Einstürzende Neubauten @ Postepay Sound Rock in Roma [Roma, 17/Luglio/2017]

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“Ricordate: avete visto la band preferita da Dio.” Benché possa sembrare una smisurata iperbole, la frase con cui Blixa Bargeld si congeda al termine del concerto è in realtà da rapportarsi a uno scambio di battute ironico avvenuto poco prima, con Alexander Hacke che ringraziava il pubblico per essere stati silenziosi e perfino più disciplinati dei turisti alla Cappella Sistina da lui visitata in mattinata, incapaci di tacere, racconta, nonostante l’invocazione di far silenzio da parte di un guardiano. “Anch’io ho ero alla Cappella Sistina stamattina. Ero quello che urlava di far silenzio!”. Che agli Einstürzende Neubaten non mancasse l’ironia era cosa nota, mai però li avevo visti così loquaci e pieni di humour in un loro concerto. Sulla carta, poi, non mi aspettavo nulla di diverso dai concerti di Bargeld e soci degli anni 2010, eccezion fatta ovviamente per il tour di ‘Lament’ incentrato quasi unicamente sull’esecuzione integrale del loro più recente e acclamato lavoro, in fondo mancavano da Roma da appena due anni e anche allora si trattava già del “Greatest Hits tour” seguito nel frattempo da una compilation con lo stesso titolo, da leggere ovviamente in chiave ironica. Invece, con 37 anni di carriera alle spalle, gli EN hanno dimostrato a Rock In Roma come si possa invecchiare più che dignitosamente anche in musica, sfoderando una prestazione superiore con coinvolgimento, intensità e professionalità, senza risultare asettici o dare l’impressione di dover portare a termine il compitino, una annotazione doverosa anche alla luce del concerto dei Primal Scream visto 24 ore prima, decisamente piatto e privo di mordente.  Poche, dunque, le variazioni in scaletta: dico subito che la sopresa vera è stata la riproposizione di ‘Salamandrina’ nel secondo bis, prima della finale e furiosa ‘Redukt’, brano ripescato dal singolo ‘Interim’ e pure riprosto nel ‘Greatest Hits’, affascinante per la coralità del canto che coinvolge tutti i membri della band e per quell’”andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco” sempre attuale e azzeccato per quanto il fuoco degli EN ora e già da un po’ passi attraverso la magniloquenza di brani in crescendo, dalle melodie sorrette dal basso vibrante ed elementare di Hacke con il drumming di Rudi Moser, dal carico dell’interpretazione  magnetica e sentita di Blixa Bargeld e le sperimentazioni soniche di Andrew Chundy e Jochen Arbeit. Così è ‘The Garden’, in apertura di concerto brano con un evolversi impressionante per quanto basato su un semplice giro di basso e pochi versi ripetuti da Blixa via via sempre più intensamente mentre la successiva ‘Haus Der Luge’ resta tra i momenti più infernali nonché l’unica concessione al passato più rumorosamente industrial, eccetto una breve citazione di ‘Halber Mensch’ sfociata poi in ‘Von Wegen’. I momenti migliori della serata sono le esecuzioni di ‘Dead Friends (Around The Corner)’, i quasi quindici minuti di ‘Unvollständigkeit’ dove si apprezza particolarmente l’espressione multiforme della band attraverso le percussioni di tubi e lamiere alternate a momenti di vuoto pneumatico lasciati quasi unicamente al pathos di Blixa e i cori degli altri membri fino alla cascata tintinnante di posate, il tormento i ‘How Did I Die’ ripresa da ‘Lament’, il nonsense di ‘Let’s Do It a Dada’ con l’enfasi sul verso che chiama in causa il “Signore Marinetti, back from Abyssinia?”, per l’occasione completato con “How’s Duce?” (“Appeso!” la risposta di un genio tra il pubblico) e ‘Total Eclipse Of the Sun’ nel primo bis. Tutto già visto, tutto già sentito, tutto nuovamente magnifico. Come accennato, alla riuscita della serata contribuisce la carrellata di interventi di Blixa tra un brano e l’altro: incuriosito da un rumore insistente, secondo Jochen Arbeit originato da una macchina del caffè sistemata agli stand, spiega come l’essenza del rumore sia nel mettere sotto pressione e che il rumore non si possa disciplinare, tesi affascinante ma magistralmente contraddetta con la successiva esecuzione di ‘Befindlichkeit Des Landes’. Interessanti le spiegazioni sulle lavorazioni di ‘Sabrina’ e ‘Susej’, il primo in origine brano per la colonna sonora di un film di tutt’altro mood, il secondo sorta di dialogo interiore tra il giovane Blixa e l’anziano Blixa per quello che era un brano registrato anni prima, precisamente in una saletta dell’Hafenklang di Amburgo talmente bassa che dovette suonare la chitarra solo da steso, e rimasta per anni in un cassetto. La curiosità maggiore rimasta inespressa, tuttavia, riguarda la turbina posta sul palco e spesso utilizzata da Moser o Unruh, fra i marchi di fabbrica del sound Neubauten con quel sound a metà fra il metallico e il cristallino: Blixa ricorda come fosse in origine parte di uno Starfighter, che sia impossibile trasportarla ovunque (cita i concerti australiani in cui hanno dovuto rinunciare ad averla) e che sia stata trovata da Rudolf Moser ma che nessuno sappia come e dove in quanto lo stesso interessato persiste in un chiuso riserbo al riguardo. Non sono mancati, infine, gli aerei sopra Capannelle, debitamente salutati dai membri della band e il cui rumore si è paradossalmente aggiunto ad alcune della parti strumentali. Poco importa se gli Einstürzende Neubaten decideranno o meno di produrre altri dischi visti anche i vari progetti paralleli e poco importa se nei loro concerti varieranno la scaletta o persevereranno nell’eseguire gli stessi brani, non avrebbero più nulla da dimostrare eppure continuano a meritarsi stima e rispetto con una sorprendente facilità.

Pierdomenico Apruzzese

Foto dell’autore

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