Elio Petri @ Dal Verme [Roma, 17/Aprile/2013]

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Elio Petri. Una roba non da poco decidere di chiamarsi così. Una presa di posizione, in pratica. Poi vai ad ascoltare e implicazioni particolari non ce ne sono, nei testi. Il che tradisce un po’ la filosofia che c’è dietro a quel nome (ma non possiamo dire che non fossimo stati avvertiti: “Perché Elio Petri? Non c’è un perché”). Ma di certo la curiosità te la fanno venire. E musicalmente le aspettative non vengono tradite. La creatura di Emiliano Angelelli ha bruciato le tappe in pochissimo tempo: nell’arco di un paio d’anni e due dischi, il bel lavoro svolto ha fatto salire rapidamente le quotazioni del gruppo. Se in termini di notorietà questo non ha cambiato le cose poi di molto, le collaborazioni (in particolare quella con Teho Teardo) e i due bei videoclip a supporto dei singoli ‘Alga’ e ‘Bradipo’, a cura di Michele Vaccari e Lucio Basadonne, e ‘Denti’, diretto da Marco Lucisano e Barbara La Torraca, stanno lì a dimostrare il credito acquisito. Ma stasera l’atmosfera è più quella di una tranquilla serata e suonata tra amici. Pur senza dover dividere il palco con nessuno, che sappiamo come sia già un bel passo avanti nel mondo kafkiano delle band emergenti, ad assistere alla performance dei quattro sono quei pochi consapevoli della loro esistenza, complice anche lo spazio ristretto del locale. Non si può infatti chiedere la luna in quanto ad acustica ma tutto sommato, dopo averli apprezzati e molto in studio, devo dire che anche dal vivo fanno la loro buona figura. Si inizia proprio col pezzo realizzato con Teardo, ‘Il Disprezzo’. Si nota ovviamente l’assenza di tastiere e synth, che davano quell’aria vintage e sperimentale al tempo stesso al pezzo, ma l’esito è comunque ottimo. Se la voce è il lato debole degli Elio Petri – non me ne voglia Angelelli, che poi penso sia lui il primo a non dare troppa importanza al “bel canto” – le armonie vocali tra la voce del cantante e quella del bassista si fanno apprezzare proprio per la diversità e la complementarietà di timbro dei due. Durante l’oretta e mezza di concerto, viene chiamata in causa buona parte dei brani da ‘Non è Morto Nessuno’ e ‘Il Bello e Il Cattivo Tempo’: da ‘Mascella, a ‘Vipera’, a ‘Rachmaninov’, in un clima disteso alla ‘Amici Miei’. Deliziosamente idiota lo scambio di battute tra Angelelli e qualcuno dal pubblico: “Grazie a tutti per essere venuti…” “Ma chi sei? Il Presidente della Banca del Seme?”. A tratti, mi fanno pensare a dei Non Voglio Che Clara con più senso del ritmo, della melodia e meno noiosi (con tutto il rispetto per i NVCC e i loro fan). Nonostante il sonno indotto dall’interminabile giornata di lavoro, bel concerto, con quel tocco di sporco rispetto al disco quasi inevitabile ma che ci sta. Intriganti.

Eugenio Zazzara