Einstürzende Neubauten @ Estragon [Bologna, 13/Novembre/2010]

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Si consuma quest’anno il trentennale della band industrial per eccellenza, che ha fatto dell’avanguardia post-industriale e dell’espressionismo teatrale berlinese dei primi anni ’80 la propria mission artistica sino ad oggi. Molte le band nate da quelle percussioni assordanti, metalliche e rugginose; poche quelle che sono riuscite a distinguersi per dar vita ad un percorso musicale autonomo ed altrettanto innovativo. Il collettivo nato dall’intuizione dei percussionisti Mufti F.M.Einheit (sino al ‘95), N.U.Unruh, Alexander Hacke e Blixa ha assunto la sua veste definitiva a metà anni ’90, precisamente nel 1997, con l’entrata di Rudolf Moser e Joachen Arbeit. Da quel momento in poi, gli Einstürzende Neubauten non bruceranno più teatri, ma incendieranno gli animi di un pubblico sempre più crescente specie dopo ‘Silence Is Sexy’ (2000). Hanno scelto l’Estragon di Bologna per celebrare l’evento che ha inizio stasera con un concerto e si concluderà nella serata di domenica con istallazioni, film ed ancora una performance live accompagnati da altri artisti chiamati per l’occasione (Danielle de Picciotto, Chris Hughes etc.). Un’occasione unica, da non perdere anche per chi come me li ha visti svariate volte. Purtroppo però la presenza a Bologna dell’Esposizione Internazionale delle Macchine Agricole ha creato non pochi problemi a tutti coloro che sono giunti appositamente in città per seguire la “due-giorni” della band tedesca. E’ possibile pernottare ad un prezzo congruo solo a trenta, quaranta minuti dalla città e a prezzi decisamente incomprensibili. Oltre a ciò ci si mette anche la Security, che (a quanto pare) per conto della band, non fa entrare nel locale alcuna macchina fotografica. Una delusione che mi fa tirar giù qualche madonna tanto per cambiare. Appena entrato mi dirigo verso il palco su cui è sistemata la strumentazione tipica della formazione tedesca degli ultimi anni e ciò mi fa immaginare che la setlist sia incentrata soprattutto sugli album dal 2000 in poi. Alle 22.00 in punto salgono sul palco. Nulla di strano visto che siamo di fronte ad una band teutonica. Ecco, ci siamo! L’Estragon è ormai stracolmo. C’è di tutto all’interno: dal nostalgico al fan più accanito con tanto di maglietta con logo, passando per i giovanissimi ed arrivando fino ai curiosi.

La scenografia è curata nei minimi dettagli. Gli Einstürzende Neubauten sono immersi nel loro mondo fatto di lamiere, canne innocenti, pezzi di turbine, bidoni in PVC e in ferro. Il palcoscenico sembra la periferia di una grande metropoli come Berlino. Ma l’immagine che si ha dinnanzi agli occhi ben descrive anche la periferia di una città come Bologna, specie via Stalingrado dove è morto e rinato l’Estragon nel giro di pochi anni. Sembra quasi di scorgere alle loro spalle degli edifici abbandonati; gli strumenti e gli arnesi sono perfettamente amalgamati e pronti all’uso. Attaccano con ‘Garden’ come in tutte le precedenti date e proseguono con ‘Die Befindlichkeit Des Landes’, tributo alla melanconia, alla malinconia patologica per intenderci. Gli Einstürzende Neubauten sono ipnotici (‘Die Interimsliebenden’, ‘Unvollständigkeit’), morbosi (‘Von Wegen’), delicati (‘Dead Friends’), nevrotici (‘Installation No. 1’). Il rumore più assordante si contrappone al silenzio più cupo, ai rintocchi sordi suonati da Moser sulle canne in PVC durante ‘Youme & Meyou’. Ogni pezzo ti fa sentire intrappolato, smarrito, profanato come se gli strumenti prendessero vita e si amalgamassero alla carne sudata di Blixa & Co., a quella del pubblico, fermo, immobile, intrappolato in una gabbia d’acciaio senza alcuna via di scampo. E allora l’atmosfera diventa più raffinata, quasi rarefatta fino a quando un’enorme gabbia toracica in ferro viene posta di lato a Blixa. Unruh la percuote su ‘Let’s Do It A Dada’ sbagliando qualche stacco. Blixa se ne accorge e se la ride, guardandoci con sguardo benevolente. Non ci si lamenta li sotto, anzi, parte un ballo collettivo quando, sempre Unruh, indossa uno strano cappello ed un mantello per pronunciare dislessico parole incomprensibili prima che Blixa pronunci “Signor Marinetti buonasera, come sta il Duce?”. Il futurismo, la velocità si contrappone alla staticità della materia o di ciò che resta dei ‘nuovi edifici che crollano’. L’adrenalina viene smorzata dalla sublime ‘Sabrina’, pezzo dedicato ai colori della bandiera tedesca, che introduce i bis, o meglio la consueta carrellata di encore. Due ore e mezzo di alti e bassi, di distruzione; disordine psichico amplificato da suoni metallici, chitarre stridule, grida, acuti e profondo, estremo silenzio su cui arpeggia sovrano il basso di Hacke. La musica degli Einstürzende Neubauten terrorizza spaventa, calma o più semplicemente confonde. Lascio l’Estragon frastornato, di nuovo violentato e con gli occhi sbarrati di fronte alle luci a neon della periferia bolognese.

Andrea Rocca

Setlist
The Garden
Die Befindlichkeit Des Landes
Von Wegen
Die Interimsliebenden
Dead Friends
Unvollständigkeit
Installation No.1
Youme & Meyou
Haus der Lüge
Let’s Do It A Dada
Sabrina

Encore
Headcleaner: III
Silence Is Sexy

Encore
Redukt
Total Eclipse Of The Sun

2 COMMENTS

  1. mancano diversi pezzi nella scaletta. O_O
    mi sa che i Neubauten t’hanno frastornato decisamente troppo….

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