Eastpak Etnika Rock @ Campo da Baseball [Ceccano, 29/Agosto/2009]

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L’Autostrada non è un termitaio come pensavo, non c’è nessuno sull’A1 direzione Frosinone. Vado verso la mia terra, in Ciociaria, a vedere i The Briggs, il mio nuovo gruppo punk preferito. Talmente casa mia che mi ritrovo a Castel Madama. Ho preso la Roma – L’Aquila. Merda. Poco male, il lievissimo errore mi ha evitato di ascoltare un altro di quei gruppi orripilanti posti in apertura prima dei californiani. L’Etnika Rock è un festival che si svolge a Ceccano (leggi edizione 2007) e che ha tutta la mia stima incondizionata. Innanzitutto perchè è gratis, poi perchè negli anni scorsi ha avuto ospiti grandi nomi come Misfits, Mad Caddies, Comback Kid, Caliban e oggi vede, oltre ai The Briggs, i punk pop emo heroes The Get Up Kids.

Mi piace la location, un bel prato verde dove sdraiarsi, la birra che costa 2.5€, la cassiera molto bellina, il panino a basso prezzo e un vento delizioso, persino fresco. A fine serata spunteranno, oltre alla pasta fredda e le bombe al cioccolato allo stand della bellina, giubbottini e maglie a maniche lunghe. Arrivo verso le 19, al galoppo della mia Fiesta, mi posiziono per terra e assisto a un concerto peggio dell’altro. Non me ne vogliano gli organizzatori ma veramente stasera si è materializzato uno scempio. Ascolto le ultime cose degli Adam Kills Eve, non posso giudicare, poi mi toccano i Duff che forse sono stati i peggiori in assoluto. Non solo propongono un emo pop punk da asilo nido (il loro hit è ‘Don’t Call Me Emo’) ma condiscono la performance con gag da cabaret che non farebbero ridere manco quelli del Bagaglino. Pietosi e fastidiosi. In Ciociaria, terra mia, c’è tanta cicoria da cogliere. I My Last Fall sono della stessa famiglia, sempre la solita poltiglia. Anch’essi dalla battuta facile (non vi dico le risate), doppio cantante, come se non ne bastasse uno, e canzoncine puff puff. Zero.

Fortunatamente un breve respiro di ottima musica ce lo concedono i Me For Rent, gruppo proprio di Ceccano, il cui disco è stato mixato da Jack Endino. E si sente che non sono una band qualunque. Nella mezz’ora concessagli hanno fatto capire la differenza tra suonare ed essere pagliacci, tra la musica e le stupidaggini. Punk belligerante, rabbioso e duro. Magnifici. Seguiranno The Gaia Corporation ed Electric Diorama. Li lascerei nel dimenticatoio, tanto suonano tali e quali agli altri. Curiosità di questi gruppi sono i due cantanti, quasi una costante. Anzi una band ne aveva addirittura tre. Riconosco che sono tutti bravi musicisti e che gli strumenti in mano li sanno tenere. Riconosco pure che il pubblico li ha apprezzati, conoscevano pure le canzoni (!) e che si son divertiti, ma non mi sento di dargli un barlume di dignità su questa webzine. Fortuna che il punk in Italia, anche quello più melodico, è in mano ad altre persone.

Ecco finalmente i The Briggs, dopo uno snervantissimo cambio palco di quasi 40 minuti. Quattro album e un EP al loro attivo, di cui gli ultimi due (‘Back To Higher Ground’, ‘Come All You Madmen’) assolutamente magnifici tra The Clash, Dropkick Murphys, The Pogues, classico punk rock da corazzi e sing along. Bastano due note per spazzare tutto il pomeriggio. Classe e presenza scenica cristallina, con ‘Come All You Madmen’ (da stadio) fanno cantare tutta Ceccano e poi via le bordate di ‘What Was I Thinking’, ‘Not Alone’, la power ballad ‘Oblivion’ e il gran finale con ‘This Is LA’, un piccolo inno con il coro che è arrivato fino in città, a conferma di come i ragazzi di Los Angeles siano una delle formazioni più in forma di questi anni. Peccato  non aver fatto il pezzo solista del cantante, ‘37 Cents’, e poi ‘3rd World War’, ‘Common Unknown’, canzoni che farebbero invidia a tutti i più blasonati gruppi punk rock del mondo. Oltretutto si sono dannati l’anima sul palco, sudando l’inverosimile. Niente pose da superstar, ma semplici e alla mano. A fine concerto, forse influenzato dall’aria adolescenziale che si rapprendeva nelle mie ossa, mi sono concesso anche una foto con loro, cosa che in vita mia devo aver fatto solo a 16 anni.

Alè, ora tocca ai The Get Up Kids. Non ne sono mai stato un grande fan, per me gli è sempre mancato qualcosa, le canzoni mi son sembrate sempre inesplose, salvo qualche raro caso, come quelle contenute nell’unico album forse obbligatorio da avere, ‘Sometihng To Write Home About’. Beh, dal vivo fanno una figura assolutamente onesta. Il pop punk, emo prima che nascesse questa parola, un po’ indie, si caratterizza per delle melodie splendide, soprattutto quelle vocali, e il pubblico è tutto in delirio, ondeggia le mani, applaude a ritmo, canta. Io, più vecchio e stanco, mi sdraio per terra, li ascolto con la testa sullo zaino, guardo le stelle e la luna. Mi piace pensare che va bene ascoltarli così. Poi un rumore, un bubbolìo lontano, un rutto di Pinna, (cazzo me lo ritrovo ovunque), mi sveglia e decido che è forse ora di ritornare a casa.

Dante Natale