Edie Sedgwick @ Locanda Atlantide [Roma, 3/Novembre/2009]

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La factory girl nei suoi tanti ritratti iconografici in un bianco e nero pastoso, col trucco marcato e decadente, il caschetto biondo platino, gli orecchini enormi, il sorriso ruffiano e il corpo bacato dai vizi, è solo un ricordo sbiadito. Mi tocca dire che la ruvida reincarnazione di oggi, coi peli, lo stesso nerissimo neo sulla guancia destra, i capelli sintetici, i collant squarciati, i baffi e il pomo d’adamo è decisamente, nettamente più accattivante. Cosa c’è dietro? Solo un concentrato gioco di simbologie partorito dalla mente di Justin Moyer che sceglie Edie come simbolo di inconsistenza, divenuta immeritatamente qualcosa, il bellissmo vuoto che Andy ama per la sua stessa vacua versatilità da riempire. Un multiforme, glamour e dissoluto niente. Una strabordante e frivola superficialità, la stessa che ancora oggi accompagna l’immagine POPolare di talune celebrità, talvolta eccedenti nonnulla. Iconografiche e cinefile le ispirazioni di Justin Moyer tanto che quasi tutti i brani di questo dissacratorio e al contempo comico lavoro ‘Things Are Getting Sinister And Sinisterer’ (Dischord Records) hanno per titolo il nome di una celebrità che diventa pretesto per ironizzare, attaccare, inveire in un urto travolgente di testi ficcanti accompagnati da video-immagini in loop del film di cui l’attore trattato è protagonista. Dal vivo, fiancheggiato da una corista che asseconda meravigliosamente i tempi, i deliri, gli spasmi di una blasfema Edie Sedgwick coi baffi, è un vero spettacolo.

Una “sporca dozzina” di persone ad assistere alla prima data romana dell’artista di Washington e fastidiosamente tardivo l’orario di inizio del concerto da cui, immagino, sia dipesa anche la brevità della performance. Quindi Edie, la sua corista, il laptop e lo schermo sono i quattro elementi di cui è composto questo irresistibile teatrino grottesco. La prova microfono avviene con un brano che come titolo [tradotto] ha: “proviamo il microfono”. Gulp! Spassosi scambi di battute tra Edie e la corista su: “come si dice questo [mima gesti] in italiano?” e “come si dice blood?” e ancora “ok, questa è una canzone sui vampiri, sapete i vampiri, loro vogliono il vostro sangue, si attaccano al collo, vogliono la vostra giugulare”. Sullo sfondo, sequenze estrapolate da “Dracula” di Coppola accompagnano il brano ‘Who’s That Knocking At My Door’. Sempre sangue e terrore con l’electrosplatter ‘Sissy Spacek’, sullo sfondo le sequenze di “Carrie” e una Sissy Spacek insanguinata. A metà set, i due pensano bene di stendersi per terra e intraprendere una serie di flessioni, necessarie per affrontare il secondo tempo. Più collerico con ‘Angelina Jolie’, brano condito con un deflagrante testo sull’adozione.

Ora però è anche il momento di trattare il tema alcool e droghe: nel centro del mirino stavolta ‘Robert Downey Jr’ in una spasmodica alternanza meccanica di ‘Relapse! Recovery!’ per finire poi con ‘Rob Lowe’, omaggio-beffa all’ormai quasi estinto attore. La doppia immagine stencil di Edie Sedgwick spicca sull’artwork di questo nuovo lavoro, prodotto unicamente in un gustoso vinile arancione provvisto di codice per scaricare l’album direttamente dal sito della Dischord. Mi ci fiondo a fine concerto, sarà mio per pochi spiccioli. In una sola parola: strepitoso.

Marianna Notarangelo