Erlend Øye & The Rainbows @ Teatro Quirinetta [Roma, 4/Novembre/2014]

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Tutto iniziò con Pinocchio. Gli anni ’90 erano appena arrivati e alcune classi della mia scuola elementare vennero portate in gita al Teatro Quirinetta, in pieno centro città, a vedere la rappresentazione del testo di Collodi. Di tempo ne è passato tanto, ma i ricordi sono ancora vivi: la bimba che mi piaceva seduta proprio dietro di me; il vicino di posto, un tizio di un’altra classe, con problemi di aerofagia amplificati dalla volontà di far ridere il prossimo; Mangiafuoco interpretato da un attore che faceva veramente paura. Ricordo persino il succo di frutta sorseggiato all’uscita, in una fredda mattinata romana. Poi, per vent’anni, non ho più avuto nulla a che fare con quel posto. Ci sono passato davanti mille volte, certo, ma senza dargli un’occhiata neanche di sguincio, come se ciò che era lì non mi riguardasse. Questo fino a quando, complice la temporanea chiusura del Circolo degli Artisti, un live che mi interessava è stato spostato proprio al Quirinetta. All’ingresso, la sensazione di essere un gigante, la stessa di ogni volta in cui torni in un posto dove sei stato per l’ultima volta da bambino e ti sembra molto, molto più angusto di quanto ricordavi.

Erlend Øye è uno dei personaggi più noti del panorama musicale scandinavo e senza dubbio quello dotato di maggior senso dell’umorismo. Il trentottenne norvegese, membro dei disciolti Whitest Boy Alive e dei più celebri Kings Of Convenience, si presenta a Roma a supporto del proprio secondo album da solista ‘Legao’, successore di ’Unrest’, ormai risalente a undici anni fa, nel quale esplorava la musica elettronica senza lasciare grandi tracce, in ogni possibile accezione. Il suo rapporto con l’Italia si è intensificato con gli anni, sia per la mole di apparizioni sui palchi della penisola, sia perché da qualche tempo l’artista è di stanza in Sicilia, nello specifico a Siracusa, per un nuovo capitolo della sua vita sentimentale. Entriamo in teatro poco prima delle 21:30 e notiamo che la stragrande maggioranza dei presenti è seduta a terra. Una volta c’erano delle poltroncine, stasera sarebbero state decisamente inadeguate. Qualche minuto dopo il nostro ingresso in sala, arriva sul palco proprio Erlend Øye, non ancora per suonare, ma soltanto per introdurre (e raccomandare) i Fitness Forever, band campana chiamata a fare da supporto alle sue tre date italiane. La formazione a sei, con le due quote rosa del gruppo in posizione centrale ed avanzata, propone musica che rimanda a quella italiana degli anni ’60 ed in alcuni episodi, grazie alla voce della cantante (anche se i vocals saranno suddivisi tra i diversi membri), alle sigle dei cartoni animati. Niente male, per essere in un posto che non frequentavamo dall’infanzia, ma niente di speciale. Da sottolineare la presenza di strumenti inconsueti, come il clarinetto e quelle che sembrano delle maracas. Dopo un’oretta di set, e dopo aver aspettato qualche minuto, ecco arrivare sul palco l’headliner. La metà occhialuta ed allampanata dei Kings of Convenience si presenta con camicia azzurra e pantaloni rosa, lunghi capelli mossi tendenti al rosso e si esprime, seppur con difficoltà, in un italiano nettamente migliorato rispetto a quello che ricordavamo ai tempi del suo ultimo live romano a cui abbiamo assistito. I presenti, fino a quel momento quasi tutti seduti a terra, si dividono tra quelli che continuano nella loro comoda posizione e quelli che scattano in piedi. Si creano due fazioni, con lo stesso Erlend impegnato a dirigere il traffico, ma dopo qualche secondo la situazione si normalizza: ai concerti si sta in piedi. C’era molta curiosità per la scaletta e sin da subito si potrà notare che il nuovo album ‘Legao’ farà la parte del leone, cosa prevedibile, mentre i pezzi tratti dal repertorio delle sue band saranno del tutto assenti. Scelta comunque apprezzabile e ripagata da un’ottima resa live dei brani più recenti. Tra i migliori annoveriamo ‘Fence Me In’ (apertura dell’ultimo disco e di questo concerto), ‘Garota’ e ‘Bad Guy Now’, nella quale coinvolgerà anche gli spettatori, impegnati nel controcanto del ritornello. Il rapporto con l’Italia non si limita all’amore e alla residenza, ma influenza anche la sua vena artistica, tant’è vero che ha composto una buona quantità di brani con liriche nella nostra lingua ed a suo dire, un giorno, li raccoglierà in un album tutto per i fan tricolori. Il primo pezzo in scaletta in lingua italiana è ‘Dico Ciao’, un titolo che solo la mente di uno straniero poteva partorire ed un testo riporta alle atmosfere allegre di una vacanza nel sud Italia degli anni ’60. È tutto easy listening e non si arriva mai al pathos dei brani più intimi dei Kings of Convenience, evidentemente meno adatti all’anima da buontempone di Erlend che non farà mai mancare una buona di risate al suo pubblico, come quando gli chiederà se ci sono domande (forse intendendo richieste musicali) e, dopo aver ricevuto il silenzio come risposta, aggiungerà di essere anche disposto a dispensare consigli, visto che a 38 anni si può ritenere quasi saggio. Poi sarà il turno di ‘Peng Pong’, la “sorprendente hit del nuovo album, anche se nessuno se n’è ancora accorto”, fino a lasciare la scena al chitarrista dei Rainbows, la band che lo accompagna in questo tour a suo nome. Col barbuto Sigur ci è entrato in contatto in Islanda, sua terra d’origine, durante la registrazione di ‘Legao’, e insieme ai suoi Hjalmar, band reggae del posto, ha tirato fuori questo disco. Il premio per Siggi, come viene chiamato affettuosamente dal frontman, è lasciargli una canzone da suonare in solitaria di fronte al pubblico, numeroso, ma non tale da determinare un rischio sold out. Il suo folk non aggiungerà né toglierà nulla alla serata, ma darà modo di farci apprezzare maggiormente la cover di ‘Remind Me’ dei Röyksopp, davvero deliziosa. Subito dopo rientreranno i Fitness Forever (e i musicisti sul palco arriveranno a ben dieci unità) per altri tre brani, ultimo dei quali sarà ‘La Prima Estate’, la sua canzone d’esordio in italiano, una di quelle che è andata in loop sul nostro iphone per mesi. Gli artisti a questo punto si congederanno, prima di rientrare per un ultimo pezzo: si tratta di ‘Sosta Vietata’, che ci ricorderà che la nostra macchina è parcheggiata tutto fuorchè in maniera impeccabile. Di lì a poco saremo fuori, senza succo di frutta stavolta, ma per fortuna anche senza multa, e penseremo che da una parte essere grandi non è poi così male. In fondo abbiamo la possibilità di andare a concerti così carini e, una volta rincasati, persino un pubblico a cui scriverne.

Andrea Lucarini
@Lucarismi

Foto dell’autore

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