Ephel Duath + Dehumanize + Deflore @ Init [Roma, 6/Marzo/2004]

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Serata marchiata Sinister Noise all’Init con tre gruppi dediti alla ricerca musicale più estrema. Ad aprire sono i Deflore, duo industrial composto da basso e chitarra mentre tutto il resto (batteria, tastiere e qualche lancinante urlo) è campionato. Nonostante ciò, la campionatura intendo, l’impatto è notevole, i suoni aggressivi, disturbanti e pesantissimi. A volte magari il tutto si riduce a dei suoni ripetuti in loop, ma l’uso basso slappato e la chitarra noise, suonata a tratti con l’archetto del violino, hanno reso comunque apprezzabile il breve concerto. Sarebbe interessante vederli con una batteria vera, con la quale il suono diverrebbe abissale.

Il suono dei Dehumanize è nichilismo puro, votato all’autodistruzione fisica. Difficilmente riscontrabile in altre band la deflagrazione sonora emessa. La loro musica assale furibonda la platea lasciando quasi atterrito il pubblico tra hardcore, noise, gring-crust core (definizioni che non dicono un cazzo ovviamente) e quant’altro ci sia di estremo, di “oltre”, oggi. I brani si dipanano in lunghe catarsi musicali dove a riff martellanti si alternano momenti di soffice quiete, momenti sempre però divorati dal ritorno del totalitarismo sonico che agguanta alla gola e stritola il cervello. Menzione particolare per la prestazione del batterista, sovrumana potenza, e il cantato che riesce ad alternarsi tra voce “pulita” e grandguignolesca. Peccato che il suono li abbia penalizzati, il volume era basso e la batteria impastata.

Chiudono i padovani Ephel Duath, una band che fa del tecnicismo la propria linfa vitale. Nulla si può dire contro il valore dei tre strumentisti che hanno eseguito un misto di metal-jazz-core sbalorditivo. Suoni di chitarra striduli e puliti, basso mai banale nei riff e una batteria ultra tecnica hanno ricordato band ormai dimenticate come Cynic, Atheist e Nocturnus. La band divora riff su riff con cambi di tempo costanti ma il problema sta, forse, nel cercare di rendere dissimili i propri brani; infatti, svanito l’effetto sorpresa il tutto si è trasformato in una specie di jam session di dimostrazione tecnica. Inoltre, sarà che sto invecchiando, ma ascoltare un’ora intera di urli tutti uguali senza la minima variazione timbrica mi ha decisamente annoiato. Per il resto comunque gli Ephel Duath sono una band da tenere assolutamente d’occhio.

Dante Natale

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