Eastpack Etnika Rock @ Campo da Baseball [Ceccano, 20/Luglio/2007]

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Ceccano. Ridente paesino nella sabina dove da due anni si svolge una simpatica manifestazione musicale punk rock sponsorizzata dalla Eastpack (e dall’Ammonia Records che infatti farà suonare molti suoi gruppi) a modello dei Vans Warped tour americani. Quest’anno anche con doppio palco per far alternare i gruppi durante i sound-check. Arrivo con ben due ore di ritardo ma il concerto non è ancora cominciato, perciò approfitto del tempo morto per cercare un riparo dai miliardi di fotoni emessi da quel pallettone giallo che noi umani chiamiamo sole. Fortunatamente c’è un bar con ombrelloni che in realtà non è un bar ma uno di quei chioschi da festa di paese con tavoloni e panche lunghissime atti ad ospitare famiglie allargate di mangiatori di porchetta e lupini. Mentre sorseggio la solita birra posso fruire dei colori della fauna locale: punk 12enni crestati con la fetta di cocomero smangiucchiata in mano, emo-fighette con occhiali Gucci da 300€, emo-fighetti che fissano me e il mio amico tatuato con sguardi molto poco eterosessuali (non sto scherzando) e camicie con cravattina disegnata sul tessuto indossata da frangettati di ogni genere ed età (rigorosamente dai 18 anni in giù).

I primi ad iniziare sul palco piccolo sono i Back One Out, gruppetto punk rock italico seguito da un’altra italica formazione che dovrebbe chiamarsi Out Of Date. Nessuno dei due degno di particolare attenzione essendo band molto giovani e senza troppe idee se non quella di fare la cover di “Ueneva Uereva” (Shakira). Ai ragazzini è piaciuta. Il livello si inizia ad alzare con i Jet Market, band hardcore melodica dalla capitale che insieme ai To Kill saranno gli unici gruppi a voler trasmettere un messaggio (vegan) con il loro show. Nel marasma di gruppetti melodici beceri che hanno monopolizzato la giornata sono stati quelli che musicalmente proponevano qualche idea interessante. Non li avevo ancora mai visti live e ne sono rimasto parecchio soddisfatto, anche se devo dire che me lo aspettavo, calcolando i loro molteplici anni di attività e il tour in Giappone. Sempre sul palco piccolo seguono i Seed’n’Feed, band fondamentalmente emo che si fa vedere spesso a Roma. Anche loro molto bravi musicalmente senza sfociare mai nelle banalità alla 30 Seconds To Mars (prossimi inevitabili bannati, ndr) ma presenza scenica non particolarmente pirotecnica. Li ho seguiti distrattamente mentre bevevo un’altra birra nella zona bar-festa-di-paese ma mi pare abbiano avuto una sferzata verso il metallo nelle loro ultime produzioni.

Il primo gruppo a suonare sul palco grande sono i De Crew, formazione HC di un posto non precisato del nord Italia. Musicalmente molto vicini alle sonorità metal modaiole che tirano ora così come le pose che si “sparava” il chitarrista. Il pezzo finale è “Rather Be Dead” dei Refused, suonata ad una velocità quasi crust, ma appena inizia la canzone il cane di una mia amica parte verso il pit dove stanno ballando i giovini “panc” (e io che pensavo che ai cani piacesse solo musica classica). Posso solo aggiungere ARIDATECE I REFIUSD. Secondo gruppo a salire sul palco grande sono i Gaia Corporation. Anche loro ci portano da Roma un po’ di emo (evvai!) però quello sulla scia dei gruppi del XXI secolo. Presenza sul palco spettacolare, sventolano chitarre a destra e a manca, musicalmente capacissimi, soprattutto Vinx (già Vanilla Sky) che continua a dare prova della sua incredibile voce. Anche per loro cover di “Rather Be Dead” suonata ad un metronomo più umano rispetto ai De Crew mentre io continuo a dire ARIDATECE I REFIUSD! I loro pezzi originali suonano come quelli dei gruppi americani a metà tra metal melodico ed emo (Killswitch Engage e simili). Non offrono nulla di nuovo ma fomentano i frangettati. I Pay. Miglior gruppo della giornata. Miglior concerto della giornata. Il vero divertimento. Iniziano presentandosi come gli operai del rock’n’roll facendo salire sul palco due comparse vestite proprio da operai che buttano centinaia di palloncini sul pubblico mentre attaccano a suonare il loro pop-punk-r’n’r. E poi sparacoriandoli, altri palloncini, tutta la gente che balla, l’inneggiare al porno, la cover di “Live In Pankow” (live in Ceccano). I Pay sono un gruppo dall’attitudine molto punk demenziale di quelli che a metà concerto ridi da morire per le super gag e l’altra metà del concerto balli e canti (in italiano!!! che è pure più facile). Li avevo sentiti per la prima volta ai tempi del liceo, poi però li ho persi di vista ed è stata quasi una rivelazione vedere che show riescono a tirare su. Appena staccano gli strumenti cerco di braccare uno qualsiasi dei componenti. Il bassista è stato gentilissimo, mi ha regalato gli ultimi due dischi, una marea di spillette e mi ha raccontato qualcosa in più sulla band: vengono da Varese suonano dal ’98 e almeno per quanto gli riguarda il suo punto di riferimento musicale sono i Pixies. Già ai miei succitati tempi del liceo vendevano tramite Internet un oggetto chiamato “Barattolo d’ammore” un semplice barattolo come quelli di Andy Wharol della zuppa Campbell con la scritta “Barattolo d’ammore”. Da qui il bassista mi spiega il loro rifarsi alla pop art per quanto riguarda la parte visiva del gruppo e soprattutto mi spiega che quello che vogliono dai loro concerti è uno spettacolo che non sia la semplice ripetizione a nastro del disco, ma qualcosa di sempre diverso. Altra nota di colore sui Pay: hanno venduto più barattoli d’ammore che dischi, 4 ristampe per 10.000 barattoli. Questa è una band che ha delle idee veramente intelligenti senza mai scadere nel banale. Che qualcuno li portasse a Roma please! Mentre parlo col bassista mi distraggo da quello che succede sul palco. Suonano i Senzabenza, ennesimo gruppo punk rock senza idee eclatanti che riesco a seguire solo verso la fine.

