Escape-ism (Ian Svenonius) @ Evol [Roma, 5/Dicembre/2017]

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Avrei voluto sorprendermi diversamente riguardo alla riuscita di una serata del genere ed ero pronto ad affrontare tutto o quasi, a cominciare dalle (pessime) abitudini che affliggono i club romani, dal pubblicizzare orari di concerti che manco considerano l’eventualità che i comuni mortali possano lavorare presto la mattina successiva nei giorni in mezzo alla settimana fino al disattenderli e ritardarli puntualmente, nella speranza improbabile che frotte di fans calciofili si riversino nei locali dopo una vittoriosa qualificazione in Champions League. Nella fredda serata in questione, la città aveva da offrire pure diverse possibilità agli appassionati di musica ma se il nerdscollega Cristiano ha voluto lamentarsi delle “duecento persone che occupano la sala” per Roy Ayers, cosa dovremmo dire la mia dolce metà e io per esser stati il dieci percento dei presenti per il concerto di Ian Svenonius all’EVOL, ex Locanda Atlantide? La cifra include anche le maestranze del club e gli scatenati Cascao & Lady Maru a cui è affidata l’apertura della serata in mood techno/electro. Una constatazione amara, soprattutto per chi ha orgogliosamente piazzato il buon Ian al primo posto dei migliori concerti dell’anno, con i due esplosivi set dei suoi redivivi Make-Up al Primavera Sound, e avrebbe voluto rivederlo solcare le acque del mare di fans in una sala strapiena. E qui sta il calibro di un cult hero come Svenonius, nel regalare un set tirato e coinvolgente anche ai pochissimi convenuti, presentando il suo primo vero episodio in solitaria con l’alter ego “Escape-ism”, come il titolo dell’album appena pubblicato su Merge. In realtà il suo esordio solista può esser considerato “Play power” del 2001, pubblicato a nome David Candy, tuttavia è solo in questo tour che Svenonius fa tutto da sé anche on stage per esaltare in prima persona “il culmine di una vita di azione e attivismo sulla prima linea del rock’n’roll!”, come recita lo sticker in copertina. Una serie di schegge dai beat di drum machine essenziali, linee di basso fuzzose pure preregistrate e una chitarrina effettata in modo da ottenere un suono crepitante, da usarsi in modo più punk possibile con brevi, elementari arpeggi stralunati spesso sulle ultime due corde o solo con pennate sulle corde per avere un contraltare al tipico cantato nevrotico yé yé di Svenonius e con la capacità innata di fondere sermoni rivoluzionari con ritornelli tali da ritrovarti a canticchiare senza via di scampo, su tutti l’ennesimo brano da dedicare, stavolta velenosamente, all’Urbe, “Rome Wasn’t Burnt in a Day” (peraltro pubblicato anche in versione più garagistica nel nuovo “Experimental Music” dei Chain & The Gang). Il meticoloso stretching pre-concerto è essenziale per le sue scatenate movenze marchio di fabbrica da figlioccio di Iggy, calci in aria e intrepretazioni stridulo-piagnucolose nell’immancabile completo giacca e cravatta. Il tutto semplicemente e fieramente imperfetto, perfettamente coerente perché “It’s a revolution!”. Il 13 febbraio prossimo il buon Ian ritornerà all’EVOL con i Chain & The Gang, io vi ho avvisato.

Pierdomenico Apruzzese

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