Eugenio Finardi @ Circolo degli Artisti [Roma, 14/Marzo/2014]

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Eugenio Finardi certo non è il cantautore per cui una schiera di hipster giovencelli si affolla al Circolo degli Artisti ma non per questo bisogna disconoscere la superiorità dell’artista. Tanto e comunque i giovincelli hipsteriani questa volta – e molto probabilmente solo per questa volta –  sono stati ben rimpiazzati da un folto quanto più gremito pubblico di over 40 enni e coppie di mezza età che sebbene stanche ed acciaccate dal sonno e dalle fatiche settimanali hanno stoicamente ascoltato e seguito il gradevole evento fino alla fine. Certo non dovrà scioccare se per la prima volta in sala erano sparsi qua e là alcuni tavoli e sedie, ma quando si dice che il pubblico non era fatto di giovincelli non si fa certo ricorso ad un eufemismo. Al tempo stesso tuttavia tanto peggio per chi superficialmente avrà snobbato il caro buon vecchio Finardi, perché ecco spuntare come spalla, proprio in chiusura di concerto, il benamato Capovilla. Di lui però in queste sede non si dirà molto, visto lo stato “alcol-disinimibito” che a parere di chi scrive rende poco idoneo il Capovilla ad accompagnare una personcina per bene come il buon Eugenio, lontano anni luce da artisti diciamo così “maledetti” (giusto per essere poetici e non scortesi). Il Finardi dunque è lì sul palco con una presenza scenica che malgrado pantaloni e t-shirt nera si fa notare in tutta la sua imponente stazza. Ma è una fisicità che rassicura e rasserena, sarà poi il capello e la barba bianca non dissimili a quelle di un guru o di una guida spirituale a conferirgli ancor di più quel qualcosa di tranquillizzante. Quando si assiste poi alla performance di una artista come Finardi si prende parte ad un fenomeno strano, perché ci si rende conto come differentemente dagli artisti più giovani, cantautori o meno, Eugenio non si perde in nessun virtuosismo musicale o dimostrazione di abilità canora, è lì sul palco che più che cantare comunica, cerca di parlare veramente con il suo pubblico, dando quasi l’impressione di non avere mai cantato prima quei brani e facendo uscire le sue parole come se fossero nuove, inedite, mai pronunciate, parte di un discorso esclusivo e diretto che impronta lì proprio in quell’istante con il pubblico in sala. Questo in parte lo strano incanto forse amplificato dal fatto che Eugenio come si usava fare un tempo ed oggi invece i giovani artisti non fanno più (forse per timidezza o altro), introduce i suoi pezzi uno ad uno, li descrive ne parla prima di cominciarli semplicemente a cantare. Sembra una cosa stupida e scontata ma in un mondo che va sempre di fretta in cui anche gli artisti sembrano in qualche modo che ne siano stati contagiati, tanto da non avere più tempo di presentarsi ed introdurre a voce le proprie canzoni ma solo tempo per una performance quanto più veloce e perfetta, quello che fa Finardi è così umano che sembra finalmente di stare a casa, in famiglia. E la stessa atmosfera è quella che si respira e si intravede sul palco tra i componenti della band: giovani ragazzi con il sorriso stampato in faccia e la sana voglia di suonare. Menzione a parte invece per la bellissima assistente della backliner, sempre attenta nell’accordare e passare i vari strumenti ai musicisti, regolare microfoni e voce di sottofondo sul pezzo ‘Forte Fragile’. Bella, brava discreta e semplicemente affascinante. Triste qualunquismo ed elenco di luoghi comuni invece per il nuovo brano ‘Cadere e sognare’, co-prodotto con Max Casacci dei Subsonica (come del resto tutto l’ultimo album), ma al tempo stesso ad onor di cronaca anche il pezzo più  applaudito. Per il resto Finardi non si è limitato solo a presentare le canzoni del suo ultimo disco ‘Fibrillante’ ma ha dato al pubblico quello che è del pubblico, ovvero eseguito pezzi storici come “Un uomo’ o ‘Extraterrestre’, solo per citarne due dei più conosciuti. Un concerto giusto e buono che a parte l’incursione del Capovilla alcolizzato sapeva in qualche modo di calore familiare e ciambelloni fatti in casa.

Daniela Masella

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