammaliati da questa nuova esperienza… nuova almeno per me. Complimenti.

Alle 23 aprono la seconda serata dello Stop Bitching Fest i Ghatanothoa, duo romano già conosciuto come Plaisir, che ci battezza con un math rock a tratti così isterico e così organizzato. Non ero mai riuscita a sentirli live questi due ragazzi nonostante molti mi avessero parlato di loro. Rimango stupita dalla loro concentrazione e dalla sintonia che spaventa perché tanto naturale. Stacchi improvvisi, un basso e forte suono di chitarra alterato da un effetto octaver permanente, parti di batteria belle da vedere e da ascoltare. Non ho ancora sentito un loro CD, ma credo che live, per via del genere e della bravura, sicuramente rendano e diano di più. Non mi accorgo delle lancette dell’orologio che girano e il tempo a loro disposizione è già terminato. Il pubblico presente li saluta con clamore. I Ghatanothoa si fanno amare.

A mezzanotte, dopo un riassetto del palco, è il tempo di sentire i Moha!. Questo duo noise math rock approda in Italia per il tour dalla fredda Norvegia dopo l’uscita nel 2008 dell’ultimo lavoro ‘One-way Ticket To Candyland’ curato, come il resto degli ultimi lavori, dalla label Rune Grammofon. Portano con sé, oltre a una chitarra, un synth, un anomalo set di percussioni e altro ancora (addirittura ride suonati con archetti), anche un’apparecchiatura di luci che funziona in sintonia con la musica, montata tutta intorno a loro come a creare un quadrato immaginario in cui poter sperimentare. Il primo approccio è terrorizzante. Impossibile capire se in senso positivo o no. I volumi sembrano inudibili. Mi giro intorno e tutto ciò che vedo è gente che cerca di salvare le proprie orecchie da quel “rumore”. Ma l’effetto delle luci insieme a quella violenza sonora sembrano non darti la possibilità di uscire dalla sala. Sono come una calamita, affascinano e stregano.  Sicuramente intenti in una ricerca molto approfondita per lasciare l’ascoltatore il più sbalordito possibile. Con questo genere di sonorità, il duo norvegese spaventa. Leggere affinità con l’elettronica e la techno, una notevole dose di noise e math nevrotico… lo spettacolo che offrono non è facilmente riproducibile a parole. Mi chiedo però quanto di questo fascino possa svanire nell’ascolto di un semplice e riduttivo CD.

Neanche il tempo di smontare l’impianto luci che sono pronti gli Experimental Dental School, il duo di Oakland più atteso della serata. Lei, Shoko Horikawa, batteria e voce (una volta tastierista nel gruppo) e lui, Jesse Hall, chitarra e voce. Da poco hanno pubblicato per laCochon Records,  ‘Forest Field’, scaricabile gratuitamente sul loro sito, e adesso sono in tour in Europa e sbarcano anche qui al Sinister Noise. E sembrano così simpatici su quel palco. Lei a piedi scalzi, lui un po’ ballerino, conoscono le giuste coordinate e le seguono con magistrale bravura. La musica è pop, è melodia ma alterata e inesatta. Con un’attitudine punk e garage, sono solari (grazie alla voce di Shoko Horikawa, molto particolare) e macchiati di imperfetto. Le canzoni convincono, e piacciono non poco. Nonostante la vena melodica non sono mai scontati. Incitano il pubblico, sembrano di casa qui a Roma, il pubblico chiede il bis e loro lo accontentano.  Suonano poco più di mezz’ora, ma non annoiano mai questi due. A concerto finito devo scappare e sfortunatamente lascio lì il loro CD. Già sono pentita. E così si chiude il festival. Due serate intense contrassegnate dai più svariati gruppi presenti nelle scene underground internazionali… mi accorgo di non aver mai scoperto in così poco tempo le mille sfaccettature della musica.

Elena Fortunati

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