Editors + The Maccabees + Wintersleep @ Tendastrisce [Roma, 3/Dicembre/2009]

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Immaginate l’enorme curiosità di un tifoso della Roma che si appresta a vedere la partita della sua squadra sapendo che Totti giocherà in abito da sera e scarpe da tango. Mentre sono diretto in macchina verso il Teatro Tendastrisce provo più o meno questa sensazione di curiosità al pensiero di vedere Chris Urbanowicz e Tom Smith, i due chitarristi degli Editors, alle prese con i sintetizzatori. Arrivati al loro terzo album i quattro di Birmingham hanno deciso di cambiare pelle e di esplorare nuove strade, per evitare di rimanere intrappolati in quei ramificati intrecci sapientemente intessuti dalle loro chitarre nei primi due album. Quei graffianti riff alla Interpol ascoltati in ‘The Back Room’ e quell’inconfondibile stile chitarristico nostalgico dei primi U2 sono solo un ricordo lontano in ‘In This Light And On This Evening’. Il cambiamento rispetto alle prime due produzioni è radicale, perchè anche se gli anni ’80 rimangono sempre il punto di riferimento della band, dalla new wave rock si passa ad una new wave sintetica, quasi del tutto priva di chitarre e caratterizzata da un ampio uso di tastiere e sintetizzatori. Mi avvicino al Tendastrisce e inizio a vedere macchine parcheggiate ovunque. La cosa non mi rende particolarmente felice, ma la mia eccitazione sale al pensiero di vedere l’esibizione dei Maccabees. La mia autoradio sta suonando, per l’ennesima volta da qualche mese a questa parte, ‘Wall Of Arms’, il loro ultimo splendido lavoro. Si può dire che questi giovani ragazzi londinesi quest’anno abbiano compiuto una bellissima impresa, perchè arrivati alla fatidica prova del secondo album dopo un convincente esordio, hanno tirato fuori dal cilindro un gioiello, un disco di cui mi sono subito innamorato e che considero, da grande amante del brit rock, la migliore produzione del 2009.

Finalmente entro nel Teatro e mi dirigo subito verso il merchandising, ma ci tornerò più tardi perchè mi accorgo che hanno già iniziato a suonare i Wintersleep, primo gruppo della serata. Purtroppo riesco a sentirmi soltanto un paio di canzoni, ma fortunatamente fra queste c’è ‘Oblivion’, una delle più belle del loro ottimo ultimo album, ‘Welcome To The Night Sky’, grazie al quale questa band canadese è riuscita a farsi notare in Europa. Forse anche perchè sono andati a registrare questo disco a Glasgow, sotto la produzione di Tony Doogan (Mogwai), fatto sta che in alcuni brani le sonorità si avvicinano molto a quelle dell’indie rock britannico degli Snow Patrol, ma non mancano le ballate folk e i pezzi in cui le chitarre si fanno più ruvide e aggressive.

Mi guardo intorno e rimango sorpreso dalla moltitudine di persone presenti. Il Tendastrisce è pieno. Mi torna in mente un concerto di qualche anno fa al Foro Italico in cui gli Editors presentarono il loro primo album davanti a un pubblico almeno 10 volte meno numeroso (leggi). Credo che sia stato il loro secondo lavoro ‘An End Has A Start’ a consacrare la band in Italia e non solo, ma l’ultimo album ha sicuramente contribuito ad aumentare la loro popolarità presso un pubblico più eterogeneo. Probabilmente molti non conoscono i Maccabees, perchè non mi è difficile arrivare tra le prime file. Finalmente salgono sul palco: tre chitarre, basso e batteria. Iniziano con ‘No Kind Words’, l’episodio più cupo dell’album, che fa capire subito quanto siano maturati questi ragazzi rispetto a ‘Colour In It’, un disco d’esordio di ottima qualità ma che li faceva rientrare dentro un calderone dal quale rischiavano di non uscire (mi viene in mente la NME chart: Good Shoes, Futurheads…).

‘Wall Of Arms’ è un album ben più variegato, che dimostra non solo una crescita dal punto di vista dei testi (la canzone che da il titolo all’album è un bellissimo manifesto di ateismo romantico), ma anche un’abilità compositiva fuori dal comune. Sono canzoni che ti si fissano in testa, ti scuotono e ti fanno vivere un mare di emozioni grazie a cambi di ritmo, riff improvvisi e cori alla Arcade Fire, ma soprattutto grazie alla splendida voce di Orlando Weeks, che passa facilmente dalla disperazione alla gioia, dalla malinconia alla dolcezza. La riproduzione live è perfetta, alla fine suonano quasi tutti i pezzi dell’ultimo album, purtroppo nessuno del primo. Propongono invece una cover degli I Am Kloot, per concludere con le due ciliegine sulla torta. Prima ‘William Powers’, il cui potente riff finale mi costringe a chiudere gli occhi e a rimanere con le mani alzate, poi la splendida ‘Love You Better’, la canzone che i Razorlight non sono mai riusciti a scrivere.

Mi ricompongo e vado a cercare Sergio, anche stasera in tenuta dark, con la classica maglietta dei Joy Division. Più o meno intorno alle 22:30 inizia il concerto degli Editors, che alla fine suoneranno un’ora e mezza, proponendo una ventina di canzoni. C’è spazio per tutte quelle dell’ultimo album, che sono sapientemente intervallate dai pezzi più vecchi. Si entra subito nell’oscurità con ‘In This Light And On This Evening’, partono i sintetizzatori e iniziano i giochi di luce che ricreano l’atmosfera cupa e riflessiva dell’album. La riproduzione dal vivo dei brani recenti è perfetta, nel senso che contribuisce ad aumentare la carica emotiva di un disco che a un primo ascolto può sembrare monocorde. Ecco quindi che emerge la bellezza eterea di ‘Like Treasure’, uno dei momenti più intensi del concerto, e degli altri pezzi più elettronici che quasi fanno rivivere un live dei Depeche Mode. Mi sorprende la perfetta intonazione della voce di Tom Smith, la passione che mette in ogni canzone e soprattutto la disinvoltura con cui passa dal synth al pianoforte, alla chitarra. E, se mai ce ne fosse stato bisogno, ottengo conferma dalla versione live che pezzi come ‘Smokers Outside The Hospital’ e ‘Bones’ rimangono tra i loro capolavori, non a caso sono quelli che infiammano maggiormente la platea. In chiusura propongono un ricco bis in cui spiccano ‘Munich’ e ‘Papillion’, e per concludere un nuovo tuffo nel passato, ‘Fingers In The Factories’. Concerto da applausi, perchè praticamente tutto il repertorio è stato eseguito, e alla grande. Mi avvio verso l’uscita e una ragazza annuncia il risultato della partita di coppa della Roma: 2-1, gol di Totti e Vucinic. Perfetto, non potevo chiedere di più a questa serata.

Matteo Ravenna