Eddie & The Hot Rods @ Forumestate [Roma, 5/Agosto/2005]

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Sono le serate alle quali regaleresti la vita. Un anonimo venerdì pre-esodo agostano, un concerto pubblicizzato quanto una marca di cioccolatini all’antrace, un gruppo di sopravvissuti che celebra il proprio trentennale ed un audience così scarna da conoscersi per nome. Per tutto questo ringraziamo le stelle. Prima di analizzare l’ora di concerto, è bene ricordare ai soliti quattro (centomila) ignoranti rimasti a leggere queste pagine, a quale pagina di storia appartengano gli E&THR. Del nucleo originale che prende corpo a Canvey Island (Essex) nel 1975, rimane il solo cantante Barrie Masters, che non ha perso nulla del suo muso da ex pugile amatoriale. Insieme a Count Bishops, Dr. Feelgood, Brinsley Schwarz (Nick Lowe) e Ian Dury sono gli assoluti prime mover della scena chiamata pub rock, vera ed autentica antesignana di quella punk che esploderà di lì a poco. Suoni fustellati dalle radici R&B e garage, racchiusi e compressi in una rauca confezione rabbiosa, riottosa e assai genuina. L’amore per i sixties è testimoniato dalle numerose cover che spingono e fanno conoscere il gruppo agli esordi (al Marquee vengono supportati da un gruppo di sconosciuti sboccati chiamati Sex Pistols) come ’96 Tears’ dei ? & The Mysterians (se volete sapere da chi il povero Rocky Roberts copiò il look, fate una bella ricerca su questa leggenda garage americana), a ‘You Better Run’ dei Young Rascals, ‘Get Out Of Denver’ di Bob Seger, ‘The Kids Are Alright’ degli Who e l’evergreen ‘Wooly Bully’ di Sam The Sham & The Pharaohs. Lo sbarco in USA grazie all’unico Top 10 hit (‘Do Anything You Wanna Do’) e concerti di spalla a Talking Heads, Ramones, Tom Petty fino a due singoli realizzati con Rob Tyner degli MC5. Alcuni cambi di line up (il bassista Paul Gray entrerà nei Damned ad inizio anni ’80) ed una storia che continua fino al nuovo millennio quando Masters riunisce un nuova line up. ‘Better Late Than Never’ esce nel 2004 ed eccoli ancora on stage dopo 30 anni di onorata carriera, per un tour italiano che tocca piazze di paese, feste della birra e anche (ahinoi) il foro italico. Quando alle 22 salgono sul palco i nostri quattro eroi, ci sono 6 persone a salutarli, mentre il resto degli astanti fruscia e struscia bermudato in compagnia dell’immancabile trucido infradito. Tette prorompenti, abbronzature fai da te, occhiali da sole per la sera, mega cellulari alle orecchie e tanta voglia di tacos messicano, kebab egiziano e liquore cubano. Il gruppo non si cura del vuoto antistante, un insegnamento a tutti quei giovani musicisti che pensano che fare 3 concerti e due demo significhi essere arrivati e dunque sentirsi in grado di PRETENDERE. Loro sono dei PROFESSIONISTI, dei musicisti che stanno spaccando il palco tra sferzate PUNK, durezze PUB ROCK e tanto amore per il garage anni ’60. Il piccolo jaggeriano Masters è ancora indiavolato, i suoi amici più giovani sembrano visivamente i Clash, si divertono, scherzano, improvvisano. Nella seconda mezz’ora arriva qualche anima in più. Un paio di attempati signori che riconoscono ‘The Kids Are Alright’, ‘Wooly Bully’, ‘Hard To Handle’ (di Redding ma ricordate che versione fecero i Black Crowes sull’esordio!), il già citato singolo più famoso e udite udite un finale con ‘Gloria’ cantata in coro da NOI ed un bis a due brani davvero sontuoso. Speriamo che qualcuno gli abbia spiegato in quale cornice stavano suonando. Speriamo che qualcuno gli abbia spiegato che Roma è musicalmente una MERDA. Speriamo che esploda la Gasolina molto presto inghiottendo l’ignoranza, il bullismo e la maleducazione. Speriamo che queste righe possano (seppur nel piccolo di una realtà) servire da ulteriore ed ennesimo monito. Speriamo che voi TERZOMONDISTI vi estinguiate al più presto.

Emanuele Tamagnini

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