Edda @ Blah Blah [Torino, 22/Novembre/2014]

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Sono molto curioso di assistere al concerto di Edda al Blah Blah. No di più. Emozionato nel poter ascoltare il nuovo album dal vivo. No riproviamo. Curioso di sentire dal vivo il Sig. Rampoldi e molto emozionato nel vivere di persona ‘Stavolta come mi ammazzerai?’. Niente da fare ma andiamo avanti.  Su di giri perché, anche stavolta, ho pagato il pegno all’ansia pre-concerto con una settimana di studio e ascolto del suddetto disco. In più il confronto è con un’opera di una difficoltà e bellezza allucinante, e il sentimento d’inadeguatezza è forte. Quando mi trovo davanti a tutto questo, sono davvero contento di dover solo scrivere di live, perché se dovessi giudicare l’album, sarei troppo didascalico. Non sarei mai neutrale o vero nelle cose che dico, lo sono a male pena qui, e in più analizzandolo brano per brano mi sentirei come un bisturi che scava nelle viscere di un malato. Dovete ascoltarlo, dovete possederlo e farlo vostro. Non ci sono mezzi termini, non è musica da sottofondo è un pugno. Giunto di fronte al locale, tantissime domande affollano la mia mente, e forse la più urgente è quella che si domanda come cazzo ha fatto Rampoldi a cantare un disco così intimo, dove si parla della famiglia e delle sue tragedie. La risposta l’ho trovata vedendolo dal vivo ed è racchiusa in tre parole: garbo, ironia e timidezza. Inizio la narrazione della serata con un dato importante: Edda è cambiata, Edda non è più la stessa. Non è più la timida e sboccata anima fragile di prima, seduta su di un palco imbracciando un’acustica. Se siete fermi a quell’immagine, sappiate che ancora non conoscete la sua ultima reincarnazione. La nuova Edda è una lussuriosa Puttana da un 1€, leader carismatico di un cazzutissimo power trio, imbraccia un’elettrica e comanda due valorosi sottoposti, rispettivamente, al basso e alla batteria. Ma non solo con le armi si combattono le guerre. Questo nuovo arsenale deve basarsi su un’ideologia forte, e per questo Edda ha composto quest’album per dar corpo alla rabbia dei fantasmi del passato, e usa tutto questo per costruire la sua personale propaganda che passa da Yamamay a Peppa Pig. La scaletta dal vivo è però strutturata per far contenti tutti. Sono presenti quasi tutti i pezzi dell’ultimo disco e alcune canzoni dei precedenti album. Si arriva addirittura ad una bellissima e strampalata ‘Uomini‘ dei Ritmo Tribale. Una ventina di pezzi per un’ora di spettacolo, vuole mandarci a casa a mezzanotte dice lui. Canzoni molto strette e brevi, dalla ‘Ragazza Meridionale’ alla canzone sul mercenarismo ‘Dormi e Vieni’, tutte della durata di due minuti. Luca Bossi alla sua destra e viceversa Fabio Capalbo alla batteria lo seguono nelle nuove tracce, a volte un po’ lo perdono in quelle vecchie ma spesso è un divertente gioco delle parti come succede in ‘Io e Te’. Stefano tiene il palco splendidamente, si stanca, si confonde, si diverte ma non si tira mai indietro. Uno splendido e nevrotico cantato immerso in mugolii, smorfie e sbuffi. La sua voce è un canto ossessivo, un mantra, un borbottio che si trasforma in base al ritmo e agli umori delle canzoni. Poco più di un’ora di violenza e poesia, di risate dovute alle storie dietro ogni canzone, riuscendo sempre a sdrammatizzare anche canzoni come ‘HIV’ o più personali come ‘Pater’. Non so se anche stavolta mi chiederanno di scegliere il miglior concerto dell’anno solare, se così fosse, tolte improbabili sorprese dicembrine ho pochi dubbi e indovinate su chi cadrà la mia preferenza?

Gerri J. Iuvara

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