Estra @ Init [Roma, 23/Aprile/2014]

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Fa strano andare a un concerto degli Estra da neofita nel 2014. Soprattutto quando vedi di fronte alle porte ancora chiuse dell’Init un bel gruppo di persone in fila. Segno di chi ha lasciato il segno, nelle menti e nelle coscienze dei tanti trenta-quarantenni che attendono di entrare. Il non averli conosciuti negli anni della loro parabola per me è in fondo un vantaggio: zero aspettative con cui dover fare i conti e quindi meno pretese. Gli Estra sono stati lì lì per fare il salto nella notorietà vera. Impresa nella quale non sono riusciti per poco, il che non è necessariamente uno svantaggio. Una carriera dignitosa, con un discone come ‘Nordest Cowboys’ alle spalle e un altro grande lavoro come ‘Metamorfosi’, e pochi passi falsi (imperdonabile l’orrenda cover ‘Sei Così Semplice’, riproposizione in italiano di ‘The Passenger’). E una reunion che, nelle date finora realizzate, ha riscontrato un bel successo di pubblico e di critica. E questo concerto a Roma si rivelerà una bella sorpresa. Dalla foschia rossastra e terrosa che aleggia sul palco, si intravede un imponente amplificazione, inaspettata per un band come loro. Pubblico nutrito ma non troppo – si sta piuttosto larghi – ma agguerrito, composto da parecchi nati a metà anni ’70 ma anche dalla generazione successiva e da diversi giovanissimi dei primi anni ’90: un bel potpourri. Intorno alle 23 cominciano a venir fuori uno a uno gli Estra: Nicola Ghedin, Eddy Bassan, Abe Salvadori e Giulio Casale, accolto con un boato. A supportarli nella formazione live anche Stefano Andreatta, polistrumentista all’opera soprattutto su chitarra, flauto traverso e tastiere. Si comincia bene con una versione estesa di ‘Preghiera’ da ‘Alterazioni’ ed è subito chiaro che sarà un bel sentire. Acustica decente, sistemata via via ma con due croci che rimarranno purtroppo fino alla fine: i rimbombi e il riverbero eccessivi dei bassi e, soprattutto, la mancanza della voce in spia, cosa per la quale Casale non smetterà di manifestare la propria frustrazione e stizza. A un certo punto, lascerà anche il palco per un attimo. Nonostante questo, la sua voce sempre scura e profonda riesce a intonare bene praticamente tutto (con parziale eccezione di ‘Hanabel’, ma gli si perdona per l’entusiasmo e l’irruenza di quel frangente), dando davvero un altro passo al live. I tre Estra + 1 musicisti suonano forti e precisi: insomma, tutto davvero bello. Si prosegue con ‘Nordest Cowboy’ e con una prima parte di scaletta improntata ai brani più grintosi e pieni, come ‘Miele’, ‘Soffochi?’, fino a quando si arriva al primo rallentamento di passo. Con ‘Passami Da Dentro’ si raggiunge un primo climax, con i suoni che si fanno più eterei ma comunque spessi, e il sing-along del pubblico che continua ben oltre il termine del brano, per il piacere e anche la sorpresa della band. Nel mezzo della ricca scaletta, anche due inediti di poche settimane come ‘Kamikaze Politico’ e ‘Veleno Che Resta’. Non manca nemmeno il featuring, con il chitarrista Lorenzo Corti, presentato come il migliore chitarrista degli ultimi dieci anni in Italia, che presterà i suoni slide distorti della sei corde a ‘Risveglio’. Giulio Casale reinterpreta metricamente i testi (come nella gaberiana ‘Puoi Distruggere’) ed è, prevedibilmente, il mattatore della serata: istrionico (a volte anche troppo), teatrale, bellemaledetto, sottolinea con movimenti, scatti e tensioni gli andirivieni della musica, colpisce piatti, stramazza a terra, fino a fare stage diving. A suggellare il tutto arrivano i due momenti più intensi. Con ‘Non Canto’ riparte il coro del pubblico sulle note del ritornello, per un momento davvero toccante. E poi, immancabile, ‘L’Uomo Coi Tagli’, epica e sofferta come e meglio che su disco. Con l’unica encore ‘Sacrale’ si chiude un gran bel live, una bella sorpresa per me che, con colpevole ma mai troppo tardivo ritardo, (ri)scopro una grande formazione delle diverse che animavano i nostri anni ’90, ancora in gran forma. Bentornati!

Eugenio Zazzara