EF @ Groove Station [Dresda, 29/Settembre/2008]

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A poco meno di ventiquattro ore dall’apocalisse musicale inscenata dai Pelican, e con le orecchie ancora sofferenti, mi accingo a depennare dalla lista delle cose da fare anche questo evento. Gli svedesi EF si apprestano a regalare al pubblico di Dresda una delle migliori esibizioni live che mi sia mai capitata di vedere. La loro musica potrebbe essere catalogata come un incrocio tra le melodie rarefatte e malinconiche dei Sigur Ròs e le esplosioni celesti degli Explosions In The Sky, ma c’è qualcosa in più, qualcosa che probabilmente manca ad entrambi i gruppi succitati. Ossia una furia degna del più indemoniato gruppo punk, che sulla carta parrebbe cozzare con l’eleganza delle loro melodie, ma di fatto si traduce in quanto di più potente il post rock abbia regalato negli ultimi anni. Se l’inizio del concerto è dedicato ai brani più evocativi e calmi del gruppo, dopo oltre mezz’ora ininterrotta, il gruppo si ferma, ringrazia, raccoglie applausi, e si appresta a trasformare la Groove Station un luogo magico e infernale, facendo vibrare le pareti del piccolo locale con fragorose scosse distorte e provocando lo stupore massimo nei presenti per l’energia che i cinque di Gothenburg stanno dimostrando sul palco. Non ho mai visto nulla di simile. Mai. Non c’è nemmeno un attimo per riprendere fiato, gli occhi fissano spalancati e spaventati le contorsioni epilettiche dei tre chitarristi mentre, con inaudita violenza, maltrattano i propri strumenti, fino all’epilogo, dove in preda ormai alla furia più cieca vedremo le chitarre lanciate per aria e lasciate cadere a terra in un’estasi distruttiva alla quale mai mi era capitato di assistere. Imperdibili. Peccato però che il gruppo alla mia domanda se mai si spingeranno più a sud di Monaco e suoneranno anche in Italia, risponda negativamente, vittima forse di qualche pregiudizio nei confronti del nostro paese. “We really love italy, but heard it sucked for live shows…”.

Emanuele Avvisati

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