Eric Mingus @ Init [Roma, 22/Novembre/2007]

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Andare ad un concerto di Eric Mingus, significa, anche sforzandosi di fare tabula rasa delle proprie conoscenze musicali, fare un confronto con il padre. La figura di Charles Mingus ha un peso così elevato nel panorama del jazz (100 anni di musica), che una volta conosciuto/ascoltato non si può cancellare dalla mente… e purtroppo credo che il figlio “subisca” questa zavorra riflessa. Ora, le premesse sono queste e purtroppo non avevo trovato nessuno che lodasse le capacità di Eric, inoltre i suoi dischi non sono stati ben accolti dalla critica. Certo le critiche possono darci dei consigli ma alla fine sono i nostri sensi che determinano il vero giudizio, e fortunatamente anche oggi è stato dato un bel calcio in culo ai pregiudizi. Eric Mingus è ciccione come il padre, ha il pizzo come il padre, suona il basso e compone, ma compone una musica diversa da quella del padre… non è proprio jazz quello di Eric è piuttosto una commistione di elementi afroamericani in cui spiccano il soul, il blues, il rhythm and blues, finanche il rock. La potenza della sua voce, l’intensità emotiva e la drammaticità che esprime sono gli elementi preponderanti di ogni sua composizione, accanto a lui poi due ottimi musicisti, Catherine Sikora al sassofono tenore e Ethan Winogrand alla batteria. I testi delle canzoni sono caratterizzati da una forte e pungente critica alla società americana quella che in effetti aveva così amareggiato Charles da renderlo noto per atteggiamenti quasi razzisti. Eric Mingus è anche un poeta e recita i suoi versi con uno stile decisamente avanguardista, utilizzando la voce come strumento tra una strofa e l’altra. Brano dopo brano mi sono accorto di quanto questo artista abbia trovato una propria via musicale, di quanto si sia concentrato nella ricerca del proprio sound e nel distaccarsi dalla propria eridità. O meglio nell’imparare la lezione per andare avanti. Ebbene, il figlio del genio Charles Mingus è un ottimo musicista con grandi potenzialità e ci auguriamo che diano sempre degli ottimi frutti.

Gabriele Mengoli

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