A seguire, dalla nettunense con amore vi presento “la banda che suona le tue ossa” i Bone Machine. Qualcuno avrà già sentito parlare delle loro esibizioni rockabilly con maschere da wrestling in quanto sono di Aprilia, e sono stati un altro dei gruppi migliori del festival sia perchè andavano a vivacizzare la giornata che sarebbe stata dominata solo da punk rock, sia perchè anche loro sono riusciti a far ballare chiunque, dagli emo-fighetti ai “panche” di 12 anni ai metallari. E poi quelle camicie rockabilly leopardate.

Prima del prossimo gruppo sale sul palco una ragazza modello Betty Page come va di moda in questi tempi. Non è strano? Parliamo di un festival sedicente punk con gruppi sedicenti punk e la parola moda è comparsa in questo live report già più di una volta. La rovina del messaggio del punk è proprio adesso. Questa Betty Page de’ noantri dal forte accento padano è la presentatrice dello spettacolo delle Sick Girl che, per chi non lo sapesse, sono una specie di Suicide Girls all’italiana, o, in termini ancora più poveri, delle squallide “sfittinzie mega gallose” che si spogliano sul palco sentendosi “troppo toste”. Cosa c’entra questo col punk? C’è gente che a 14 anni ha iniziato a sentire punk perchè pensava che nella musica oltre alle tette e ai soldi si poteva inserire un messaggio serio, magari anche qualcosa per rendere il posto in cui viviamo un po’ migliore (v. Jet Market/To Kill ). Grazie Sick Girl de ‘sto cazzo, grazie per aver contribuito a rovinare tutto.

Derozer, formazione storica del punk rock italiano per adolescenti, anche per loro vale il discorso degli altri gruppi del genere: canzoni con 4 accordi 0 idee ma rispetto agli altri presenza scenica e melodie migliori. La festa vera continua coi To Kill. Come al solito spettacolari e pirotecnici. I volumi troppo alti mi hanno lasciato un fischio presente ancora adesso nel momento in cui scrivo, ma hanno scatenato una danza clamorosa. Si è sfiorata per l’ennesima volta la rissa dal momento che alcuni metallari non sono troppo informati sul tipo di danza a concerti HC quindi basta loro una manata in faccia per scatenare un putiferio e dialoghi del tipo “aò quessa è ssata ‘a segonda vorta, aa tersa tammaszo”. Dopo il loro show il bassista (Tommi) mi ha autorizzato a scrivere una sua confessione che è anche la gag della giornata: durante il concerto si è fatto malissimo perchè in un attimo di fomento assoluto è riuscito a darsi una ginocchiata in faccia (!!!!!!!). Grandioso! Oltre a questo abbiamo anche discusso un po’ delle Sick Girl e ha fatto un discorso interessante: queste ragazzine vedono come unico modo per emanciparsi quello di spogliarsi davanti ad una massa di maschietti arrapati proprio come fa una qualsiasi velina in TV, mentre a Roma vedi le ragazze che suonano, fanno foto ai concerti o addirittura aiutano nella produzione gruppi punk-HC, ed è questa la cosa bella della scena punk capitolina. Pensavo di non doverle rivedere più queste deficienti ed invece salgono sul palco a ballare anche durante gli Strung Out (presentati dall’annunciatrice come Strong Out…. SIC!SIC!SIC! ) e l’unica cosa che riescono a fare è gridare come delle americane lobotomizzate il classico “WUUUUUUU” a fine canzone ed una ancora più cretina delle altre riesce a rovesciare la birra sullo strumento del chitarrista mentre cerca di farlo bere dal bicchiere… torniamo a parlare della musica. Strung Out all’inizio un po’ mosci ma si riprendono man mano che passa il tempo, tutti i ragazzini fomentati “pogano” come matti anche se la partecipazione del pubblico è relativamente scarsa. Riescono a tirare su un buono spettacolo e poi era da un po’ di tempo (NOFX @ Indipendent Day Festival 2002) che non vedevo i veri salti punk rock a gambe unite. La maggior parte dei presenti sopra i 20 anni se li ascoltava durante l’adolescenza e risentirli dopo tanto tempo crea un po’ di nostalgia. Finito il concerto degli headliner cerco di evitarmi l’ultima esibizione delle Sick Girl dileguandomi il più velocemente possibile.

Andrea Di Fabio

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