Efterklang @ Circolo degli Artisti [Roma, 5/Maggio/2013]

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Era da un po’ di tempo che si aspettava il ritorno a Roma degli Efterklang. I due show precedenti della band danese nella Capitale, nel 2008 e nel 2010, avevano lasciato un ottimo ricordo nella mente di chi li aveva visti. Non a caso, la data al Circolo degli Artisti era stata annunciata da qualche mese, creando il giusto hype intorno all’evento. Hype confermato dalla massiccia affluenza di pubblico, dovuta anche all’evento gastronomico “Street food in circolo” che ha dato inizio alla lunga serata (e che spiega certamente il percepibile alto tasso alcolemico nel corpo del frontman Casper Clausen). Tanta la curiosità di ascoltare live gli Efterklang, forti di un ultimo album, ‘Piramida’, che se da un lato non è un capolavoro conclamato, dall’altro certamente è un ottimo biglietto di visita dello stile della band oggi. Ormai da tempo affrancatisi dai clichés del post-rock scandinavo, mai come adesso la proposta dei danesi è diventata un ibrido sperimentale, fatto di elettronica, dream pop, raffinatezza ed eclettismo. Conferma di ciò è stato sicuramente il film “The Ghost of Piramida”, proiettato nella sala rossa del Circolo prima dell’esibizione. Un reportage realizzato dal regista Andreas Koefoed durante il viaggio che, in 9 giorni, ha portato gli Efterklang a Piramida, città-fantasma della Russia, vicinissima al Polo Nord, dove i danesi hanno registrato più di un migliaio di suoni da utilizzare poi nella scrittura del disco. In tanti hanno assistito alla proiezione, per poi spostarsi prontamente nella sala principale del Circolo dove, alle 22.30 circa, sono saliti sul palco i nostri.

Si parte con ‘Hollow Mountain’, opener dell’ultimo ‘Piramida’, e subito appare chiara la novità più rilevante del set: la presenza di una voce femminile, Katinka Fogh Vindelev. Una voce meravigliosa, di stampo prettamente lirico/operistico, che a nostra impressione non sempre si innesta al meglio nel patchwork sonoro della band. In certi momenti, l’intreccio delle voci sembrerebbe ricordare più una band gothic scandinava con doppio cantato che gli Efterklang a cui siamo abituati su disco. Ciononostante, il concerto è intenso e coinvolgente. Il pubblico incoraggia a gran voce la band, tributandole un’accoglienza notevole, che emoziona i musicisti. La setlist si sposta sapientemente dai pezzi di ‘Piramida’ (con un’apprezzatissima ‘Sedna’ richiesta da alcuni ragazzi della platea) a estratti dagli album precedenti, come la toccante ‘Frida Found A Friend’. C’è anche spazio per un simpatico siparietto, con Casper che consegna al pubblico alcuni gadget raccolti nell’ultima data a Istanbul (da biancheria intima a tabs di ‘Seven Nation Army’), invitando gli astanti a lasciarne di altri in uno scatolone (per la cronaca, io gli ho affidato un santino di Elvis Presley). L’ottima ‘Modern Drift’, dal penultimo disco ‘Magic Chairs’, chiude il set. Ovviamente è solo apparenza, e la band torna acclamatissima per alcuni bis, tra i quali una bellissima versione di ‘Alike’, riproposta con una tastierina vintage, percussioni improvvisate e senza l’ausilio dei microfoni. Il pubblico è visibilmente soddisfatto e assalta il banchetto del merchandise, facendo incetta dell’ultimo vinile. Per chi li ha visti all’Init, un concerto meno bello ma di ottima qualità. Per chi, invece, ha potuto saggiarne per la prima volta le potenzialità solo a Circolo, uno show emotivo e segnato da quel brivido glaciale di sensazioni che la band danese riesce a infondere. Nonostante la voce lirica forse si adatti meglio ai Theatre Of Tragedy che agli Efterklang.

Livio Ghilardi