Edison Woods @ Locanda Atlantide [Roma, 26/Gennaio/2008]

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Serata fredda, location umida ed evento pubblicizzato al massimo del minimo. Infatti fuori ad attendere eravamo in quattro: io, il nerdico e sciarpato Frigez e due teneri amanti di Brooklyn. Fa freddo e la tosse è di quelle pruriginose. Il quintetto dentro sta ancora (oh, sono le 23:00!!) tribolando con il soundcheck e con un Antonio fonico che, poverino, corre su e giù senza sosta. Poi finalmente si abbasseranno le luci e con loro la mia vitalità. Gli Edison Woods sono piccoli punti di luce su sfondo nero, accendo l’immaginaria pipa da brucaliffo, spazzo via pulviscoli dal risvolto del mio cappotto a doppio petto, inarco il sopracciglio e sto a sentire. Julia Frodhal [lead vocalist e tastierista] e Noe Venable, non sempre quest’ultima confinata al ruolo di backing vocalist, danno presto prova della loro capacità di combinarsi divenendo un’unica armonica emissione vocale assolutamente priva di incagli e stridori così come fanno il resto degli elementi, concertano nel vero senso della parola. Ma l’atmosfera si disperde, non c’è il cinema e il fumo onirico che esce dal cappello a cilindro delle mie suggestioni e mi riprendo bene solo quando arrivano alla proposta di ‘Last Night I Dreamt I Would Last Forever’ e quando arriva il momento delicato, raffinato di ‘Baby Doll’. Il locale sta accumulando gente, tanta. Il concerto terminerà per venire bruscamente rimpiazzato da attillatissima checcadance. Io perderò momentaneamente le chiavi della macchina e lucidità e in compenso tornerò a casa con un bottino di germi influenzali.

Marianna Notarangelo

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